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Dacia Maraini e “italytime” portano Pinocchio a New York

Lo spettacolo dell'associazione "italytime", con testi di Dacia Maraini, Silvia Calamai e Paolo Tartamella, andrà in scena nell'Our Lady of Pompei Theater

A sinistra Dacia Maraini, a destra una rappresentazione del Grillo Parlante, personaggio di Pinocchio.

Per il secondo anno consecutivo, la scrittrice Dacia Maraini ha accettato di lavorare ad un copione originale per l'associazione "italytime". Il risultato è una versione di Pinocchio che assembla le visioni di tre autori: con lei, hanno lavorato anche Silvia Calamai e Paolo Tartamella. Un progetto ambizioso, che unisce al teatro l'uso di clip video e foto

Febbraio è diventato un mese ad alta intensità per Vittorio Capotorto. Ma anche per Maureen Gonzalez, le due persone che reggono il peso dell’associazione teatrale italytime, coadiuvati dai preziosi volontari del Team. Capotorto come regista ed epicentro dell’attività artistica ed organizzativo-produttiva, Gonzalez come traduttrice ed assistente artistico-organizzativa. Febbraio è infatti il mese in cui si prepara lo spettacolo scritto da Dacia Maraini. Per il secondo anno consecutivo, quindi, la scrittrice ha accettato di lavorare ad un copione originale per italytime. In questo caso, il progetto è impegnativo: la scrittura scenica di uno degli episodi Pinocchio, più l’assemblaggio di questo con i testi affidati a Silvia Calamai e Paolo Tartamella. Maraini ha personalmente scritto quello del salvataggio di Pinocchio ad opera della Fata Turchina, ed ha poi amalgamato i capitoli del Gatto e la Volpe (autrice Calamai) e quello in cui Pinocchio diparte alla volta del Paese dei Balocchi (autore Tartamella).

“È un lavoro complesso, ben oltre il limite delle nostre risorse umane e finanziarie – esordisce Capotorto – perché siamo in presenza di ambienti molti diversi e tanti personaggi. Ovviamente italytime intende dare il massimo per Dacia Maraini, ormai nostra madrina artistica, che ha abbracciato la nostra esistenza senza riserve e senza chiedere nulla in cambio. Per cui, creare uno spettacolo di risonanza, artisticamente solido e creativo che le dia merito, è il minimo che si possa fare. Infine, vogliamo mostrare anche chi è italytime, perché quando abbiamo Dacia con noi, il teatro scoppia di pubblico e godiamo di un’attenzione speciale”.

Nella prefazione inserita nel programma di sala, Maraini non nasconde che la proposta iniziale la lasciò interdetta: “Vittorio mi chiese di scrivere un terzo del copione; ma perché un terzo…”. Capotorto spiega: “Impensabile chiederle di scriverci un testo non breve, in quanto lei è assediata dagli impegni di scrittura e promozionali. Per cui ho studiato una forma di spettacolo che la coinvolgesse senza opprimerla: tre visioni di altrettanti autori su alcuni passaggi fondamentali della storia di Pinocchio. Dacia ha scelto alcuni capitoli del romanzo originario di Collodi, uno è stato affidato a Paolo Tartamella, che da anni scrive per italytime, lei ha coinvolto anche Silvia Calamai”. Maraini ricorda comunque di aver trovato l’idea interessante, originale e con un suo fascino. “Quando ho ricevuto il testo di Tartamella ho capito che poteva funzionare. Mi sono rivolta a Silvia Calamai con cui anni fa ho lavorato in un teatro femminile alle porte di Firenze. Lei non era più attiva come drammaturga, impegnata com’è con l’attività di docente universitario e di madre. Sono felice che abbia accettato perché la sua parte di Pinocchio è bella, divertente, e con un ritmo perfetto”. È nato così “Three Eyes on Pinocchio”, in scena nello spazio teatrale di italytime ad inizio marzo nel West Village.

“Siamo un’associazione teatrale nonprofit off-off Broadway, con i limiti che comporta questa attribuzione. L’allestimento delle tre scene relative ai tre episodi spazia tra boschi, campi dei Miracoli, una cittadina toscana di fine Ottocento, un viaggio di bambini su un carro trainato da asini, il Paese della Cuccagna, trasformazioni varie… Si tratta di una sfida finanziaria, in termini di costumi ed apparato scenico, che farebbe felice un regista di Broadway, ma che costringe noi ad usare altre forme di scena, come clip video e foto. Abbiamo dovuto lavorare di fantasia e richiederemo al pubblico di usare la sua di fantasia. Non siamo fra i teatri di 42nd Street, Pinocchio e Lucignolo si tramuteranno in asini senza effetti hollywodiani. Come teatro italiano abbiamo i nostri generosi sostenitori, ma ne avremmo bisogno in maggior numero. Non si tratta solo di soldi, ma anche della capacità di istituire una serie di ruoli e funzioni intermedi che sono cruciali all’espletamento dell’attività teatrale, dagli assistenti alla regia, a chi esce per strada e realizza i video, a chi coinvolge la stampa”. Capotorto ha però trovato un gruppo di attori “di estrema professionalità”, nonostante alcuni abbiano appena finito l’accademia. Hanno entusiasmo e grande applicazione, soprattutto talento, che serve non poco per i personaggi della fantasia di Collodi.

Calamai racconta di aver ricevuto la proposta accanto al binario 4 della stazione di Arezzo, dove ha accolto Maraini, diretta verso una conferenza all’Università della città: “Dacia ha scelto il capitolo giusto per me, quello del Gatto e la Volpe. Il mio occhio su Pinocchio significa immaginare due creature divertenti e giocose che, a loro volta, si divertono”.

Anche il terzo autore, Paolo Tartamella, è rimasto entusiasta: “Sono stato il più fortunato perché Pinocchio e Lucignolo trascorrono cinque mesi nel Paese dei Balocchi, cinque mesi di cui Collodi non racconta nulla. Ho quindi goduto di libertà inventiva. Ho comunque dovuto vincere la tentazione di immergere Pinocchio in situazioni a noi contemporanee, tentazione che probabilmente deriva dal costante riferimento di come trascorrono il tempo i miei figli, di 11 e 14 anni. Ho invece dovuto attenermi alla principale indicazione di Maraini, che voleva ci riferissimo alla storia pubblicata da Collodi nel 1881, e che possiede dei forti riferimenti toscani. Non nascondo che nella mia prima stesura Lucignolo, un bambino con scarsa voglia di studiare, si esprimeva anche in dialetto, una caratteristicha che Maraini ha voluto che eliminassi nel rispetto, appunto, del romanzo originale”.

Se i testi seguono il tragitto narrato da Collodi e riportano sul palcoscenico i suoi tradizionali personaggi, Capotorto ha comunque capovolto l’ordine degli addendi nell’assegnazione dei ruoli. Pinocchio è interpretato da un’attrice, per giunta della Repubblica Dominicana, ed il regista ha intenzionalmente scelto altre giovani attrici anche per alcuni ruoli intuitivamente maschili, con l’eccezione del Cocchiere: “Non ho avuto titubanze soprattutto su Pinocchio. Si tratta di un personaggio universale, che segue l’universale percorso della trasformazione da bambino ad adulto, circondato dagli universali pericoli umani e d’ambiente che esistono ovunque nel mondo”.

“Three Eyes on Pinocchio” (testi di Dacia Maraini, Silvia Calamai e Paolo Tartamella) sarà in scena a cura di italytime nell’Our Lady of Pompeii Theater – Centro Culturale Italiano (25/B Carmine Street, New York, NY 10014), il 2, 3, 8, 9 e 10 marzo alle 8 PM. È indispensabile acquistare i biglietti on-line in quanto i posti sono limitati.

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