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L’Rain, la rinascita avant-pop del sound di Brooklyn arriva in Italia

Taja Cheek ha pubblicato a giugno il suo primo album su Mexican Summer, Fatigue, che si appresta a presentare a inizio novembre a Torino per C0C di Club To Club

Taja Cheek

Taja Cheek non è un volto nuovo nella scena underground newyorchese, ma con il suo nuovo album, il suo talento da instancabile compositrice sperimentale sembra aver definitivamente varcato i confini della Grande Mela e degli States. Non è un caso che sia stata convocata in Europa e, anche in Italia, a Torino nel festival italian più in linea con le traiettorie dell’avant pop globale, Club To Club che in attesa di festeggiare degnamente il ventennale ha organizzato un come già nel novembre dello scorso anno, C0C un weekend di performance e live, dal 4 al 7 novembre, che finalmente accoglierà il pubblico in attesa di tornare a pieno regime a partire dal 2022.

L’Rain, tra le ospiti di C0C con Tirzah, Beatrice Dillon, Koreless, è il progetto musicale di cui è titolare Taja Cheek che in molti dalle parti di New York hanno imparato a conoscere come curatrice di eventi per il MOMA PS1, il distaccamento “underground” di Long Island City della celebre istituzione mussale americana che negli ultimi vent’anni ha ospitato al suo interno e soprattutto nella sua iconica cupola e nello spazio esterno artisti e performance contemporanei che hanno tenuto alta l’asticella dell’innovazione made in NYC. Almeno fino al 2019, ultima estate a pieno regime, dove al Warm Up del MOMA PS1, Taja e soci avevano portato Freddie Gibbs & Madlib, Pardison Fontaine, Kelly Lee Owens, Kedr Livanskiy, JOY e duendita.

Poi è arrivata la pandemia e un periodo di stop forzato che tra gli aspetti positivi ha portato L’Rain a chiudere e pubblicare il suo nuovo disco Fatigue, su una delle label simbolo di quell’epoca in cui Brooklyn era l’epicentro della musica indipendente, Mexican Summer che nel corso del nuovo secolo ha dato alle stampe tra i tanti Best Coast, Connan Mockasin, Real Estate, Jessica Pratt, Cate Le Bon, Iceage, Quilt, fino all’ultimo lavoro di Ariel Pink, prima che lo stesso controverso artista californiano fosse travolto da un’ondata di polemiche in seguito alla sua partecipazioni ai rito di Capitol Hill di inizio 2021 e allontanato appena due giorni dallo staff della label fondata nel 2009 a Greenpoint da Keith Abrahamsson e Andres Santo Domingo.

L’Rain non è arrivata nel periodo di massima popolarità di Mexican Summer, ma condivide e interpreta a pieno quell’approccio trasversale, eclettico, contaminato e psichedelico tipicamente Brooklyn Anni Zero, rivisitato con un approccio elettronico sperimentale e “aperto”.

Taja è nata anche lei a Brooklyn, cresciuta qualche miglio più a sud, per l’esattezza a Great Heights con genitori e nonni che negli anni 50 gestivano un jazz club di quartiere, una passione ereditata da suo padre Wyatt, impegnato in attività legate alla promozione musicale in realtà come Select Records e Kiss FM. La madre Lorraine, un’insegnante di Brooklyn, è anche l’origine del nome L’Rain scelto da Taja come nickname dopo la sua prematura scomparsa prima del discorso d’esordio del 2017. Fin da piccola, iperstimolata da questa passione familiare per ka musica e arti performative , Taja aveva studiato danza moderna e classica, studiato pianoforte, violoncello prima di darsi al basso e all’elettronica. All’università prova a frequentare Yale per studiare musica, ma la mancanza di “divercity” nei programmi la convince a trasferirsi in un corso in American Studies che le consente di specializzarsi in culture visuali, musicali, letterarie e perofrmative.

Di ritorno nella sua città nel 2013, dopo una breve parentesi con la band Throw Vision, Taja diventa curatrice di mostre, spazi culturali e installazioni, come la Funk, God Jazz and Medicine: Black Radical Brooklyn, una stazione radio montata su una cadillac rosa parcheggiata davanti alla fermata di Utica Avenue della metropolitana, nel cuore di Bed-Stuy come tributo all’attivista comunitario di Brooklyn Jitu Weusi e alla storica organizzazione nazionalista afroamericana The East. Nello stesso anno, il 2014, aveva collaborato a un’altra performance dai forti connotati sociali, “The Kara Walker Experience: We Are Here” all’interno della storica fabbrica in disuso Domino di Williamsburg.

Nel 2016 torna a gravitare nel mondo della musica iniziando la sua proficua collaborazione con MOMA PS1 che farà da preludio al suo brillante esordio eponimo, L’Rain, un album solista del 2017 dove si occupa in autonomia di voci, tastiere, synth, chitarre, base e percussioni con il prezioso aiuto di Alex Goldberg, Jeremy Powell, Andrew Lappin e Kyp Malone dei TV On The Radio nelle vesti di co-produttori.

Nel nuovo album Fatigue, la pletora di collaboratori si allarga a venti musicisti e produttori che riescono a mettere meglio a fuoco il talento di una compositrice creativa ed eclettica come non se ne sentivano da un po’ nella scena musicale di Brooklyn, se escludiamo quel mondo dell’elettronica e dell’avanguardia cui Taja aspira con merito a diventare uno dei nomi di punta della scena.

Pop orchestrale, suggestioni ambient-psichedeliche, il calore del neo soul rimescolato e destrutturato attraverso intuizioni elettroniche complesse e a tratti ostiche e un retrogusto jazz molto notturno fanno di Fatigue uno degli album più intriganti del 2021.

C’era un tempo in cui bastavano pochi secondi per identificare delle sonorità come sonorità da Brooklyn, dagli Animal Collective ai Black Dice, dai Dirty Projectors ai Grizzly Bear passando per i menzionati TV On The Radio, giusto per fare una rapidissima carrellata.
E sarebbe difficile e pretenzioso riportare in auge quella golden age in tempi brevi.

Ma lavori come quello di L’Rain hanno il sapere di una rinascita simbolica, e di questi tempi ce n’è davvero bisogno.

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