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Gli 80 anni di Bob Dylan: Dal Minnesota a New York con un Nobel tra le mani

Nato Robert Allen Zimmerman, è proprio a NY che decide di cambiare nome, diventando un'icona internazionale e raccontando le radici dell'America

Bob Dylan

«Io continuo a dire che i peggiori criminali sono tutte le persone che girano la testa dall’altra parte quando vedono il male e sanno che è male. Ho solo ventun’anni ma so già che ci sono state troppe guerre… E voi che avete più di ventun’anni dovreste essere anche più saggi». Era un giovane Bob Dylan che tentava di spiegare i versi della splendida Blowin’ in the Wind. Sono passati 60 anni e quel giovane compie 80 anni ed è stato, con le sue canzoni, un punto di riferimento non solo musicale, ma anche culturale per generazioni di giovani in tutto il mondo. I suoi versi che hanno saputo indagare l’anima più profonda d’America si sono guadagnati nel 2016 il Premio Nobel per la letteratura e nel 2004, la rivista Rolling Stone lo ha definito il più grande cantante Rock n ‘Roll di tutti i tempi.  Mr Zimmermann, festeggerà il suo compleanno nella villa di Malibù che custodisce da anni, non solo i suoi cimeli, ma tutto il suo genio, mentre in tutto il mondo sono previsti concerti, manifestazioni e soprattutto tantissime sono le pubblicazioni date alle stampe che lo riguardano e che rievocano la sua carriera.

Bob Dylan nei suoi anni giovanili

“Ho iniziato a scrivere perché stavo cantando. Questa è la cosa importante. Ho iniziato a scrivere perché le cose stavano cambiando tutto il mondo e… una certa canzone doveva essere scritta. Ho iniziato a scrivere, perché volevo cantare queste cose. Comunque, una cosa ha portato ad un altra e ho continuato a scrivere le mie canzoni. Non era niente a cui mi fossi preparato, ho cantato molte canzoni prima di aver scritto una delle mie.”

GLI INIZI: DA DULUTH A NEW YORK

Robert Allen Zimmerman, questo il suo nome di battesimo, in giovanissima età impara a suonare la chitarra e l’armonica e si esibisce nei locali di Duluth, Minnesota, la sua città natale. La città mineraria gli sta stretta e nell’inverno del 1961 si trasferisce a New York soggiornando per un breve periodo all’Hotel Earle – oggi Washington Square Park Hotel al 167 di Waverly Place. Subito inizia ad esibirsi nel Greenwich Village, cuore pulsante della controcultura americana, dalla beat generation al movimento hippy degli anni sessanta, dove si radunavano poeti, cantautori, scrittori, studenti, musicisti e artisti in fuga dalla società conformista.

Joan Baez e Bob Dylan (Flickr)

“Finalmente ero arrivato a New York, città ragnatela, troppo difficile da capire, e io non ci volevo nemmeno provare. Ero lì per cercare i cantanti che avevo sentito nei dischi -Dave Van Ronk, Peggy Seeger, Ed McCurdy – e soprattutto per trovare Woody Guthrie. New York, la città che avrebbe dato forma al mio destino. Arrivai nel cuore dell’inverno.”

La prima esibizione pubblica in città al leggendario Cafe Wha? al 115 di MacDougal Street, dove suonò alcune canzoni di Woodie Guthrie. Ed è a New York che decide di cambiare il suo nome in Bob Dylan in onore dello scrittore Dylan Thomas. Con questo nome attraversa tutta la sua carriera, assumendo decine di identità riuscendo ad indagare nelle più profonde radici d’America rimanendo per tanti un icona.

DA THE FREEWHEELIN’ BOB DYLAN A ROUGH AND ROWDY WAYS

The Freewheelin, Bob Dylan

Dopo il suo disco d’esordio “Bob Dylan”, nel 1963 esce “The Freewheelin’ Bob Dylan” un album considerato un capolavoro, non solo per le sue canzoni, tra cui le iconiche: Blowin’ in the Wind, A Hard Rain’s A-Gonna Fall e Don’t Think Twice, It’s All Right, ma anche per la copertina, con il famoso scatto in cui Dylan si stringe a Suze, a sua volta attaccata al braccio del musicista all’incrocio sulla 4th West. «Abbiamo ascoltato quel disco continuamente, per tre settimane di fila», scrisse più tardi John Lennon. «Eravamo tutti dipendenti da Dylan».

L’ultimo album pubblicato da Bob Dylan è Rough and rowdy ways, del 2020, nel quale è contenuta anche la canzone più lunga mai scritta dall’artista, della durata di 16 minuti e intitolata “Murder Most Foul” con numerose citazioni partendo dall’uccisione di John Fitzgerald Kennedy nell’attentato di Dallas.

In mezzo ci sono 125 milioni di dischi venduti, più di 4.000 esibizioni live. Dalle prime apparizioni nei locali del Greenwich Village di New York ai set acustici della fase folk. Dalla “svolta elettrica” del Festival di Newport del 1965, con il celeberrimo duetto con Joan Baez,  ai tour con The Band negli anni ’70. Fino alle migliaia di date del Never Ending Tour, che dura senza sosta dal 1988. Ogni concerto di Dylan è un’esperienza unica e diversa dalle precedenti.

La carriera di Mr Zimmerman e zeppa di capolavori indimenticabili, come Highway 61 Revisited (1965), Blonde on Blonde (1966), il  melodico country Nashville Skyline (1969), Self Portrait (1970), un album intimista New Morning (1970), la splendida colonna sonora di Pat Garret and Billy the Kid. Poi la vibrante tourneè,”Rolling Thunder Revue”, che gli conferisce nuove splendide ispirazioni come Blood on the Tracks e Desire. Ancora The Basement Tapes registrato informalmente nel 1967, Hard Rain (1976) e il celeberrimo Budokan (1979).

Bob Dylan (YouTube)

IL PREMIO NOBEL

Nella sua carriera ha vinto dieci Grammy Award, tra cui quello alla carriera nel 1991, il Polar Music Prize nel 2000, il Premio Oscar nel 2001 per la canzone Things Have Changed, del film Wonder Boys, il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009, la Presidential Medal of Freedom nel 2012 e la Legione d’Onore nel 2013. Il 13 ottobre 2016 gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura «per aver creato – questa è la motivazione –  nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana»

Bob Dylan

Dylan festeggia il suo 80esimo compleanno e la voce, che David Bowie descrisse come «sabbia e colla», non è più la stessa, l’artrite non gli permette di tenere in mano la chitarra e suona appoggiandosi al pianoforte. Tuttavia, la sua voce continua ad emozionare, Bob Dylan continua ad essere un narratore del proprio tempo. Un punto di riferimento, per tutti, anche per la sua incredibile indipendenza

“Vado dritto al limite, vado dritto fino alla fine, vado dove tutte le cose perdute vengono rimesse in sesto, canto canzoni d’esperienza come William Blake e non ho scuse da chiedere, tutto scorre nello stesso momento, vivo sul viale del crimine, guido macchine veloci e mangio fast food, sono un uomo di contraddizioni, sono un uomo di molti stati d’animo, contengo moltitudini”.

 

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