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Lessico elettorale americano, ovvero ogni ‘scarrafone è bello a mamma sua’

Breve glossario che, spero, aiuterà a destreggiarvi meglio nel labirinto disordinato di questa memorabile tornata elettorale USA

Stefano Albertini durante i collegamenti con il Tg3 per la nottata elettorale

Per la prima volta in 30 anni mi trovo in Italia durante le elezioni presidenziali americane. Tranquilli, ho votato per posta con ampio anticipo, e il mio voto è stato contato, anche se, essendo un voto nello stato di New York, è praticamente irrilevante nel determinare il vincitore. Per la prima volta ho toccato con mano l’interesse parossistico e la curiosità che le elezioni presidenziali del mio paese adottivo suscitano nella mia patria d’origine. Pagine e pagine di giornali e riviste; servizi radiofonici punteggiano le giornate prima, durante e dopo il fatidico martedì; maratone televisive praticamente su tutte le reti esibiscono un piccolo esercito di giornalisti, politologi e analisti, pronti a commentare, spiegare e litigare su tutto. 

A una di queste maratone ho anche avuto il piacere di partecipare come ospite dello speciale TG3 della ottima Giovanna Botteri. Ed è così che alle 4 di mercoledì mattina, giacca, cravatta, pantaloni della tuta e pantofole (avevo pensato ai boxer come Sandro Paternostro da Londra, ma mi è sembrato eccessivo), ho accolto nel piccolo appartamento di Firenze nel quale mi trovo un bravissimo tecnico che in pochi minuti ha trasformato il modesto soggiorno arredato Ikea in uno studio televisivo.

Stefano Albertini nel suo appartamento fiorentino collegato con il Tg3 per la nottata elettorale

Durante la diretta e nei giorni successivi, mentre si stanno ancora contando i voti, e mentre si sta prospettando una vittoria, al fotofinish, del candidato democratico, ho pensato alle parole più usate, anche a sproposito, in questi giorni e, rimanendo in fondo, un maestro elementare, vi propongo un breve glossario che, spero, vi aiuterà a destreggiarvi meglio nel labirinto disordinato di questa memorabile tornata elettorale.

Absentee Ballots

Le ‘schede in assenza’ permettono ai cittadini statunitensi di votare in anticipo, normalmente per posta. Non è un trucco escogitato dal comitato elettorale di Biden, come sembrano sostenere i trumpiani. Dai tempi della Guerra Civile (1861-65) infatti i militari possono votare in questo modo. Negli anni questa possibilità è stata estesa agli invalidi, ai residenti all’estero e poi, dietro richiesta, a tutti quelli che lo richiedono con anticipo.

Blue Landslide, Blue Shift

La valanga democratica annunciata da alcuni e sperata da molti non c’è stata, ma c’è stata la svolta democratica nel conteggio dei voti, dopo il fatuo miraggio rosso (vedi).

Colori e cartine

Negli USA, per confondere le idee agli italiani, il rosso è il colore della ‘destra’ dei repubblicani, mentre il blu è il colore della ‘sinistra’ dei democratici. La confusione in questi giorni è stata ulteriormente aumentata dalle cartine del Nord America con gli stati colorati secondo le proiezioni elettorali che si alternavano sugli schermi alle cartine d’Italia con le regioni colorate secondo le norme dell’ultimo DPCM per la lotta la Covid 19. Una cosa certa è che le aree colorate in rosso sono le più a rischio e, se possibile, da evitare sia qui che negli USA.

                         La vignetta di Matteo Mussini

Electoral College

Non provo neanche a spiegarvi in poche parole come funziona il sistema, ma vi basti sapere che l’idea di avere grandi elettori come corpo intermedio per eleggere il presidente era stato concepita dai padri fondatori anche per evitare l’ascesa al potere di leader populisti come Trump. Evidentemente è un sistema bizantino che ha dimostrato di non servire allo scopo che si era proposto, ma è bene che ci mettiamo il cuore in pace perché è altamente improbabile che passata la buriana elettorale qualcuno pensi seriamente di abolirlo o di cambiarlo. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che anche i sistemi elettorali sono come i figli e ogni ‘scarrafone è bello a mamma sua’. E comunque la prossima volta che qualcuno vi dice che in America c’è l’elezione diretta del presidente, ricordategli questa manfrina.

Latino vote

Il ‘voto latino’ è stato uno dei principali fattori che ha determinato la mancata ‘valanga blu’ (vedi). Non c’entra niente col latino che avete imparato al liceo, si riferisce alla popolazione di origine latinoamericana, per lo più ispanofona; non si tratta però di un blocco unico, come alcuni pensano. I cubani bianchi di Miami (anticastristi) infatti votano in blocco per i repubblicani, mentre i messicani del Texas, della California e delle grandi aree metropolitane sono per la stragrande maggioranza democratici. La questione migratoria, ad esempio, è di grande interesse per questi ultimi e per altre etnie che, generalmente, hanno amici e familiari coinvolti mentre non è rilevante per i cubani (che godono di un trattamento privilegiato non appena entrano negli USA) o per i portoricani che sono a tutti gli effetti cittadini USA.

Biden vs Trump (Illustration by Antonella Martino)

Red Mirage

Il miraggio rosso è il fenomeno al quale abbiamo assistito e cioè un apparente vantaggio repubblicano nella prima fase dello scrutinio dovuto al fatto che si contano prima i voti espressi di persona il giorno delle elezioni e Trump aveva insistentemente invitato i suoi sostenitori a votare così nonostante i rischi di assembramento ai seggi. Dietro suggerimento di Ryan, il mio compagno analista e tritanumeri, ho parlato del ‘miraggio’ durante la maratona televisiva, ma i miei colleghi di trasmissione stavano già intonando il requiem per Biden e non devono avermi sentito, ma ogni tanto è bello poter dire “l’avevo detto”…

Popular Vote

I voti del popolo sono quelli espressi dai cittadini a favore del loro candidato. Storicamente il voto popolare e quello del Collegio Elettorale hanno quasi sempre coinciso. Nelle elezioni del 2016, invece, nonostante 2.5 milioni di voti in più, Hillary Clinton perse la presidenza. In queste elezioni Biden ha superato il record di voti popolari, ottenendo più di 4 milioni di voti più di Trump.

Trump “Il Grande Dittatore” (Illustrazione di Antonella Martino)

Sore loser

Trump è il proverbiale perdente amareggiato che si lamenta di una sconfitta dando la colpa a tutti per il suo fallimento. La sua reazione infantile, tirannica e antidemocratica rimane l’elemento più preoccupante di queste elezioni. La solidità delle istituzioni americane si misurerà sulla capacità di reagire fermamente al delirio scomposto della persona che oggi rappresenta la maggiore minaccia alla democrazia degli Stati Uniti. 

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