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Per il Carnevale più antico e “de soca”, bisogna andare a Verona

Pensavate che Verona fosse attraente per Romeo e Giulietta o l'opera all'Arena? Invece bisogna conoscere anche il Papà del Gnoco

La campagna elettorale di Fox e Donald per il carnevale di Verona

Alcuni veronesi hanno temuto che “Il Bacanal del Gnoco” rischiasse di trasformarsi in un gay pride, ma a carnevale ogni scherzo vale...

Verona è una città internazionale, tra turismo e arte. Ma si respira l’aria della provincia più chiusa. Verona vanta il carnevale più antico d’Europa (dal 1531), ma deve rimanere una cosa di famiglia. E pazienza se la visibilità preferisce Venezia o Viareggio e l’intervento dell’ex consigliere di Obama è visto come intrusione.

IL CARNEVALE

Il papà del gnoco

La maschera più famosa è il Papà del Gnoco, un sire con tanto di corona e scettro (una forchetta che infilza uno gnocco, appunto) che si rifà alla figura di Tommaso da Vico, medico che nel ‘500 aiutò ad evitare una sanguinosa rivolta durante una carestia seguita ad un’inondazione dell’Adige e all’invasione dei Lanzichenecchi. Da Vico lasciò un legato nel suo testamento affinché ogni anno l’ultimo venerdì di carnevale si acquistassero generi alimentari per il popolo. Per impersonarla bisogna avere alcuni requisiti. Per votare invece basta essere maggiorenni, stop. Diventare Papà del Gnoco può darti molta importanza in città, a livello sociale. Si sarà sempre riconosciuti come un veronese “de soca”, cioè tutto d’un pezzo.

Da Vico donò viveri tra cui i macaroni, gli antenati degli gnocchi. Il condimento tipico è la pastisada de caval (un’eresia negli Usa), ma spesso si usa il normale pomodoro. Lo scorso 1 marzo si è celebrato il venerdì gnocolar, con la grande sfilata per la città. Sette chilometri di percorso, quasi 100 carri e migliaia di maschere.

Fox

CAMPAGNA ELETTORALE

E’ prassi che i candidati si impegnino in una vera e propria campagna elettorale. Che di solito rimane confinata nello storico quartiere di San Zeno.

Quest’anno però, per la 489esima edizione, tra i candidati a vestire il broccato e la corona c’era anche un dichiarato attivista LGBT (Sebastiano Ridolfi detto Fox). Una curiosità che ha ravvivato il dibattito in città. La candidatura di Fox ha creato scompiglio e una strana tensione, mista a timore, da parte dei più integralisti conservatori del carnevale. “Non vogliamo che trasformi la nostra tradizione in un gay pride”. Ma Ridolfi è innanzitutto un veronese, un appassionato di carnevale che due anni fa scelse di travestirsi da Donald Trump – con tanto di famiglia al seguito e slogan – avendo grande successo.

Fox non ha mai detto di voler trasformare “il Bacanal del Gnoco” in un gay pride – che peraltro organizzò pochi anni fa per la prima volta in Veneto -, ma ha idee molto aperte, come quella ad esempio di aprire le candidature anche alle donne. E questo spaventa il paese-Verona. E’ un digital manager e ha dato vita ad un bellissimo e corretto duello social con il contendente, Francesco Gambale detto Franz (vicino agli ambienti di estrema destra), che poi ha avuto la meglio.

Franz

ENDORSEMENT

Tra i vari appoggi ufficiali arrivati ad entrambi da parte di molti vip nazionali (Ivana Spagna e Philippe D’Averio, ad esempio), Fox ha ricevuto anche quello di Stuart Milk, consigliere di Obama per i diritti civili, conosciuto di persona a Verona proprio durante il gay pride organizzato dallo stesso Fox nel 2015. “Having had the honor to work with Sebastiano Ridolfi  – ha scritto Milk, nipote del leader dei diritti civili Harvey, la prima persona apertamente gay ad essere eletta ad una carica pubblica in California – and to see his fair and strong leadership first hand, I strongly support his candidacy for Senate of the Carnival  2019“.

La notizia è finita sulla homepage della National Public Radio americana, 41 milioni di utenti al mese. L’articolo scritto da Vicky Hallett – corrispondente in Italia anche del Washington Post – è denso di dettagli. Perché Verona non è solo Romeo e Giulietta ma ai veronesi pare vada bene così.

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