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“Ciò che resta” a proposito di mobbing, shocking e altre amenità al Festival Inscena!

Abbiamo intervistato l'attrice e regista Monica Faggiani, che presto a New York col festival del teatro italiano, racconta la sua storia personale

ciòche resta

Monica Faggiani

Un tema delicato, quello dei soprusi nell'ambiente di lavoro: "Quella vicenda mi ha portato ad una vera e propria rinascita che è passata anche e soprattutto attraverso la scrittura di questo testo"

In scena il primo maggio al Bernie Wohl Center/Manhattan alle  7:30 pm, selezionato per il festival italiano di teatro a New York, questo spettacolo offre la possibilità di riflettere con ironia e divertimento su un tema di cruciale importanza per la nostra società: il mobbing.
Da qui l’indagine si amplia a tutte quelle relazioni in cui entrano in gioco dinamiche di potere e soprattutto il suo utilizzo distorto e abusante. E la rappresentazione lo fa con riflessioni anche ironiche.

L’aiuto regia è di Silvia Soncini, la grafica a cura di Andrea Finizio, disegno luci di Alessandro Tinelli.
Abbiamo intervistato l’attrice Monica Faggiani, chesi trova per la prima volta impegnata in un progetto anche come autrice e come regista .

Ci racconti la genesi di questo progetto?
“Lo spettacolo nasce in seguito ad una vicenda personale ormai lontana nel tempo: un legame personale e professionale che è degenerato in una assurda vicenda di sopruso e di mobbing.
Ma questo è solo lo spunto perché quello che davvero cerco di raccontare è come quella vicenda, pur stravolgendo la mia vita e pur contrassegnata da un dolore estremo, sia stata invece incipit per una profonda ricostruzione della mia identità.
Quella vicenda mi ha portato ad una vera e propria rinascita che è passata anche e soprattutto attraverso la scrittura di questo testo.
Cominciata quasi per caso e quasi come liberazione è invece diventata testimonianza di quanto si possano sempre trovare le risorse dentro noi stessi e di come si possa fare tesoro di ogni prova che la vita ci impone.
Aver trasformato quel dolore e quella vicenda in un viaggio creativo mi ha nuovamente dimostrato come il Teatro e l’Arte possano essere salvifici!”.

Quali sono i punti di forza dello spettacolo e perché è da vedere?
“La forza dello spettacolo si ritrova principalmente in due cose: la mia storia personale sono riuscita a renderla generale e quindi in qualche modo “universale”. Ogni volta che vado in scena con questo spettacolo si crea un rito condiviso tra me e chi mi ascolta che porta ad una commovente catarsi collettiva. Ciascuno prende il pezzo che gli serve in quel momento della sua vita e se lo porta dietro per cercare di cambiare ciò che nella proprio vita non si trova il coraggio di cambiare.
-tratto questa materia con estrema leggerezza e ironia. E’ uno spettacolo in cui si ride e molto! Perché mi prendo in giro e perché prendo in giro quella cosa che tutti cerchiamo e di cui abbiamo una gran paura: l’amore!”.

Cosa significa per te andare in scena a New York?
“Venire a New York è un sogno che si avvera! Ed una sfida importante perché comunque si esce dalla propria ‘comfort zone’ e si rischia cercando di capire se la propria storia possa interessare anche oltre oceano…Lo spettacolo ha come tema principale il mobbing. Come hai deciso di trattare questo delicato Argomento ?
Sono anni che indago la tematica del mobbing (io sono anche una psicologa e una councelor). E’ un fenomeno subdolo strisciante e soprattutto in largo aumento. Credo che sia socialmente importante parlarne perché a volte si subisce mobbing quasi senza rendersene conto e questo è terribile. Si sta male e non si capisce perché. Ci si incolpa ovviamente quando invece si vive sotto una costante umiliazione e ci si sente inadeguati. Prima di poter reagire quindi bisogna passare attraverso la consapevolezza ed è questo che cerco di trasmettere attraverso il mio spettacolo.
Nello specifico poi io inserisco il mobbing in tutte quelle relazioni (che posso essere di ogni genere… amoroso amicale familiare ecc.) in cui si agiscono dinamiche di potere”.

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In scena si passa attraverso il mondo delle fiabe per arrivare alla realtà, perchè hai scelto le figure di Candy Candy e Persefone ?
“Mentre scrivevo questo testo sentivo di aver bisogno di scavare negli archetipi e così sono arrivati mito e fiabe. Candy e Persefone sono molto simili, due ragazzine ingenue docili e dolcissime.
Entrambe cominciano un viaggio.
Persefone (che prima di diventare la Regina degli Inferi non ha neanche un nome e viene chiamata semplicemente Kore, ragazza, fanciulla appunto) un viaggio di affrancamento dalla Madre e da ogni relazione di dipendenze e attraverso quel viaggio diventerà la donna del Cambiamento, del suo cambiamento.
Candy un viaggio attraverso l’amore e attraverso i due archetipi d’amore possibili. Anthony, l’amore delicato nobile salvifico e Terence l’amore maledetto imperfetto e burrascoso: un viaggio da cui capirà che l’amore è tale sole se legato all’indipendenza e alla libertà… che per amare l’altro bisogna innanzitutto imparare ad amare se stessi”.

Lo spettacolo sarà replicato il 3 maggio a Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU, aManhattan alle 6 pm .

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