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“Quirinal Games”: cosa si nasconde dietro la corsa alla Presidenza della Repubblica

Nel suo libro Pino Pisicchio, deputato per sei legislature, racconta come la politica si muoverà nell'elezione del Capo dello Stato, svelando accordi e intrighi

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - ANSA/PAOLO GIANDOTTI/US QUIRINALE

Per certi versi si potrebbe dire che il momento non è catarchico: in psicoanalisi si tratta di ciò che aiuta a liberarsi dalle angosce del subcosciente.

Il voto che il Parlamento si appresta ad affrontare è tutto in salita. Da una parte la soluzione più facile (apparentemente): portare Draghi al Quirinale. Dall’altra la più difficile: ipotecare Palazzo Chigi con il nome dell’attuale inquilino, individuando per il Colle una personalità che garantisca le cose che sappiamo e che la Costituzione ci ricorda. 

Si tratta di giochi della politica che non sono affatto scontati in termini di interazione. Basti andare a ritroso: chi ieri avrebbe voluto l’impeachment per Mattarella, oggi ne esalata la necessità di prosecuzione al Colle; chi da subito, invece, sognava una sostanziale prorogatio sulla scorta dell’esperienza del predecessore Napolitano, oggi non si capacita che lo stesso Mattarella sia inamovibile sul niet.

Come può risolversi la delicata questione in vista del primo voto in seduta comune tra pochi giorni?

Pino Pisicchio lo spiega in maniera franca, simpatica e vera, ma raccontando logiche di una sorta di “tradizione politica” del Paese. Quirinal Games (titolo del libro edito Palomar in cui i quattro personaggi principali sono un politico sopravvissuto alla prima repubblica, un ammiraglio, un’accademica e un ex pm), pur romanzato, apre a riflettere sul come, tutto sommato, la Presidenza della Repubblica sia anche una questione di chance e mosse lontane dalle dinamiche degli scacchi. 

Tuttavia centrali sono i giocatori: chi di lungo corso, chi alle prime battute di carriera (e i personaggi di fantasia scelti dall’autore rispecchiano l’immaginario del momento). 

Pisicchio porta l’attenzione nei Palazzi del potere e, appunto, in alcune “munifiche case private dell’élite politica” al cui centro c’è sempre una costante inscindibile rispetto alla ricerca del Presidente che verrà: l’incontro decontestualizzato dall’ambiente politico (cene, incontri segreti, terrazze romane e piccoli uffici fuori dagli occhi indiscreti).

La cosa suadente, in termini politici, è che la scelta del Presidente della Repubblica diventa comunque, simbolicamente, un motivo di unione nonostante le fasi “preparatoria” e “pre-assembleare” siano caratterizzate da delicati districamenti sul piano relazionale che, non scontatamente, vedono ambasciatori senza pena, portatori d’acqua vari (ed eventuali), ecc. impegnati, con pericolo di anemia, ad ampliare il fronte di “accreditamento binario”: verso chi sarà il probabile Presidente (profilo soggettivo) e verso chi contribuirà a cucire la maggioranza per l’elezione (profilo oggettivo).

Il palazzo del Quirinale – ANSA/CLAUDIO PERI

È quanto lascia intendere Pisicchio, che impone attenzione massima: quando in un passaggio del libro, facendo emergere la voce del personaggio (politico di lungo corso), l’autore identifica che “se è vero che non sono previste autocandidature alla carica di primo cittadino dello Stato, perché a fare l’inquilino del palazzo che fu dei Papi e che più di ogni altro somiglia ad una reggia, si viene scelti, è vero pure che gli aspiranti sono molti”. 

Su quest’ultimo aneddoto c’è, però, dell’incredibile, perché l’autore di Quirinal Games, in un capitolo del libro, descrive la lettera-tipo di velata candidatura di taluni “meritevoli” per conto proprio che, così facendo, fanno percepire, immaginariamente, tutto il vuoto in cui si immerge certa politica. Realismo delle manovre, desideri, ansie, fragilità e durezze degli aspiranti al soglio quirinalizio fanno emergere anche gli aspetti più crudi delle psicologie di quest’ultimi. Cornice di un quadro che deve far riflettere su “quanto ciascuno sia disposto a cedere dell’umanità di cui è impastato per ottenere quello scranno sul colle più nobile della Repubblica”. 

E beh, i giochi del “Romanzo Quirinale” (si consenta il conio ironico) ci immergono nella politica, quella vera, anche se il racconto è di fantasia pur essendo il contesto narrato quello di oggi.

Chi è l’autore?

Pino Pisicchio è professore ordinario di diritto pubblico comparato, giornalista, saggista, narratore. È stato per sei legislature deputato, per una parlamentare europeo, più volte al governo, presidente di Commissione e presidente di Gruppo alla Camera. Autore di alcune decine di libri, tra cui due gialli di ambientazione parlamentare.

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