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Luca Fortino, dalla Vucciria di Palermo al Festival di Cannes con “Joe e gli altri”

“Joe e gli altri” è la trasposizione cinematografica di una storia vera, che il regista porterà a Cannes il 16 maggio per la 72esima edizione del Festival

"Mi interessa presentare il progetto anche ai media internazionali. Io ho puntato sulla Sicilia e su Palermo, in particolare, per i miei lavori in corso in ambito cinematografico; non voglio solamente presentare il film ma anche questa città così indefinibile, così contraddetta e maestosa, fonte di riflessione e ispirazione costante per chi sa ascoltare e slegarla da cliché e stereotipi anche piuttosto degradanti: non voglio parlare di Palermo come luogo di mafia, voglio che splenda agli occhi di tutti come splende ai miei"

La Vucciria torna ad ispirare. Il mercato più antico di Palermo che vive tutto intorno a Piazza Caracciolo, questa  bottega della carne completamente all’aperto in cui la merce viene esposta in tipiche bancarelle su apposite lastre di marmo chiamate “balate”, questo dedalo di vicoli che fin dall’epoca araba fu, per la vicinanza dell’approdo della Cala (porto di origine fenicia), residenza preferita di mercanti orientali, pisani, genovesi, veneziani, amalfitani e che oggi è tappa obbligata per l’invitante tour dello street food, è un luogo che i turisti guardano come se fosse uno spazio magico e che ha acceso la fantasia cinematografica di Luca Fortino, giovane regista calabrese che qui ha creato il set del teaser del suo “Joe e gli altri”, con il valido aiuto alla regia di Federico Toscano.

Qui Luca Fortino ha trovato l’esatta ambientazione per una storia di valori antichi e preziosi, legàmi indissolubili tra gli abitanti e il luogo.

“Joe e gli altri” è la trasposizione cinematografica di una storia vera, che il regista porterà a Cannes il 16 maggio per la 72esima edizione del Festival e che ci racconta in esclusiva.

Chi è Joe, cosa vuole dirci?

“Joe è il protagonista del film. Questo film è ispirato ad una persona reale: Joè è un giovane che ha un coraggio da leone, e un cuore più grande del suo stesso coraggio. Vive in un quartiere socialmente poco fortunato e impone la sua legge grazie alla sua quasi irrazionale temerarietà, che rasenta spesso la follia. Tuttavia questa sua legge prevede rispetto soltanto per lo stesso Joe e per gli abitanti del quartiere. Fino a quando arriva il momento in cui il nostro protagonista si rende conto di avere un cuore buono e questa cosa gli fa paura. Un animo chiaro a tutti, meno che lui. Da quel momento i suoi più cari amici si legano a lui proprio per il suo grande cuore, che lo rende unico agli occhi di chiunque: tutto ci dimostra quanto si possa essere vincenti anche se si parte da una situazione poco fortunata”.

Perché la Vucciria?

“La storia vera è quella di un giovane nato e cresciuto in Calabria, ma la Vucciria sprigiona le atmosfere che volevo attraversare con questo film; ho identificato la forza che volevo raccontare proprio nelle persone che ho incontrato alla Vucciria 7 anni fa durante alcuni sopralluoghi. Sono stato portato lì per il classico tour dello street food e l’ho immediatamente immaginata perfetta per il mood del mio film: era quello il posto giusto, mi sono detto.

Una realtà forte, ricca anche di potenzialità, nella quale si anima un’umanità piena di contraddizioni. Realtà contro cui il protagonista lotta strenuamente prendendo le distanze e proteggendo, noncurante del rischio per la propria vita, coloro che ama. Ed è proprio l’amore il filo rosso che corre lungo tutto il film, il cui carattere si annuncia da solo già con il ritmo serrato e coinvolgente dello stesso teaser”.

Coraggio, amicizia… e poi?

“E poi un obiettivo: rivalutare il concetto dell’etica per la quale è importante spendersi. È presente nel film l’evidenza di una amicizia tra generazioni: Joe ha per amico un bambino rimasto orfano che lo sente quale riferimento. Si verifica dunque un forte scambio emotivo, inaspettato, tra Joe e il bambino, questo piccolo che si rivela molto saggio…”.

Chi è il tuo spettatore ideale?

“Soprattutto mi piacerebbe che il mio pubblico fosse composto da un esercito di giovani. Il messaggio è rivolto per lo più a coloro che si stanno formando e che potrebbero prendere strade sbagliate ma sono esattamente nel tempo in cui possono ancora correggere e lanciare il cuore oltre la paura. Possono ancora scegliere”.

Chi sono i produttori? 

“Sarà proprio a Cannes che sveleremo i nomi di questa produzione Italia-Canada”.

Cosa ti aspetti da Cannes?

“Mi interessa presentare il progetto anche ai media internazionali. Io ho puntato sulla Sicilia e su Palermo, in particolare, per i miei lavori in corso in ambito cinematografico; non voglio solamente presentare il film ma anche questa città così indefinibile, così contraddetta e maestosa, fonte di riflessione e ispirazione costante per chi sa ascoltare e slegarla da cliché e stereotipi anche piuttosto degradanti: non voglio parlare di Palermo come luogo di mafia, voglio che splenda agli occhi di tutti come splende ai miei”.

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