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“The 13th”: dalla schiavitù all’incarcerazione di massa

"Gli Stati Uniti posseggono soltanto il 6% della popolazione mondiale, ma il 25% del numero totale di detenuti sul pianeta"

Nel film viene sottolineato come la schiavitù sia stata abolita per tutti, tranne che per i detenuti racchiusi nelle prigioni americane, dove il loro lavoro è diventato un grande business

A uno dei tanti aggiornamenti per docenti, il nostro preside ci ha fatto guardare il travolgente documentario americano “The 13TH”(2016) diretto dalla regista Ava DuVernay.

Ava DuVernay (dal sito en.wikipedia.org)

Il titolo del documentario si fonda sul Tredicesimo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, il quale è stato ratificato nel 1865 e vieta la schiavitù e il lavoro forzato come punizione per un crimine: “Né schiavitù o servitù involontaria, eccetto che come punizione per un crimine per cui il soggetto dovrà essere debitamente incarcerato, esisterà sul suolo degli Stati Uniti, o in ogni altro luogo soggetto alla sua giurisdizione.” (Neither slavery nor involuntary servitude, except as a punishment for crime where of the party shall have been duly convicted, shall exist within the United States, or any place subject to their jurisdiction).

Un film nel quale Ava DuVernay affronta le diseguaglianze razziali e dimostra come funziona il sistema delle prigioni americane, nelle quali la maggior parte dei prigionieri è di origine afroamericana. Nel film viene sottolineato che la schiavitù è stata abolita per tutti tranne che per i detenuti racchiusi nelle prigioni americane, dove il loro lavoro è diventato un grande business.

La tesi del film è che il sistema americano ha adoperato la carcerazione come strumento di controllo e oppressione delle minoranze afroamericane, evidenziando che negli Stati Uniti la pratica della schiavitù ha continuato ad esistere tramite la criminalizzazione sin dalla fine della guerra civile americana.

Dopo la guerra civile del 1861-1865, fu introdotto un sistema per assumere i prigionieri che, di fatto, continuava la tradizione della schiavitù. Gli schiavi liberati erano accusati di non aver eseguito i loro impegni di mezzadria, dal latino tardo che indica “colui che divide a metà”, come ad esempio coltivare la terra di qualcun altro in cambio di una parte del raccolto. Oppure arrestati per piccoli furti che non erano quasi mai provati.

I prigionieri neri erano usati per la raccolta del cotone, per il lavoro nelle miniere e per la costruzione delle ferrovie. In Alabama il 93% dei minatori erano neri. Nel Mississippi, un’enorme prigione simile alle vecchie piantagioni di schiavi sostituì il sistema di reclusione dei detenuti. Era la Mississippi State Penitentiary (MSP), una piantagione penitenziaria più antica nota come Parchman Farm, esistita fino al 1972. L’unica prigione di massima sicurezza per soli uomini nello stato del Mississippi.

‘The 13th” è una prova di quanto l’istituzionalizzazione del razzismo in America sia viva e vegeta nei confronti delle persone nere, portandoli all’incarcerazione di massa e facendoli poi lavorare per il profitto delle grandi corporazioni nelle carceri. Ma anche un riassunto di rappresentazioni offensive e disumanizzanti di stereotipici ed eventi razzisti; vengono descritte le leggi e l’era dei diritti civili, e come sono stati redatti e implementati i meccanismi della legislazione di incarcerazione di massa da presidenti Nixon, Reagan, Bush, Clinton e Bush jr.

Anche la guerra alle droghe imposta dai politici si concentra sulle comunità di minoranza e afroamericane e non su quelle ricche e bianche, in particolare la politica organizzata da Richard Nixon e Ronald Reagan nelle loro “battaglie” contro crimine e droga, fino ad arrivare alla politica del presidente attuale Donald Trump.

Perché la preside ci ha fatto vedere questo film documentario? Per farci riflettere su come sono trattati gli studenti di colore nelle scuole. Alla fine del film ci ha domandato: Riflessioni su quello che avete visto? Qualcosa del video che vi ha fatto riflettere su cosa facciamo noi nelle scuole?

All’inizio nessuno aveva il coraggio di rispondere. Poi la preside ha detto: “Quando uno studente non si comporta bene viene espulso dalla classe e mandato in una classe chiamata “S.A.V.E.” questo lo condiziona e piano piano lo studente si abitua ad accettare le conseguenze del suo comportamento ma non ad eliminarlo”.

Troppo spesso gli studenti di colore che sono espulsi dalla classe non hanno genitori che vanno a scuola a parlare con il preside o il consulente scolastico per risolvere il problema di comportamento, e così il loro problema di condotta continua e si ripete da una classe all’altra e peggiora con gli anni, fino ad arrivare al punto che questi studenti smettono di frequentare la scuola e finiscono per strada. Invece quando si espelle uno studente bianco, i genitori arrivano subito a scuola e chiedono di parlare con il docente che lo ha espulso, e quasi sempre danno la colpa al docente e non allo studente.

La regista Ava DuVernay ha approfondito la sua documentazione sul sistema americano di incarcerazione, in particolare su come il complesso industriale del carcere colpisce le persone di colore. Una documentazione potente che scuote e sfida le nostre idee e le opinioni sulla razza, sulla giustizia e sull’incarcerazione di massa negli Stati Uniti.

Inoltre dimostra il comportamento e il potere della polizia nell’arrestare i poveri senza contratti di lavoro e diritti, i quali dopo essere stati arrestati sono costretti a lavorare nei penitenziari per lo stato.  L’analisi di Ava DuVernay non potrebbe essere più tempestiva né più esasperante sul potere che la supremazia bianca ha continuato ad avere per secoli.

Chi sono le cooperative che investeno nelle carceri?

Almeno 37 stati hanno legalizzato il contratto di lavoro carcerario da parte di società private che gestiscono le loro produzioni all’interno delle prigioni statali.

Cooperative come la IBM, Boeing, Motorola, Microsoft, AT&T, Wireless, Texas Instrument, Dell, Compaq, Honeywell, Hewlett-Packard, Nortel, Lucent Technologies, 3Com, Intel, Northern Telecom, TWA, Nordstrom’s, Revlon, Macy’s, Pierre Cardin, Target Stores, J.C.Panny, Victoria’s Secret, e molte altre.

Tutte queste aziende sono entusiaste di aver generato il boom economico con il lavoro carcerario. Solo tra il 1980 e il 1994 i profitti sono passati da $ 392 milioni di dollari a 1,31 miliardi. I detenuti nei penitenziari statali ricevono generalmente il salario minimo per il loro lavoro, ma non tutti.

In Colorado ottengono circa $ 2 all’ora, ben al di sotto del minimo, e nelle prigioni gestite privatamente ricevono un minimo di 17 centesimi all’ora per un massimo di sei ore al giorno, l’equivalente di $ 20 al mese.

La prigione privata più pagata è la CCA nel Tennessee, dove i prigionieri ricevono 50 centesimi all’ora, e per quelle che chiamano “posizioni altamente qualificate”, possono guadagnare 1,25 dollari l’ora e lavorare otto ore al giorno, e talvolta fare degli straordinari. In queste situazioni i detenuti possono mandare a casa $ 200 – $ 300 al mese.

Negli USA il novantasette percento dei 125.000 detenuti federali sono stati condannati per reati non violenti. Si ritiene che oltre la metà dei 623.000 detenuti nelle carceri municipali o provinciali siano innocenti dei crimini di cui sono stati accusati. Di questi, la maggior parte è in attesa di processo. Due terzi del milione di prigionieri statali hanno commesso reati non violenti, e il 16% dei 2 milioni di prigionieri del paese soffrono di malattie mentali.

I dati affermano che negli USA un afroamericano su quattro finisce in carcere, e uno stato sa quante prigioni costruire dai punteggi degli esami statali della quarta elementare.

La nostra preside ci ha fatto guardare “The 13th” per educarci sul razzismo e sulla discriminazione, e farci riflettere sui diversi modi in cui un docente può discriminare in classe i propri studenti, spesso senza rendersene conto. Dietro i problemi di comportamento di uno studente ci sono sempre dei motivi e i docenti hanno la responsabilità di aiutare e di educare questi ragazzi, che crescono in famiglie povere e svantaggiate, aiutandoli a vedere un futuro migliore di quello in cui sono cresciuti.

La cosa giusta da fare nelle scuole è quella di fare di tutto per istruire questi studenti con problemi di vario tipo ad avere fiducia in sé stessi e ad incoraggiarli allo studio. Solo così si può creare una scuola e una società migliore e non eliminandoli dalla classe e sospendendoli dalla scuola spianando per loro la strada verso i penitenziari.

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