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Scott Fitzgerald, l’autore di The Great Gatsby, dell’età del jazz e delle feste infinite

Colui che ha scritto il miglior romanzo su New York raccontando il sogno americano con le sue mille possibilità, le contraddizioni e la sua tragica fragilità 

Lo scrittore Scott Fitzgerald nell'illustrazione di Pia Taccone

3 aprile 1920. St. Patrick’s Cathedral, mezzogiorno. Zelda e F. Scott Fitzgerald sono davanti al prete. Lei indossa un abito blu scuro e in mano stringe un mazzo di orchidee. Scott è inquieto. Ha fretta. Clothilde, la terza sorella di Zelda, e suo marito sono in ritardo ma lui, prima che qualcuno se ne rendesse conto, invita il prete a iniziare la cerimonia. Si volta e lancia uno sguardo veloce ai pochi invitati per poi rivolgerlo a Zelda che tra poco diventerà sua moglie. Gli sembra impossibile. Solo un anno e mezzo fa era salito sul davanzale di una finestra dello Yale Club e aveva urlato che stava per saltare giù. Era depresso: viveva senza un soldo in una camera nel West Side di Manhattan, detestava fare il pubblicitario (non aveva trovato lavoro nei giornali), nessuno voleva i suoi racconti e Zelda (come in precedenza anche la sua ex, Ginevra King) aveva interrotto il fidanzamento. Ora invece l’aveva accanto sull’altare e This Side of Paradise (pubblicato da poco) è già un successo.

Per scrivere quel libro era stato costretto a lasciare la grande mela e tornare a St. Paul, dove ci lavorò giorno e notte astenendosi dall’alcol e dalle feste. This Side of Paradise (Di qua dal paradiso Minimum Fax, traduzione di Veronica Raimo) è un resoconto autobiografico dei suoi anni a Princeton e delle sue storie d’amore con Ginevra e Zelda. Il protagonista, Amory Blaine, cerca di ottenere il successo sociale leggendo poesie, discutendo di politica, di religione e di storia. Si innamora diverse volte, e diverse volte ne rimane deluso. Allo scoppio della Prima guerra mondiale viene inviato al fronte e quando ritorna a Princeton si rende conto che la sua giovinezza è terminata con la perdita delle illusioni e con tutti i suoi sogni infranti.

La cerimonia finisce, Zelda lo guarda e sorride. Escono dalla Cattedrale di San Patrizio, da marito e moglie così ebbe inizio, secondo Fernanda Pivano  in La balena bianca e altri miti “la grande leggenda della bellissima coppia, eroina, simbolo e interprete di tutte le prodezze sofisticate dell’età del jazz”.

Scott e Zelda diventano in poco tempo delle celebrità a New York, sia per il successo riscosso dal romanzo che per il loro comportamento anticonformista che scandalizza gli anziani ed esalta i giovani. La loro esistenza è scandita dall’alcol, dai debiti e da una vita tanto folle quanto irresponsabile, tanto che i due vengono descritti dai giornali di New York come gli enfants terribles dell’età del jazz.  This Side of Paradise vende circa 40.000 copie nel primo anno, diventando presto un fenomeno culturale negli Stati Uniti. Le riviste ora accettano i suoi racconti precedentemente rifiutati e il Saturday Evening Post pubblica la sua storia “Bernice Bobs Her Hair” con il suo nome sulla copertina del maggio 1920.

Mentre Scott lavora al suo secondo romanzo Zelda rimane incinta. La bambina viene alla luce nella casa di Scott a Saint Paul, il 26 ottobre 1921 con il nome di Frances, affettuosamente chiamata dai genitori “Scottie”. Un anno dopo, il 4 marzo 1922 viene pubblicato il secondo romanzo dello scrittore, The Beautiful and Damned (Belli e dannati minimum fax, traduzione di Francesco Pacifico) che era uscito a puntate sul Metropolitan Magazine e che affronta il tema della dissoluzione morale e psicologica di una giovane coppia negli Stati Uniti d’America degli anni venti. Il 22 settembre dello stesso anno viene pubblicata una raccolta di racconti dal titolo Tales of the Jazz Age (Racconti dell’età del Jazz, minimum fax, traduzione di Giuseppe Culicchia) che comprendono – per i molti –  i migliori racconti della produzione fitzgeraldiana, tra i quali Il curioso caso di Benjamin Button (da cui è stato tratto l’omonimo film con Cate Blanchett e Brad Pitt), Il diamante grosso come l’Hotel Ritz e Primo Maggio.

Nell’ottobre del 1922 i Fitzgerald affittano una casa a Long Island, una località alla moda, che ispirerà allo scrittore l’ambiente sociale del romanzo The Great Gatsby (Il Grande Gatsby Feltrinelli, traduzione di Franca Cavagnoli).

Tutto quello che lo scrittore ha guadagnato con il successo dei precedenti romanzi viene sperperato in feste, tanto da costringergli a chiedere continui anticipi agli editori e a scrivere a ritmo serrato racconti che vende alle riviste più popolari. Nel 1924, illudendosi di diminuire le spese, la coppia si trasferisce in Francia. Durante il soggiorno estivo a Ville Marie, Scott riprende a scrivere il romanzo The Great Gatsby, ma il lavoro però viene interrotto a causa di una fortissima crisi coniugale: Zelda si infatua di un aviatore della marina francese, Edouard Jozan e trascorre i pomeriggi a nuotare in spiaggia e le serate a ballare al casinò con lui. Dopo sei settimane, chiede addirittura il divorzio. Scott cerca di affrontare Jozan e rinchiude Zelda in casa. Prima che potesse verificarsi qualsiasi scontro, Jozan lascia la Riviera e i Fitzgerald non lo videro mai più. Poco dopo, Zelda va in overdose di sonniferi. Jozan in seguito ha affermato che non si era verificata alcuna infedeltà o romanticismo: “Entrambi avevano bisogno di drammi, se lo sono inventato e forse sono stati vittime della loro immaginazione instabile e malsana”.

In seguito a questo incidente, i Fitzgerald si trasferiscono a Roma, dove Scott apporta le ultime revisioni al manoscritto di Gatsby e, nel febbraio 1925, presenta la versione finale. La trama segue l’ascesa sociale di un uomo che cerca la ricchezza per conquistare la donna che ama. Scott ha attinto molto dalle sue esperienze con il suo primo amore Ginevra King. “L’intera idea di Gatsby”, ha raccontato, “è l’ingiustizia di un povero giovane che non può sposare una ragazza benestante. Questo tema si ripresenta continuamente perché l’ho vissuto”. In questo romanzo, come scrive il biografo Andrew Le Vot “Fitzgerald riflette, meglio che in tutti i suoi scritti autobiografici, il cuore dei problemi che lui e la sua generazione dovettero affrontare: il senso del peccato e della caduta”.

Alla sua uscita il 10 aprile 1925, il romanzo riceve recensioni generalmente favorevoli da parte dei critici letterari contemporanei. Nonostante questa accoglienza, The Great Gatsby è un fallimento commerciale rispetto ai suoi precedenti sforzi. Alla fine dell’anno, il libro ha venduto meno di 23.000 copie. Ci sarebbero voluti decenni prima che il romanzo guadagnasse il plauso e la popolarità attuali.

Dopo l’Italia, i Fitzgerald tornano in Francia, dove stringono amicizia con una comunità di americani espatriati a Parigi che sarebbero stati successivamente identificati con la Lost Generation, tra di loro c’è la scrittrice Gertrude Stein, la libraia Sylvia Beach, il romanziere James Joyce ed Ernest Hemingway (ancora sconosciuto) che stima tantissimo Scott (dichiarò che “il suo talento era naturale come il disegno tracciato dalla polvere sulle ali di una farfalla”) ma disprezza Zelda e la descrive come “pazza” in A Moveable Feast.

F. Scott Fitzgerald nel 1921 (wikimedia.org)

I Fitzgerald trascorrono anni tra gli Stati Uniti e l’Europa che mettono a dura prova il loro matrimonio. Durante un viaggio in automobile lungo le strade montuose della Grande Corniche, Zelda afferra il volante dell’auto e tenta di uccidere sé stessa, Scott e la loro figlia di nove anni. A seguito di questo tentato omicidio, nel giugno 1930, i medici diagnosticano a Zelda la schizofrenia ed è costretta ad entrare in curata in varie cliniche. Durante questo periodo, Fitzgerald lavora al suo prossimo romanzo, Tender is the night (Tenera è la notte minimum fax, traduzione di Vincenzo Latronico) che attinge molto alle sue recenti esperienze. La storia riguarda, infatti, un giovane americano promettente di nome Dick Diver che sposa una giovane donna malata di mente.

Il romanzo di Fitzgerald viene pubblicato nell’aprile 1934 e riceve recensioni negative. Il romanzo vende poco anche perché durante la Grande Depressione, le opere di Fitzgerald sono considerate elitarie e materialiste. Nel 1933, il giornalista Matthew Josephson per VQR critica le opere di Fitzgerald sottolineando che “molti americani non potevano più permettersi di bere champagne quando volevano o di andare in vacanza a Montparnasse a Parigi”. Come ha ricordato lo scrittore Budd Schulberg nel saggio F. Scott Fitzgerald: The Man and His Work “la mia generazione pensava a F. Scott Fitzgerald come a un’era, piuttosto che a uno scrittore, e quando la crisi economica del 1929 ha cominciato a trasformare gli sceicchi e le modelle in gente disoccupata o sottopagata, noi consapevolmente e un po’ belligerante gli abbiamo voltato le spalle”.

F. Scott Fitzgerald. Photo: Flickr

Con la diminuzione della sua popolarità, Fitzgerald inizia a soffrire finanziariamente. Il costo del suo stile di vita opulento e le spese mediche di Zelda lo mettono in ginocchio e lui si rifugia nell’alcool (dal 1933 al 1937 viene ricoverato otto volte per alcolismo). Il suo amico HL Mencken scrive in un diario del giugno 1934 che “F. Scott Fitzgerald è diventato angosciante. Sta bevendo in modo selvaggio ed è diventato una seccatura. Sua moglie, Zelda, che è pazza da anni, è ormai rinchiusa allo Sheppard-Pratt Hospital».

Nel settembre 1936, il giornalista Michel Mok del New York Post scrive un articolo sull’alcolismo e il fallimento della carriera di Fitzgerald che danneggia così tanto la reputazione di Scott che lo spinge a tentare il suicidio. Nel 1937 accetta un buon lavoro a Hollywood e spende la maggior parte del suo reddito per il trattamento psichiatrico di Zelda per le spese scolastiche di sua figlia Scottie. Allontanandosi dalla moglie, Scott Fitzgerald tenta di ricongiungersi con il suo primo amore Ginevra King. In una lettera pubblicata in Some Sort of Epic Grandeur: The Life of F. Scott Fitzgerald  dichiara alla figlia che “Ginevra è stata la prima ragazza che abbia mai amato e che ha fedelmente evitato di vederla fino a questo momento per mantenere l’illusione perfetta”. Ma l’incontro si rivela un disastro, perché Scott, troppo teso, arriva all’appuntamento ubriaco.

Mesi dopo, inizia una relazione con l’editorialista Sheilah Graham, sua ultima compagna prima della sua morte. Poiché lei non aveva letto nessuno dei suoi romanzi, Scott tenta di comprarne qualcuno ma dopo aver visitato diverse librerie, si rende conto che avevano smesso di venderli. Dalla consapevolezza di essere dimenticato, nasce un nuovo Scott Fitzgerald, disincantato e sfiduciato. Non smette però di scrivere, continua a pubblicare racconti per l’Esquire (tra cui qualcuno ambientato a Hollywood) e inizia The Last Tycoon (L’amore dell’ultimo milionario, edizioni Alet Edizioni, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini) che vede nel produttore Monroe Stahr un Gatsby più maturo, ma altrettanto idealista. Il romanzo, rimasto incompiuto, uscirà postumo. Fitzgerald raggiunge la sobrietà più di un anno prima della sua morte e Graham descrive il loro ultimo periodo insieme come uno dei momenti più felici della loro relazione. Purtroppo, il 21 dicembre del 1940 muore di arteriosclerosi coronarica occlusiva, all’età di soli 44 anni.

Il funerale avviene in modo semplice, tra le poche persone a prendervi parte ci fu la scrittrice e amica Dorothy Parker, la quale proprio davanti alla bara, citando una frase dal Grande Gatsby, esclama: poor son of a bitch. La moglie Zelda sopravvive al marito otto anni e nel 1948 muore in un incendio divampato nella clinica nella Carolina del Nord dov’era internata da tempo con altre nove donne.

Al momento della sua morte, Fitzgerald crede che la sua vita sia un fallimento. I pochi critici che hanno familiarità con il suo lavoro lo considerano un alcolizzato fallito, l’incarnazione della decadenza dell’era jazz. Il suo necrologio sul New York Times lo ricorda come un brillante romanziere, ma indica anche che il suo lavoro è legato a un’era “quando il gin era la bevanda nazionale e il sesso l’ossessione americana”.

Fernanda Pivano in Mostri degli Anni Venti si mostra contraria all’idea comune che voleva Fitzgerald uno scrittore assolutamente disimpegnato. Nei suoi romanzi c’erano personaggi che avevano raggiunto o che avevano fatto di tutto per raggiungere la ricchezza, e che da quella stessa ricchezza o dal loro desiderio erano stati distrutti. La sua non era certo una letteratura di protesta come quella operaia, ma anche in Fitzgerald c’era  un’accusa contro il veleno del denaro: “Il suo Amory Blaine (This Side of Paradise) decaduto dallo stato di raffinato aristocratico a quello di aspirante arrivista per l’ansia di far carriera, il suo Anthony Patch (The Beautiful and Damned) viziato dal possesso e dal miraggio del denaro fino a intentare un processo per impadronirsi di una eredità che lo abbatte non solo psichicamente ma anche fisicamente fino a ridursi su una sedia a rotelle, il suo Jay Gatz-Gatsby (The Great Gatsby) che pur di conquistare la ragazza amata che lo aveva respinto per la sua povertà diventa un gangster e finisce assassinato in una torbida storia nella quale nessuno ha voglia di immischiarsi o fare luce, il suo Dick Diver (Tender is the Night) che da splendida promessa della psichiatria finisce in miseria per essersi lasciato corrompere dal miraggio di una vita facile e ricca, tutti questi personaggi ripropongono un’identica denuncia, che è poi la denuncia espressa da Fitzgerald stesso con la sua vita, di giovane respinto dalla fidanzata per mancanza di soldi con una ferita che non si sarebbe rimarginata mai più, e di marito che per guadagnare quei soldi sprecò, spesso consapevolmente, il suo talento scrivendo racconti da poco.”

Quando nel 1941 Wilson pubblica il The Last Tycoon (scritto seguendo le indicazioni che Scott stesso aveva predisposto) include il Grande Gatsby all’interno dell’edizione, suscitando nuovo interesse e discussione tra i critici.  Durante la seconda guerra mondiale, il Grande Gatsby guadagna ulteriore popolarità quando il Council on Books in Wartime distribuisce copie gratuite dell’edizione ai soldati americani in servizio all’estero. Nel 1945, oltre 123.000 copie del Grande Gatsby sono state distribuite tra le truppe statunitensi. Nel 1960, trentacinque anni dopo la pubblicazione originale del romanzo, il libro vendeva 100.000 copie all’anno. Questo rinnovato interesse ha portato l’editorialista del New York Times Arthur Mizener a proclamare il romanzo un capolavoro della letteratura americana.

Il libro vengono tratte quattro versioni cinematografiche: la versione muta del 1926, la versione del 1949 del regista Elliott Nugent, quella del 1974 con la regia di Jack Clayton interpretato da Robert Redford e Mia Farrow e la quarta versione cinematografica del 2013 a firma del regista Baz Luhrmann con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire e Carey Mulligan.

Non esiste scrittore italiano, americano o di qualsiasi altra nazionalità che non si sia confrontato con Scott Fitzgerald, Matteo Mucci su Minima et Moralia  lo ricorda come colui che cercava solo la perla che si nasconde dietro alle apparenze, Nicola Lagioia nell’introduzione al libro postumo Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato lo racconta come un maniaco della perfezione, Paolo Cognetti nel saggio “A pesca nelle acque più profonde”  confessa che scrive davanti ai ritratti di Fitzgerald e di Hemingway, Nicola Manupelli lo descrive come un autore capace di cercate sempre la bellezza, con fatica e passione, Tiziana Lo Porto ha fatto, invece, un lungo lavoro su Zelda ( con Daniele Marotta ha scritto il graphic novel Super Zelda ) e dichiara che anche “lei è responsabile del notevole successo del suo illustre marito scrittore”. Matteo Ferrario definisce l’autore americano come un nostalgico “preventivo” capace di provare nostalgia di un momento nell’attimo in cui lo sta vivendo e ricorda come girando in piedi sul tettuccio di un taxi a New York dopo il successo del suo primo libro si mise a piangere pensando che non sarebbe più stato così felice. “L’inseguimento di una felicità sfuggevole è una concezione eterna, sempre esistita tra gli uomini e i poeti “ racconta Fernanda Pivano in Mostri degli Anni Venti, “e soltanto un poeta poteva percepirla in un momento in cui tutto pareva essere di felicità. Il mondo, l’ambiente, il costume per Fitzgerald valgono soltanto a scoprire e a far vibrare la più antica e latente condizione umana: la paura del tempo”. Il tempo però Scott Fitzgerald è riuscito a fermarlo attraverso i suoi libri che, come racconta Raymond Chandler in una lettera “sono immortali non per una questione di scrittura carina o di stile chiaro. Hanno una specie di magia sommessa, controllata e squisita, il genere di cose che si ottengono dai buoni quartetti d’archi.

 

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