Cerca

Lingua ItalianaLingua Italiana

Commenti: Vai ai commenti

Andrew Gatti, il fotografo che lavora a New York e ha studiato a Firenze

26 anni, di Denver, ha frequentato lo Studio Arts College International di Firenze e oggi vive e lavora a New York

Andrew Gatti, portrait.

“L’occhio vede ciò che la mente conosce”
Johann Wolfgang Goethe

Nome: Andrew
Cognome: Gatti
Nato a: Denver, Colorado
Vive a: New York
Età: 26 anni
Professione: Fotografo
Ha studiato presso: Studio Arts College International (Florence)

Una delle location più adatte per lo studio dell’arte, a livello mondiale, è senz’altro Firenze e, non a caso, questa città offre una grande varietà di programmi di “study abroad” focalizzati sullo studio della cultura e dell’arte, non solo italiana ma anche internazionale. Accade, dunque, molto spesso che giovani americani, affascinati dalla bellezza della città ma anche dalla qualità dei programmi di studio offerti a Firenze, scelgano questa location per arricchire il proprio percorso formativo, come ha fatto qualche anno fa Andrew Gatti, fotografo professionista che oggi vive e lavora a New York.

Andrew, come molti giovani americani e non, hai avuto una vita abbastanza “movimentata”. Ci racconti un po’ la tua storia?
“Sono nato nel 1992 a Denver, in Colorado e ho trascorso la mia infanzia ad Akron, Ohio, prima di tornare in Colorado nel 2010, dove ho frequentato l’Università di Denver, nella quale nel 2014 ho conseguito la laurea di I livello in “Studio Art, and Italian Language and Literature”. Durante i miei studi universitari ho trascorso quattro mesi a Perugia, dove nel 2012 ho frequentato l’Università per Stranieri, studiando lingua e cultura italiana prima di tornare a Denver per completare il mio percorso universitario. Nel 2015, poi, mi sono trasferito a Firenze, dove ho frequentato il College of Art & Design Florence, conseguendo un “Master of Fine Arts” in Fotografia nel 2017. Ora vivo e lavoro a New York.

Parlaci della tua esperienza di studio nella scuola internazionale di arte con sede a Firenze. Qual è stato il valore aggiunto della tua esperienza, rispetto allo studio in un’altra qualsiasi altra città del mondo?
“Credo che vivere e studiare in una delle capitali italiane e mondiali dell’arte e della cultura abbia rappresentato, in senso assoluto, il valore aggiunto più importante della mia esperienza di studio a Firenze, città che si trova al centro dell’Italia e, in qualche modo, anche dell’Unione europea. Ed è stata questa una delle motivazioni che, qualche anno fa, mi ha spinto a scegliere il mio corso biennale di studi fotografici presso SACI, che è accreditato dall’Associazione nazionale delle scuole di arte e design (NASAD) e offre programmi in arti tradizionali e contemporanee, design, conservazione, storia dell’arte e lingua e cultura italiana; tali percorsi sono “Master of Fine Arts” (MFA), “Master of Arts” (MA), Postbaccalaureate programs (Post-Bac) e “Undergraduate Studies” (corsi di I livello), tutti accreditati e riconosciuti negli Stati Uniti. L’altro motivo è legato alla preparazione dei docenti e alle loro opere; ho apprezzato sin da subito la loro professionalità e la filosofia di lavoro, oltre che la composizione delle classi, generalmente di piccole dimensioni. In particolare, ho seguito un corso di MFA della durata di due anni e durante questi anni ho anche fatto l’assistente per due docenti. Il corso di laurea presso il SACI mi era stato consigliato da una mia professoressa dell’Università di Denver. I docenti del corso di laurea che ho seguito al SACI provenivano da diverse parti del mondo: Canada, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Francia e l’alta qualità della loro formazione era di respiro internazionale, con punti di vista culturali diversi e stimolanti”.

La tua esperienza a Firenze ti ha aiutato a migliorare la conoscenza della lingua italiana. Ma non è stata l’unica motivazione.
“I miei bisnonni erano siciliani e provenivano da un piccolo paesino in provincia di Palermo. È stato mio nonno ad insegnarmi un po’ di lingua italiana, che poi era la “sua” lingua, cioè un misto tra dialetto, italiano e americano. Il mio italiano è migliorato anche durante l’esperienza di Erasmus che ho fatto presso l’Università per Stranieri di Perugia e, inoltre, durante il mio periodo di studi a Firenze. Sono venuto a sapere di questa scuola mentre lavoravo per conseguire la mia laurea di I livello, perché SACI collaborava con la mia università per i programmi di study abroad, ma ho preferito scegliere un corso di laurea integrale, anche grazie ai suggerimenti di una docente di pittura che aveva studiato e lavorato sia a Denver, sia a SACI. I due anni al SACI sono stati molto impegnativi per me: facevo l’assistente per i professori di fotografia e di film analogici e di fotografia digitale, insegnando agli studenti universitari che facevano gli study abroad. Contemporaneamente, ho appreso tecniche di studio, illuminazione, metodi di camera oscura, pratiche digitali ed elementi di storia della fotografia, storia dell’arte, pittura, stampa e lingua italiana. Ho fatto molti viaggi e visitato musei. Avevo una borsa di studio parziale, basata su meriti accademici e destinata esclusivamente a studenti americani, e questo mi ha consentito di abitare da solo e di vivere in tre diversi appartamenti, uno vicino alla stazione, uno vicino all’Accademia di Belle Arti e uno vicino a Santa Croce. Ho avuto quindi modo di vivere in pieno la bellezza di vivere da solo nel pieno centro di Firenze, di immergermi nella lingua italiana e di lasciarmi avvolgere dalla bellezza di una città che preserva con cura la sua bellezza storica e quella naturale”.

Che lavoro fai adesso? La tua esperienza a Firenze ti ha in qualche modo aiutato?
“Adesso faccio l’assistente fotografo e archivista digitale per una galleria di design di 20° e 21° secolo, che si occupa in particolare di arredamento e illuminazione, la “R and Company”. Tale galleria da poco ha organizzato una mostra chiamata “SuperDesign”, della quale una parte importante era dedicata specificamente al design radicale italiano negli anni ’60. Così ho avuto la possibilità di coniugare la mia passione per la fotografia con un’attività legata alla lingua e alla cultura italiana, che conosco profondamente e alla quale mi sento particolarmente legato.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter