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Cosa dirà la gente? Il divario tra tradizione e modernità.

Nel film della regista Iram Haq il senso dell'onore di una famiglia pachistana avrà un prezzo alto per la giovane figlia

di Imma Tuccillo Castaldo
Il secondo lungometraggio di Iram Haq, cineasta norvegese, è un coming-of-age che racconta, a tratti in modo provocatorio, il difficile percorso di emancipazione di una giovane donna di origine pachistana.

Cosa dirà la gente (titolo originario What The People Say) è la seconda opera filmica di Iram Haq, regista, sceneggiatrice ed attrice norvegese di origini pachistane. Il film, già presentato alla 42esima edizione del Festival di Toronto nel settembre del 2017, in Italia è distribuito da Lucky Red ed uscirà nelle sale il prossimo 3 maggio.

A quasi cinque anni di distanza dall’applaudito esordio con  I Am Yours, Haq narra in 107 minuti di dialoghi in urdu e norvegese, con sottotitoli in italiano, una storia ispirata da eventi vissuti in prima persona, fatta di contrasti culturali, di genere, generazionali e cromatici, restituendo in maniera sincera e matura il dramma,  vissuto dai due protagonisti: Nisha, interpretata dalla brava Maria Mozhdah, al suo primo ruolo importante, e suo padre Mirza, vestito dal convicente Adil Hussain, conosciuto ai più per Life of Pi del 2012, diretto da Ang Lee.

Hap li espone entrambi ad una vita da funamboli, la cui fune è tesa tra opposti irrimediabili: due paesi, Norvegia e Pakistan; due modi di concepire l’essere comunità; due modelli di architettura urbana; ‘due nature’ che si svelano in riprese di panorami anche cromaticamente distanti: da una parte le tonalità fredde e taglienti del nord, dall’altra gli arancioni saturi, l’aria tremula di umidità che veste di lucido la pelle in Pakistan.

Una scena dal film “What Will People Say”

Mirza è un marito ed un padre di famiglia. Immigrato da molti anni in Europa è soddisfatto della posizione dignitosa raggiunta tanto nel contesto ospite che nella comunità pachistana trapiantata, come lui, in Norvegia. Onora le responsabilità verso i parenti lontani e coltiva il sogno di vedere i propri figli studiare e laurearsi in occidente, per riscattare i sacrifici fatti e sorriderne con orgoglio, soprattutto quando parla del futuro della sua preferita Nisha. Nisha adora suo padre ed è un’adolescente, nata e cresciuta a Oslo. Conduce una vita che incarna e realizza, sia pure con difficoltà, quel concetto di métissage, essendo lei di fatto una giovane immigrata di seconda generazione: all’interno della casa rispetta le tradizioni ed i valori della famiglia; fuori con i suoi amici, a scuola, è come tutte le altre adolescenti norvegesi che si diverte, sperimentando le più solite e piccole trasgressioni. Una quindicenne consapevole della segreta doppia realtà che vive e che affida all’audacia della sua giovane età la possibilità di tenerle separate. Ma le due realtà si scontrano drammaticamente quando Nisha ed il suo ragazzo norvegese vengono sorpresi da Mirza nella camera da letto di lei.

Da quel momento in poi è un susseguirsi di violenze verbali e fisiche, di rabbia per la vergogna dello scandalo e di perdita di onorabilità nella comunità, insostenibile per la famiglia e soprattutto per il padre. Nisha resta esposta, sospesa, a tratti contesa, come nudo individuo, dai due mondi che fino a quel momento l’avevano nutrita: la famiglia, la comunità pachistana, le loro tradizioni e la liberale Norvegia.

Rapita dalla famiglia e portata in Pakistan, dopo averla sottratta alla custodia dei servizi sociali, Nisha sperimenta il disorientamento e lo sconforto per quella forzata permanenza in una terra a lei sconosciuta, affidata a parenti che ne dovranno ‘raddrizzare’ il costume e seguirne l’educazione. Sarà ancora un’innocente passione vissuta per suo cugino, interpretato da Ali Arfan, a provocarle ulteriore sofferenza.

Provata ed umiliata, al suo ritorno in Norvegia, Nisha comprenderà che ancora un atto audace, stavolta meditato e consapevole, potrà restituirle la libertà e forse la speranza di ritrovare un giorno l’amore di Mirza, negli occhi lucidi di padre.

 

 

 

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