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MIKE, le lacrime di gioia del rapper cosmopolita di New York

Tears Of Joy uscito a fine giugno è già uno dei lavori experimental hip hop più intriganti dell’anno

Michael Jordan Bonema (photo Lauren Davis)

Dopo i promettenti Winter New York e Longest Day, Shortest Night, pubblicati entrambi online tra 2015 e 2016 in piena logica soundcloud rap, arriva May God Bless Your Heart a confermare le incredibili doti di un diciottenne che compone e scrive testi da veterano, senza mai cedere a soluzioni easy listening o in linea con i trend del momento. Si accorge di lui Earl Sweatshirt e poi a ruota la stampa specializzata, mentre il suo seguito online cresce a vista d’occhio. Il collettivo con cui collabora ha un nome molto forte, sLUms, e raccoglie una crew di giovanissimi rapper della sua scuola superiore di Brooklyn

Il suo nome è a dir poco altisonante, Michael Jordan Bonema. E assume un significato quando si scopre che questo Michael Jordan è nato nel 1999, anno e stagione in cui la superstar del basket ha deciso di porre fine alla sua clamorosa carriera professionistica. La carriera musicale di MIKE – il nickname scelto da Bonema a dir poco problematico per tutti i motori di ricerca – sarebbe iniziata quindici anni più tardi con una serie senza tregua di singoli, mixtape e album, una dozzina in meno di cinque anni.

I suoi primi anni di vita, a dirla tutta, sono stati altrettanto movimentati. Nato a South Livingston, in una delle aree a più alta concentrazione di ebrei americani dell’East Coast, e a più bassa concentrazione di afro-americani, da genitori nigeriani di umili origini. La madre, che ha parenti e conoscenze dall’altra parte dell’Oceano, decide che il figlio potrà avere un’istruzione e un futuro meno problematico, a Londra così si trasferisce insieme al figlio in uno dei quartieri più black e multiculturali di East London, Hackney. Hackney è uno dei più floridi sobborghi musicali d’Inghilterra. Da qui Skepta,il fratello minore JME e la crew BBK hanno rigenerato l’underground rap britannico ed europeo trasformando il grime nella risposta inglese allo strapotere trap internazionale. Inevitabilmente il giovane Michael Jordan resta affascinato dall’immaginario di strada e dalle ubriacanti ritmiche del genere e si appassiona al mondo hip hop. Ha appena dieci anni e divora interi album rap, prima di trasferirsi in Essex e poi, nel 2010 e questa volta con il padre, a Philadelphia.

A quanto racconta sono due i nomi che guideranno il suo percorso musicale ancora agli albori: Chance The Rapper che proprio in quei mesi iniziavamo a seguire con attenzione sulla nostra rubrica e MF Doom, guru al contrario di lui nata in Inghilterra ma cresciuta a New York. Siamo nel 2014 ed è proprio grazie a un ulteriore trasferimento, da Philly alla Grande Mela (prima a Brooklyn e poi, un anno dopo nel Bronx) che il sedicenne MIKE inizia a registrare e pubblicare online decine e decine di tracce raccolte in EP e mixtape. Il suo stile, dissonante, coraggioso e sperimentale ricorda da vicino MF Doom, i lavori più jazzy e caleidoscopio di Madlib e gli esperimenti più cervellotici di Earl Sweatshirt . Il timbro, baritonale, a tratti bluesy e molto cinematografico, fa da punto di riferimento tra flow astratti e incessanti che si insinuano tra produzioni dal gusto smaccatamente newyorchese. 

Dopo i promettenti Winter New York e Longest Day, Shortest Night, pubblicati entrambi online tra 2015 e 2016 in piena logica soundcloud rap, arriva May God Bless Your Heart a confermare le incredibili doti di un diciottenne che compone e scrive testi da veterano, senza mai cedere a soluzioni easy listening o in linea con i trend del momento. Si accorge di lui Earl Sweatshirt e poi a ruota la stampa specializzata, mentre il suo seguito online cresce a vista d’occhio. Il collettivo con cui collabora ha un nome molto forte, sLUms, e raccoglie una crew di giovanissimi rapper della sua scuola superiore di Brooklyn.

Le sue storie sono biografiche, sullo sfondo crudo e senza filtri delle strade del Bronx e di Brooklyn in piena tradizione East Coast, su un tappeto alienante di beat e campioni che trova il suo compimento nel mixtape del 2018 War In My Pen, uno dei lavori più ambiziosi dello scorso anno.

Niente riesce a fermare l’incontenibile vena creative di MIKE che a sorpresa annuncia un nuovo album, Tears Of Joy, rilasciato online il 21 giugno del 2019: venti tracce, delle quali solo due vanno oltre i tre minuti, che seguono con maestria il filone MF Doom in un equilibrio sempre più consolidato tra storytelling e flow astratti ed ermetici esaltati dalle produzioni ipnotiche e sognanti di Sporting Life, Adé Hakim, Navy Blue, RedLee, Michul Kuun, Ted Kamal, Laron, oltre alle basi autoprodotte da Bonema sotto il vecchio pseudonimo di beatmaker, DJ Blackpower.

A New York sta nascendo una nuova generazioni di rapper di strada nella migliore tradizione degli storici borough dell’hip hop. E questo artista cosmopolita cresciuto tra Costa Atlantica e Inghilterra, come vi avevamo preannunciato nel nostro speciale sui nomi da tenere d’occhio nel 2019, è uno dei talenti più intriganti del momento.

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