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Il divino Dante Alighieri raccontato nelle Stanze Italiane dell’IIC di New York

Per la XXI Settimana della lingua italiana nel mondo appena conclusa, un percorso per scoprire e celebrare gli anni e le opere del celebre Poeta

I 700 anni di Dante nell'Illustrazione di Antonella Martino

In occasione della XXI Settimana della lingua italiana nel mondo, l’Istituto Italiano di Cultura di New York ha dedicato nuovi approfondimenti e contenuti al suo progetto “Stanze Italiane”, ideato durante il periodo di emergenza sanitaria dal neodirettore dell’Istituto, l’italianista Fabio Finotti.

Lunedì scorso, dunque, si è aperta una settimana dedicata a Dante Alighieri, con temi che hanno riguardato la lingua italiana e non solo, perché ogni appuntamento è stato trattato sia come strumento di conoscenza e divulgazione che di indagine e comprensione della figura dell’Alighiero. Una sorta di excursus utile a comprendere, nelle sue varie diramazioni, le tracce lasciate da Dante scrittore, ma anche uomo e ospite della città di Verona, che in quel luogo ha vissuto e lasciato i segni del suo passaggio.

Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

Una settimana, dunque, non solo all’insegna di lezioni accademiche sulla lingua – importanti quella dell’Accademico della Crusca Hermann Haller come pure quella di Ernesto Livorni (University of Wisconsin Madison) – ma anche di iniziative di varia origine, come la presentazione della mostra “Suggestioni. La Divina Commedia Illustrata”, alla quale ha partecipato lo stesso Fabio Finotti insieme a Anthony Tamburri, preside del John D. Calandra Italian American Institute.

Sabato 23 ottobre invece, ho seguito attentamente la presentazione di “Dante a Verona”, un percorso di ventuno tappe di luoghi veronesi, creato per celebrare gli anni in cui il Poeta visse nella città veneta.

Il video, girato appositamente per le Stanze italiane dell’IIC, si sviluppa attraverso la narrazione di Tiziana Franco (storica dell’arte) e Paolo Pellegrini (linguista e biografo del Poeta), entrambi docenti dell’Università di Verona, insieme a Francesca Rossi, dirigente dei musei veronesi: le loro esposizioni presentano la storia, ma anche il fascino e la bellezza che alcuni di quei luoghi hanno conservato negli anni, dalla Piazza dei Signori e la Prefettura al Palazzo della Ragione e alla Biblioteca Capitolare, ma anche le iniziative e le mostre allestite in città nel 2021.

La mostra diffusa è organizzata in occasione della ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante, a seguito dei protocolli d’intesa accordati fra il Ministero, i Musei Civici, la Diocesi di Verona e altre realtà associative tutte dirette a creare un comitato scientifico sul Sommo Poeta e la sua permanenza a Verona. La sua storia nella città, i luoghi vissuti, osservati, ammirati, nei quali Dante era solito muoversi, vivere; luoghi che respirava e che ancora conservano l’energia di un uomo che ha cambiato la storia della lingua italiana e della letteratura nel mondo. Un uomo che con il suo passaggio a Verona ha modificato l’entità di questa città e la sua fisionomia, sia storica che culturale.

Il lavoro è durato oltre quattro anni e ha coinvolto tanti soggetti, dal Comune – l’assessorato alla cultura –  alla direzione dei Musei Civici, la Biblioteca e tutte le organizzazioni culturali del territorio, dirette alla conservazione del patrimonio della città di Verona, compresi i tanti interventi di restauro e di indagine, gli approfondimenti correlati al periodo in cui Dante visse a Verona, compresi i suoi rapporti con la famiglia di Can Francesco della Scala, Cangrande, lo Scaligero principe e amico importante per Dante e che lo ospitò nel suo secondo soggiorno a Verona.

E’ stato creato un comitato scientifico che ha indagato a livello filologico, storico, culturale sulla famiglia scaligera, i rapporti e le relazioni con Dante, le tombe dei suoi componenti. Ma anche l’importanza delle residenze vissute e frequentate dall’Alighiero, edifici già presenti nel 1311 e che ancora oggi presentano elementi di architettura e di pittura di inestimabile valore, con decorazioni tipiche di quegli anni – come falere (dischi prospettici) e girandole (decori circolari che si estendono sulle pareti), entrambe molto utilizzate negli ornamenti di quei palazzi. Interni di edifici che conservano figure e forme che ritroviamo anche grazie ai vari restauri che si sono succeduti negli anni, come quello del direttore dei Musei Civici di Verona, Antonio Avena, realizzate tra il 1928 e 1930. O la statua di Ugo Zannoni, dedicata a Dante e realizzata nel 1865, in occasione del sesto centenario della sua nascita, che valorizza i valori appartenuti a Dante, quali il patriottismo, il mecenatismo e anche il senso civico che in epoca risorgimentale ha animato tutte le città e che ha assunto, come simbolo dell’Italia Unita, proprio Dante, padre della patria e della partecipazione cittadina. Ma anche i palazzi scaligeri, dove Dante fu accolto e visse; la Basilica di San Zeno, dalla quale poteva osservare i restauri di altri edifici, come quelli presso la chiesa domenicana di Santa Anastasia e la chiesa agostiniana di Santa Eufemia o altri ancora; i luoghi legati alla sua famiglia, come la casa del figlio di Dante, Pietro, o la chiesa di San Fermo, dove ci sono le sepolture degli ultimi discendenti diretti della sua famiglia.

Un progetto molto esteso e di grande impatto, peraltro ostacolato dalla pandemia, ma fondamentale nella sua realizzazione perché propone una mostra accessibile a tutti tramite canali differenti da quelli tradizionali. Un progetto di interesse dei musei che stanno cercando modelli nuovi e linguaggi accessibili al pubblico, lontani dalle tradizionali “sale espositive”, peraltro dedicate e visitate spesso solo dai più appassionati, tecnici e storici, e che in questo modo può arrivare a chiunque, con più semplicità e familiarità, in forma meno impostata e più fruibile.

Una mostra non solo diffusa, ma anche varia: oltre ai luoghi troviamo aneddoti, indagini e studi correlati ai posti  veronesi e a Dante: in tutto ventuno, scelti attraverso una rigorosa selezione, ma anche l’organizzazione di mostre contemporanee di grande valore, come quella sull’Inferno dantesco, di forte effetto e tensione artistica, firmata dallo statunitense Michael Mazur; o l’esposizione presso la Galleria di Arte Moderna, Tra Dante e Shakespeare, il mito di Verona, relativa alla nascita della storia di Romeo e Giulietta, che proprio nella Divina Commedia ha origine e che, recuperando la figura di Dante, valorizza la storia firmata da Shakespeare, ambientata proprio ai tempi dell’Alighiero. Inoltre, dal riferimento all’Italia come immagine femminile è introdotto il tema della donna nella Commedia, con un accento sui personaggi più importanti: da qui la selezione dei disegni più rappresentativi della figura di Beatrice in grado di rappresentare l’amore di Dante e il suo trasporto verso questa donna.

Infine, va portata attenzione a una sezione della mostra dedicata alla Divina Commedia illustrata, in particolare per il fatto che si tratta di un manoscritto trasformato in formato digitale e che può essere letteralmente sfogliato sulla parete della mostra: è il codice Egerton 843, primo codice completamente illustrato della Commedia (risalente al 1330) che, oltre ad altri manoscritti, documenta la fortuna della Commedia in area padana. Quest’ultima attività, durante la preparazione della mostra, ha portato anche alla scoperta di un manoscritto della Commedia risalente al 1431, presente nella biblioteca del Seminario di Verona, mai rintracciato prima.

 

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