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Brunella Angela Mazzola: la voce ponte “Bruangel” tra Brescia e New York

Prima della pandemia, il nostro incontro a Manhattan con la musicista bresciana che dopo alcuni suoi concerti ci parla del "Bruangel Rebirth Project”

Brunella Mazzola lo scorso marzo a New York (Foto Francesca Magnani)

"In questa città incredibilmente stimolante in ogni sua caratteristica, potrei camminare per ore e chilometri continui scoprendo ad ogni angolo i miei occhi, pieni di speranze, idee, bellezza, novità, tradizioni ritrovate... Nel mio brano Rebirth (I Rescue My Lifetime) spiego il mio stile di rinascita applicato prendendo tutte le mie sofferenze, il bullismo ed il classismo subiti, le violenze psicologiche e fisiche, i complessi fisici, uniti e sullo stesso piano alla felicità, alle amicizie uniche sempre vive, ai baci ed agli amori indimenticabili, al camminare per New York sentendomi mondo"

A marzo abbiamo incontrato in occasione di un concerto la cantante jazz Brunella Mazzola, in trasferta da Brescia per alcuni mesi a New York prima dello scoppia della pandemia. A New York si è esibita da Klavierhaus a Hell’s Kitchen, e in una serata di canto e danza all’Istituto Italiano di Cultura. Cantante Live dal 1985, si è esibita a New York, Lugano Jazz Festival, Roma Jazz Festival, A-Cappella International Contest, Novara Gospel Festival, Umbria Jazz (Riconoscimento Outstanding Musicianship at Umbria Jazz Clinics). È Presidente dell’Associazione Culturale Cantostudio, Direttore di Coro ed Insegnante di Canto dal 1995. Laureata in Jazz, è appassionata ricercatrice dell’Healing Sound Practice (terapie integrative praticate attraverso l’emissione vocale). Coltiva la sua passione come Danzatrice Classica amatoriale. È Cantante e Direttore Artistico in strutture alberghiere e parchi termali delle Terme di Sirmione.

Qual è la traiettoria che ti ha portato a New York?

“Sono cresciuta camminando con i piedi nei fossi, nei campi di Remedello un paesino in provincia di Brescia, e quando cammino sui marciapiedi di New York sento lo stesso completamento, un abbraccio che mi raggiunge, come un cappotto di taglia perfetta, accompagnato da una chiara sensazione di ricarica energica e personale ad ogni passo compiuto.  Luci infinite verso il cielo, movimento, progetti, ricerca ma soprattutto respiro.

In questa città incredibilmente stimolante in ogni sua caratteristica, potrei camminare per ore e chilometri continui scoprendo ad ogni angolo i miei occhi, pieni di speranze, idee, bellezza, novità, tradizioni ritrovate, ed il tutto mentre cerco qualcosa. Questo per me è un periodo particolare, certamente sono rinata da poco, arricchita dal testimone di vita passatomi dopo la morte di mio padre, che mi ha lasciato tutto il suo “amore per me” in eredità, come racconto in una delle mie canzoni “Inheritance”, amore che io ho trasformato in “amore per me stessa”.

Sono una donna musicista matura, con una carriera musicale avviata, una preparazione continua che non ho mai rifiutato di sviluppare ed assimilare, insegnante ed educatore, ricercatrice scientifica, ex danzatrice ed appassionata di anatomia e scienze motorie”.

Che progetto hai presentato qui?

“Il mio “Bruangel Rebirth Project” nasce tre anni fa, emergendo da cinquanta poesie e appunti musicali nel mio cassetto da molto tempo. Racconta di una vita autentica, perché credo che una donna possa ricominciare ed essere una persona compiuta e piacevole soprattutto dopo aver trasformato tutto il brutto ed il bello del suo vissuto in una vita totalmente vera, parole e sensazioni queste contenute del mio primo singolo, Mud. Nel mio brano Rebirth (I Rescue My Lifetime) spiego il mio stile di rinascita applicato prendendo tutte le mie sofferenze, il bullismo ed il classismo subiti, le violenze psicologiche e fisiche, i complessi fisici, uniti e sullo stesso piano alla felicità, alle amicizie uniche sempre vive, ai baci ed agli amori indimenticabili, al camminare per New York sentendomi mondo, al camminare sotto la mia casa italiana del ‘700 ed il ciottolato di una strada romana, l’attraversare un ponte, il sentirsi utile dove sofferenza enorme ci chiede solo di amare, tutto questo e molto altro preso, salvato e rivissuto nel presente”. 

Durante il concerto hai fatto cenno all’amore dei tuoi genitori. I tuoi si sostenevano agli inizi?

“Mio padre non approvava la scelta del mio lavoro nel mondo della musica. Quando, dopo il suo passaggio, mi trovai costretta ad aprire il cassetto segreto di papà, ne uscirono piccoli articoletti di giornale e foto di mie esibizioni vocali e inimmaginabili, cose delle quali nessuno di noi della famiglia era più a conoscenza o ricordava. Luciano Mazzola io lo sento con me, non fa che aiutarmi, soprattutto quando mi sento una foglia al vento, la sua gioia di vivere mi accompagna sempre, sempre”.

Brunella Angela Mazzola durante il concerto-danza al Klavierhouse (Foto di Francesca Magnani)

Sei stata molte volte a New York. In che modo quest’ultima è stata diversa?

“La realizzazione concreta di due concerti appena effettuati, dove parole cantate e musica suonata sono state tradotte in tempo reale dai corpi di giovani danzatrici con forte energia e movimento: Sonia Di Florio in primis che ha interpretato tutte le mie sensazioni, accompagnata dalle sue colleghe Valeria Di Mauro ed Eleonora Sinisi. Questo il 4 Marzo appena trascorso al Klavierhaus (con le mie dita sulla tastiera di un pianoforte Fazioli fantastico) e lo scorso 13 Febbraio invece con il pianista Maestro Oscar Del Barba, accompagnatore ideale e delicato nel “Bruangel Rebirth Project” Dance Concert presentato all’Istituto Italiano di Cultura”.

Com’è nata la passione per il canto?

“E sempre stata presente ma sognavo di indossare le scarpette da punta e danzare continuamente, con quelle scartate da una mia amichetta. Le possibilità finanziarie in famiglia erano poche; composta da zio violinista (che ringrazierò sempre per la cultura a me passata gratuitamente attraverso meravigliosi ascolti), nonna, mamma cucitrice e papà operaio non erano sufficienti per le lezioni di danza a distanza ed anche la mentalità aveva il suo peso.   All’età di sedici anni, al primo lavoretto come impiegata, ho iniziai a frequentare ottime scuole di danza, raggiungendo un alto livello in poco tempo, stroncato dall’infortunio che mi costrinse a smettere.

Così l’arte si è presentò in forma diversa, attraverso la vocalità.

Gruppi rock, quartetti vocale jazz, band R&B nelle serate fine settimana, le prime direzioni coro nei bambini e le prime scuole di canto che mi cercarono durante i miei tour come corista con artisti italiani (esperienza eccezionale che mi ha fatto respirare, visitare ed ammirare le parti più belle d’Italia).

La professione a volte ti cerca ed avendo l’opportunità di insegnare nacque in me il dovere di informarmi più possibile, soprattutto attraverso la mia stessa preparazione.  Quindi frequentai parecchi corsi di propedeutica ed acquisii attestati di metodi moderni, fino alla Laurea in Jazz conseguita al conservatorio Luca Marenzio di Brescia sette anni fa.

La parte più interessante è emersa negli anni di insegnamento ed in tutti i miei live: capivo sempre più chiaramente l’importanza della libertà del suono in un individuo e la forte componente terapeutica.  La mia passione quindi per l’anatomia, postura, il lato scientifico del corpo umano in quanto strumento, ha così caratterizzato la mia educazione individuale che porto avanti da venticinque anni. Nel momento in cui una persona intraprende lo studio del canto e cerca un insegnante guida, ha già attivato un cambiamento radicale nella sua persona e nel suo corpo.  Il suono emesso è qualcosa di straordinario.

Ricordo con gioia un interessante aneddoto: tornando a casa da Milano abbattuta per l’audizione di un musical non andata a buon fine per l’incapacità artistica della danza dopo l’infortunio, piangevo sul treno. Un gentile signore davanti a me, scoperto poi essere un truccatore della Scala di Milano, venendo a conoscenza della motivazione del mio tristissimo stato, mi disse: “Ma cara, quindi tu canti? Sviluppa la tua voce! ricordandoti che il ballerino vola ma è lontano, mentre il suono avvolge tutti e trapassa anche i muri”.

Brunella Angela Mazzola durante il suo concerto a New York (Foto di Francesca Magnani)

Qual è la tua New York? I tuoi posti preferiti?

“Puro innamoramento a prima vista.  Sono stata a New York molte volte: vacanza, ci ho abitato per tre mesi, poi per altri sei, poi su e giù ogni tanto, rimanendo più tempo possibile.  Ho cantato jazz, dance nel Soho, sul marciapiede del Rockfeller Center dove ricordo un caro signore, Ozzie Spenninsby,  mi disse una cosa eccezionale:

“Non sono riuscito a resistere, sono dovuto tornare indietro a conoscerti perché il tuo suono mi attraeva incredibilmente. Sai, io vedo molto talenti ogni giorno, ma quello che vedo in te è la vera la punta di un diamante”.

Questa frase è rimasta nella mia storia, dandomi molta energia per anni. Altro incontro urbano importante fu con un uomo a Central Park. Questo signore mi chiese quindi come mi chiamavo ed io dissi Brunella Angela Mazzola e che cercavo di capire quale potesse essere il mio nome d’arte. Mi chiese come mi chiamassero i miei amici ed io risposi Bru ma unire entrambi i miei nomi  in modo speciale era mio desiderio. Il suo primo suggerimento fu Bluangel, per la R pronunciata in inglese ma anche per il mio sguardo un po’ blue di quel periodo… ed in seguito suggerì Bruangel!  ed approvai, ma dicendo che l’avrei pronunciato con la A italiana!

I miei posti preferiti di New York sono molti, ma la passione per i ponti, oltre che per l’altezza e le luci moltiplicate, è al primo posto. Ricordando un sogno brutto ricorrente, che per fortuna non faccio più da anni, dove mi trovavo costretta ad attraversare un ponte però in centro era sommerso dall’acqua, un’acqua ferma provavo molta paura. Sogno spesso fatti che si avverano in seguito, e non capivo perché esistesse una situazione a me ignara che mi obbligava a doverlo attraversare (infatti non lo facevo mai!). Vedere quindi i bellissimi ponti di New York che oltre tutto strutturalmente salgono invece al centro, mi rende molto felice oltre che molto affascinata”.

Brunella Angela Mazzola al piano (Foto Francesca Magnani)

Cosa ti dà il tuo lavoro di insegnante?

“Credo che più attitudini si possano sviluppare in un talento. La passione per il canto sembra mi abbia chiamato. Ho sempre cantato e recitato sin da piccola ed è stato un infortunio come danzatrice all’età di 21 anni a stimolarmi a sviluppare l’attitudine al canto.  Aprirmi attraverso la moltiplicazione del mio suono mi ha completato, regalandomi una continua evoluzione ancora in atto. Anche l’insegnamento che attuo da 25 anni è mirato ad informare l’allievo di tutto ciò che necessita per comprendersi, arrivando quindi a trovare la propria autenticità sia nel suono vocale che nell’espressione musicale e cantautorale se desidera svilupparla (cosa che stimolo sempre, credo che tutti abbiano qualcosa da dire).  Il lavoro di educatore posturale e vocale può aiutare gli allievi a toccare con mano il un grande valore terapeutico del suono emesso dal proprio corpo.  I miei allievi, di ogni fascia d’età ma soprattutto la fascia adolescenziale che adoro, raccontandomi le loro sensazioni mi tengono aggiornata sulle evoluzioni musicali, su come sviluppare al meglio il mio insegnamento in un’epoca dove il linguaggio verbale è compromesso per l’eccessivo uso di web e cellulari.  Incontro in loro difficoltà alla verbalità, ed in quanto “esperta” adotto anche dizione e presenza scenica quali materie fondamentali per formazione ed apertura del soggetto”.

Per chi non era presente: cosa è successo negli spettacoli qui a New York?

“Il 13 Febbraio all’Istituto Italiano di Cultura vicino al nostro consolato il dance concert è stato molto apprezzato, e le mie composizioni molto sentite vista la loro esposizione attraverso parole, musica e danza di Sonia Di Florio, grande ballerina nata e cresciuta nella mia stessa città e molto apprezzata qui a New York dalle compagnie in cui si esibisce e dalla Alvin Ailey dove ha studiato.  Il mio amore per la danza si traduce attraverso la sua presenza quale alter ego, l’espansione del messaggio, il mio specchio. Al centro culturale per il nostro omaggio alla musica italiana io ed il pianista M° Oscar Del Barba abbiamo scelto Pino Daniele, Morricone, Noa e Roberto Benigni, debbo dire molto molto apprezzato. All’Istituto Italiano di Cultura sono stata piacevolmente accolta dalla gentilezza del Sig. Paolo Barlera e dall’eleganza di Malina Mannarina; ho colto da parte di entrambi la volontà di aggiungere agli eventi culturali del loro calendario un evento di particolare stile quale il mio fine-pop-jazzy, sentendomi in seguito molto apprezzata per l’inaspettato “dance concert” da noi proposto. Per questo ringrazio vivamente anche l’opinione esperta del grande Enzo Di Capua, referente di Umbria Jazz a New York.

Il concerto del 4 marzo al Klavierhaus mi ha visto partecipe con voce al pianoforte Fazioli, ed in collaborazione con Sonia abbiamo pensato di aggiungere Valeria Di Mauro e Eleonora Sinisi tutte allieve dell Alvin Ailey, oltre a Christian Palacios ospite per un passo a due, corpo di ballo che ha creato e potenziato un interplay molto apprezzato. 

Collaborazioni come queste ne faccio da sempre e arricchiscono la mia arte, in questo viaggio ho molto apprezzato quella con Laura Giromini Arrigoni di VivereNewYork, e quella con te, la fotografa de Il Ponte Rosa dove abbiamo scattato”.

Brunella Angela Mazzola su un ponte di New York (Foto Francesca Magnani)

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“I prossimi passi al mio ritorno in Italia sono le riprese del mio, quinto videoclip con una scuola di sleddog e foto da studio che saranno magistralmente associate dal grande Luca Coassin, di recente sul set di Iggy Pop e Fazioli Pianoforti.  Ho anche diverse interviste e probabilmente tornerò alla Red&Blue Night, trasmissione diretta da Red Ronnie e Marco Stanzani, anche se il primo intento è quello di scrivere ed ultimare altri brani del mio progetto, e forse realizzare uno spot importante”.

Allora quando la pandemia sarà alle nostra spalle, aspettiamo di rivedere e riascoltare presto “Bruangel” a New York.

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