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“Mamma + Mamma”: la regista Karole di Tommaso racconta il grande tabù italiano

Karole di Tommaso presenta alla Festa del Cinema di Roma (sezione «Alice nella città») un film ispirato alla sua storia personale

di Paola Medori
La regista racconta il desiderio di maternità di due donne, Karole e Ali. Il loro viaggio in Spagna per realizzarlo, fino alla gioia della nascita di Leon via procreazione assistita. Ma anche i paradossi, i dubbi e le contraddizioni di questo percorso, purtroppo ancora negato nel nostro Paese

Mamma + Mamma di Karole Tommaso con Linda Caridi e Maria Roveran

Presentata alla Festa del Cinema di Roma, ad Alice nella città (Panorama Italia), Mamma + Mamma, opera prima di Karole di Tommaso ispirata alla sua storia personale. La regista racconta il desiderio di maternità di due donne, Karole e Ali. Il loro viaggio in Spagna per realizzarlo, fino alla gioia della nascita di Leon via procreazione assistita. Ma anche i paradossi, i dubbi e le contraddizioni di questo percorso, purtroppo ancora negato nel nostro Paese. «Volevo raccontare una storia d’amore. E dire che i sogni si avverano e non bisogna mai smettere di crederci. Non esiste solo il mondo che ci descrivono attualmente i politici, c’è un punto di vista diverso», sottolinea la regista. In bilico tra dramma e commedia il film, con protagoniste le giovani attrici Linda Caridi e Maria Roveran, insieme a persone, amici e parenti che appartengono alla vita della regista e della sua compagna, ripercorre le difficoltà di un amore gay e la voglia di prendersi cura di qualcuno, superando le discriminazioni di genere.

Come nasce l’idea del film che mescola realtà e fiction?
“La sceneggiatura è iniziata con un diario. Vengo da un’osservazione molto lunga dei personaggi che sono appunto la nostra famiglia. Ho avuto la possibilità di raccontare soprattutto i difetti perché volevo restituire non un mondo patinato, ma contestualizzato nella società in cui viviamo con temi di sottofondo come il precariato”.

Il titolo del film inizialmente doveva essere La bambina sintetica. Come mai ha scelto Mamma + Mamma?
“Perché i bambini nati con l’inseminazione assistita li chiamano così. Ho iniziato a scrivere sul diario le mie riflessioni. Volevo comporre una storia che fosse come un promemoria, fallo per tutti quei bambini definiti in questo modo. Non sono sintetici ma frutto dell’amore, e finalmente è arrivato anche il titolo giusto”.

In questo momento il film possiede un grande valore politico. Non trovi?
“Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura ho pensato che dovevo sbrigarmi e infatti andando avanti la realtà sociale è diventata ancora più drammatica. E’ un film che nasce essenzialmente per incoraggiare gli altri ad essere liberi, tutti insieme, avendo il diritto di esserlo. Anche se non vedo in Italia molti film come il mio”.

Sono solo 14 i paesi in Europa dove le adozioni gay sono completamente legittimate. Crede che ci sarà uno spiraglio anche in Italia?
“Me lo auguro. Ma non credo che questa vittoria sia dietro l’angolo, come i manifesti ProVita: ‘Due uomini non fanno una madre’ che abbiamo visto sparsi per Roma. Dovevano essere tolti invece sono rimasti ancora per tanto tempo. La cosa più grave è che non danno solo voce a chi la pensa diversamente, perché la diversità può anche essere bellezza, ma fanno del male ai bambini che sono nati così e in Italia sono circa 100.000”.

Il Ministro per la Famiglia e la Disabilità, Maurizio Fontana qualche mese fa con le sue dichiarazioni su unioni civili, gay, aborto e pro life che indeboliscono il concetto di famiglia ha sollevato un polverone, cosa ne pensa?
“Il suo concetto di famiglia, in questo caso definita omogenitoriale, ci porta a fare un passo indietro. In uno Stato laico ci si deve prendere cura di tutti, ma ho la sensazione che ci si occupi solo delle persone che la pensano in un certo modo, cercando di allineare tutti cittadini verso un unico pensiero e questo è molto pericoloso”.

Cosa possiamo fare per impedirlo?
“Portare alla luce un tema, come quello del desiderio di maternità per due donne, con leggerezza e dolcezza. Ci siamo raccontate per quello che siamo con i nostri difetti e i lati d’ombra, senza stereotipi di perfezione.  Nonostante abbia costruito una favola, la mia storia non è come quelle rosa di Instagram”.

Cosa è per te la maternità?
“È generosità. E’ darsi all’altro. Prendersi cura dell’altro. Dobbiamo essere liberi ed avere il coraggio di essere noi stessi fino in fondo. Senza paura e vivere apertamente. C’è spazio per tutti”.

Quale è l’obiettivo di Mamma + Mamma rispetto alle continue provocazioni politiche e sociali contro le persone LGBT?
“Da artisti abbiamo un dovere preciso: dare una voce diversa e non cedere a queste provocazioni. Siamo chiamati a fare questo e non rispondere a degli attacchi. Saremo sempre diversi da queste persone. Noi siamo accoglienti. Non vogliamo auto costruirci una gabbia, ma dire che esiste un punto di vista diverso e regalarlo a chi non ha fatto questo percorso”.

In questi giorni sono state presentate alcune pellicole che trattano il tema della rieducazione degli omosessuali e le terapie di conversione. Negli Stati Uniti sono ben 36 gli Stati che la praticano, in Italia esistono terapie del genere?
“I miei parenti non ci hanno provato con me. C’è anche molta gente illuminata ma sicuramente ci sono. Spero solo in qualche scantinato, senza farsi vedere. E’ notizia di poco tempo fa che il Papa ha detto che fino ad un certo punto per un atteggiamento sessuale ci possono essere delle terapie. Se una delle persone più potenti della terra parla in questo modo non c’è molto margine per agire e cambiare”.

 

 

 

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