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Il duo comico Stan & Ollie e le cheerleaders protagonisti a Roma

La nostra recensione di "Green Book", "The Girl in the Spider’s Web", "Stanlio & Ollie", "Daughters of the Sexual Revolution"

di Paola Medori e Monica Straniero
La Festa del Cinema di Roma continua con un omaggio al duo comico Stan & Ollie, la storia di un italoamericano razzista che si trova a lavorare per un nero, la creazione del mito delle cheerleaders e il sequel di Millenium

Green Book di Peter Farrelly

Di Paola Medori

Centra nuovamente l’obiettivo il fuoriclasse Viggo Mortensen con la sua straordinaria interpretazione nel film di Farrelly che gira un road movie nel profondo Sud dell’America, dove il razzismo era ancora profondamente radicato. L’attore newyorchese di origini danesi, 60 anni appena compiuti, rischia di accaparrarsi la statuetta d’oro, dopo aver vinto il premio del pubblico al Festival di Toronto. Protagonista insieme a Mahershala Ali (Oscar per Moonlight), della vera storia di un’amicizia nata nel 1962 fra un raffinato pianista afroamericano Don Shirley (Ali), che abita a New York in un appartamento sopra il tempio della musica Carnegie Hall, e il buttafuori italo americano Tony Vallelonga (Mortensen), detto Tony Lip, ingaggiato per fargli da autista e risolvere situazioni pericolose durante un tour. Se inizialmente si studiano e non si capiscono, durante i lunghi spostamenti in macchina, iniziano a conoscersi, si confrontano e superano le radicate barriere raziali. E i loro due mondi, black and white, vanno oltre i pregiudizi. “Non vinci mai con la violenza. Vinci se mantieni la dignità”, in questa frase c’è tutta l’essenza del film. Accolto a Roma come un divo Viggo Mortensen, che per la parte è ingrassato quindici chili, ha definito Green Book come ” una storia incredibile, mi ha fatto ridere e piangere. Ero un po’ teso perché non sono italiano e sentivo molto la responsabilità di rendere al meglio questo personaggio, senza trasformarlo in una caricatura. Mi ha molto aiutato la famiglia di Tony, con cui ci siamo capiti subito, a tavola, mangiando insieme per cinque ore. Quando poi li ho visti commuoversi sul set, ho capito che era andata alla grande”.

 

The Girl in the Spider’s Web di Fede Alvarez

di Paola Medori

Duelli corpo a corpo, inseguimenti adrenalinici e colpi di pistola nel nuovo film della saga Millennium, tratto dal quarto libro, non più scritto dallo scomparso Stieg Larsson ma da David Lagercranz. Finalmente Lizbeth Salander, l’hacker punk con i piercing che punisce gli uomini violenti con le donne, è tornata. A vestire i panni total black della giustiziera è l’attrice inglese Claire Foy, l’ex Elisabetta II protagonista della serie tv “The Crown” mentre l’attore svedese Sverrir Gudnason è il giornalista vecchio stile Mikael Blomkvist. Senza super poteri combatte contro una rete di spionaggio composta da criminali violenti, capeggiati da Camilla (Syvia Hoeks), sorella oscura e crudele di Lisbet, che vuole appropriarsi dei sistemi di difesa nucleare online. Spy story noir, definita “alla James Bond, ma un po’ folle” dallo stesso regista, nella quale Lizbeth Salander dovrà fare i conti con un passato difficile. Film di puro intrattenimento grazie alla performance della Foy che, rispetto al suo personaggio, rifiuta il cliché di supereroina come fonte d’ispirazione per l’attrice: “Se la tagli sanguina. Morde e graffia e fa tutto il possibile per resistere. Il suo potere è la sua volontà. Quello che ho ammirato in Lisbeth è la sua volontà di sopravvivenza. Può affrontare un uomo molto più forte di lei sapendo che perderà perché ha delle qualità come l’intelligenza e la velocità che la rendono fiduciosa, un po’ come Davide con Golia”.

Stanlio & Ollie di Jon S. Bird

di Monica Straniero

Il titolo è chiaro: l’intento del regista è indagare la storia che si nasconde dietro le due icone e rivelare le verità fondamentali che vanno oltre i rispettivi personaggi cinematografici. Perché Stan & Ollie, il più grande duo comico della storia del cinema con alle spalle più di 100 film, non sono stati molto amici quando erano all’apice del successo a Hollywood. Il film non traccia la biografia raccontando cronologicamente la vita dei due comici, ma sceglie di mettere in luce uno specifico aspetto della loro esistenza. Siamo negli anni ’50, Laurel e Hardy ormai invecchiati e lontani dalle luci di Hollywood, decidono di intraprendere una tournée teatrale in Gran Bretagna. Si esibiscono in teatri semivuoti e dormono in alberghi economici ma non perderanno la forza creativa per tornare a conquistare nuovo pubblico. È questo il periodo in cui il legame tra i due si consolida ed emerge una profonda amicizia. La chiave della riuscita del film non sta solo nel trovare due attori, Streve Coogan e John C. Reilly, in grado di incarnare alla perfezione la coppia, ma di mettere in luce la natura speciale della loro partnership, di rivelare la loro vera personalità. A rendere perfetto un film che rischiava di cadere nei cliché dei biopic di vita vissuta, è la meticolosa ricostruzione dei alcuni numeri più famosi nel tessuto delle vite del suo comico.

Il risultato è un film capace di attrarre anche chi non conosce il duo e di trasmettere il grande contributo che Stanlio e Ollio hanno dato ad un genere di comicità che vediamo ancora oggi.

Daughters of the Sexual Revolution: The Untold Story of the Dallas Cowboys Cheerleaders di Dana Adam Shapiro

during the game at Cowboys Stadium on November 3, 2013 in Arlington, Texas.

di Paola Medori

Il documentario del regista americano candidato all’Oscar è ritratto potente e accattivante delle mitiche cheerleaders della squadra di football texana, nato in uno degli stati più bigotti d’America ancora sotto shock dopo l’omicidio di John Kennedy. Il film offre un punto di vista diverso sul controverso fenomeno della cultura pop delle cheerleader, diventate delle icone della rivoluzione sessuale degli Stati Uniti. Indipendenti, instancabili lavoratrici, laureate e impegnate hanno demolito il femminismo che le voleva emblema dei desideri degli uomini. Tra immagini di repertorio, come l’indimenticato occhiolino di Gwenda Swearingen al SuperBowl del ’75, passando il supporto alle truppe in Corea, fino all’arrivo del nuovo proprietario, Jerry Jones, che cambiò completamente il corso di quel fenomeno nazionale, ricordando con i suoi atteggiamenti Donald Trump, emerge una immagine completamente diversa sotto i lustrini e pon pon. Una visione davvero lontana dai comuni stereotipi. Il documentario è sorretto dalle trascinanti dichiarazioni di Suzanne Mitchell, l’esplosiva “mamma” un po’ Sergente Hartman di Full Metal Jacket che diresse le ragazze, trasformandole in un incredibile fenomeno mediatico che fece impazzire l’America.

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