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Liberato c’è e ritorna ancora il nove maggio

L'artista napoletano sceglie il "suo" giorno per pubblicare cinque nuove tracce che chiudono un cerchio, ma la sua identità rimane un mistero.

“Capri rendez-vous” è il coronamento di un’esperienza che dopo “Gaiola Portafortuna” del 2017 era rimasto in stand-by. Ma è anche una sorta di consacrazione per Liberato che torna esattamente come doveva ritornare, chiacchierato e chiacchieratissimo, candidato prepotentemente a rimanere l’hype non solo di oggi ma anche di domani. 

Sono le 23 e 59 di giovedì 9 maggio quando vengono uploadati cinque nuovi video su YouTube: è il modo che Liberato ha scelto per tornare, per chiudere probabilmente un cerchio aperto esattamente due anni fa. 

Cinque nuovi videoclip che hanno piuttosto il sapore di una mini serie televisiva sapientemente scritta e diretta da Francesco Lettieri che lanciano il disco “che non c’è”, senza titolo e dell’artista senza volto che in nemmeno ventiquattro ore brucia più di un milione e duecentomila views (notturne) soltanto sul Tubo.

Fermo immagine tratto da “Oi Marì” di Liberato

Una mossa strategica dell’artista napoletano che a due anni di distanza da quel nove maggio 2017, chiude il cerchio del progetto che solo apparentemente può sembrare solamente musicale: la musica c’è ed è un continuum di quello a cui Liberato ci aveva già abituato ma con questa mossa, che inizia ad incastrare tutte i pezzi del puzzle, ci troviamo di fronte ad un disegno crossmediale in cui la componente musicale e quella visuale hanno lo stesso peso. Una dinamica insolita di cui probabilmente inizieremo a prendere piena coscienza tra non molto e che aiuta a riscrivere, almeno in parte, il nuovo linguaggio della musica italiana. Quella scritta da chi sa perfettamente cosa succede oggi, sia a livello musicale, captandone i suoni e i colori più in voga, sia a livello sociale, descrivendone sapientemente le dinamiche. 

“Capri rendez-vous”, questo il titolo del capitolo della nuova mini serie di Liberato è un rapporto indissolubile tra musica, cinema e racconto sociale frutto di una strategia di comunicazione riuscitissima che nell’era di Netflix e Sky, va letta  in modo più ampio e non meramente musicale. Un progetto che che conquista di sicuro molti pollici all’insù pur attirando diversi haters, ma che comunque resta fondamentale per comprendere il periodo storico della musica italiana, troppe volte seduta su stessa e poco incline alle novità e alla sperimentazione. 

La “musica che si vede” di Liberato parte in bianco e nero dal lontano 1966. Protagonista indiscusso è l’amore impossibile tra Marie, una giovane e promettente attrice francese e Carmine, uno scugnizzo al quale viene chiesto di riaccompagnarla a casa. Due

Fermo immagine di Marie e Carmine a bordo della barca da “Oi Marì” di Liberato

classi sociali opposte, l’alta borghesia a tratti naif che si incontra a metà strada, o meglio nell’incantevole cornice di Capri e dei suoi faraglioni, con il ragazzo del popolo. Marie ha terminato da poco le riprese sul set, un misto di Nouvelle Vague e Dolce vita, e sta tornando all’hotel in barca accompagnata da Carmine. La vista è così incantevole che non riesce a trattenere la voglia di tuffarsi nel blu di Capri nonostante i tentativi vani dello scugnizzo di farla desistere. Ed è proprio su quella barca in mezzo al blu che nasce il loro amore. 

In “Nunn’a voglio ‘ncuntra’” irrompe il colore e ci spostiamo nel 1975. La clip ci porta all’interno di un locale in stile febbre del sabato sera in cui rivediamo Marie, di ritorno a Napoli, visibilmente infelice e in compagnia di un uomo ma con lo sguardo perso tra la folla nell’intento di cercare Carmine. Si passa cosi a “Tu me faje asci’ pazz’” che vede Marie nel 1993 ancora per le vie di Napoli completamente ubriaca e assuefatta dal mondo dello spettacolo, “salvata” da Carmine che intanto ha messo su famiglia ed è diventato vigile. Anche in questo pezzo la contrapposizione è evidente: da un lato Marie persa nei suoi pensieri che sanno di “scarta fruscia e poi prende primmera/ sul lacrime da mattina a sera”, dall’altro Carmine sempre più confuso ma convinto che “Piccere’ me fai ascì pazz’/piccere’ tu m’è rutto ‘o…”. 

La soap arriva ai giorni nostri e torna a Capri dove Marie, visibilmente invecchiata rivede i luoghi a lei più cari in occasione di un funerale e non può trattenersi dal visitare anche la tomba di Carmine, l’unico uomo che abbia mai amato. 

Insomma “Capri rendez-vous” è il coronamento di un’esperienza che dopo “Gaiola Portafortuna” del 2017 era rimasto in stand-by. Ma è anche una sorta di consacrazione per Liberato che torna esattamente come doveva ritornare, chiacchierato e chiacchieratissimo, candidato prepotentemente a rimanere l’hype non solo di oggi ma anche di domani. 

 

La tracklist del primo album di Liberato su Spotify

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