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The United States vs. Billie Holiday: l’urlo anti razzista nella voce di Strange Fruit

Diretto da Lee Daniels e interpretato da Andra Day, il film racconta talenti, vizi, amori e coraggio di una delle star del jazz più famose nel mirino dell'FBI

Il film è brillante nel suo rappresentare la forza grezza e viscerale di una donna costantemente in lotta contro un razzismo sistematico. La sua voce, una vera e propria arma da guerra, arriva dritta al cuore conquistando il pubblico e le sue anime. Il biopic si serve di una storia di background, in cui una radio giornalista fittizia di nome Reginald Lord Devin, intervista la cantante in un suo momento di incredibile bellezza, integrità morale e successo: tra Broadway, il sold out al Cariage Hall, e gli apprezzamenti di Louis Armstrong...

“Questa musica jazz è opera del diavolo”: è il 1947 e l’agente Harry Anslinger descrive ai suoi colleghi la minaccia rappresentata dalla cantante Billie Holiday nei confronti degli Stati Uniti, accusandola di incitare rivoluzioni in nome dei diritti civili. La canzone Strange Fruit è il movente: una ballata contro il linciaggio dei neri americani, dove i corpi appesi agli alberi vengono descritti come “strani frutti”. Un pezzo di protesta destinato all’immortalità, premiato con il Grammy Hall of Fame nel 1978. Lee Daniels firma la regia di The United States vs. Billie Holiday distribuito dalla piattaforma Hulu. Come dichiara il titolo, siamo di fronte non solo ad una storia, ma ad un processo continuo per uso di droghe. L’eroina sarà per Billie un “amore non corrisposto”, come lei stessa cita nel film, e servirà da giustificazione per i continui arresti e la prigione voluti dall’FBI, in nome della guerra contro lo spaccio. La persecuzione durerà fino al giorno della sua morte, nell’ospedale dove verrà ammanettata anche se in fin di vita.

The United States vs. Billie Holiday (frame, produzione Lee Daniels Entertainment, New Slate Ventures, Roth/Kirschenbaum Films)

Il film è brillante nel suo rappresentare la forza grezza e viscerale di una donna costantemente in lotta contro un razzismo sistematico. La sua voce, una vera e propria arma da guerra, arriva dritta al cuore conquistando il pubblico e le sue anime. Il biopic si serve di una storia di background, in cui una radio giornalista fittizia di nome Reginald Lord Devin, intervista la cantante in un suo momento di incredibile bellezza, integrità morale e successo: tra Broadway, il sold out al Cariage Hall, e gli apprezzamenti di Louis Armstrong. Alle provocazioni sul perché perseverare nel cantare Strange Fruit, risponde senza esitazioni:“Lei non ha mai visto un linciaggio, è una questione di diritti umani, il governo a volte se ne dimentica”. Daniels inquadra il personaggio di Billie all’interno di un ambiente famigliare, dove amici e mariti ruotano intorno alle sue performance. La ricchezza delle scenografie permette a Miss Holiday (interpretata da Andra Day) di esplorare fisicamente ogni spazio, conversazione, dando un assaggio sostanzioso e sempre diretto di sé. Quando l’incaricato FBI Jimmy Fletcher (Trevante Rhodes) avvicina la cantante con il fine di incastrarla per uso di stupefacenti, Billie è nel suo camerino. Balla e canta All of Me, fedele alla sua musica e alla sua dipendenza.

The United States vs. Billie Holiday (frame, produzione Lee Daniels Entertainment, New Slate Ventures, Roth/Kirschenbaum Films)

Dopo un primo arresto e una permanenza in carcere, la Holiday ritorna faticosamente sui palchi e comincia un tour in America, con pochi soldi ma circondata dai suoi fedeli. L’agente Fletcher, a cui è stato ordinato di seguire la star per incriminarla nuovamente per uso di droghe, si innamora invece della cantante. Nonostante un nuovo matrimonio, una dipendenza mai superata e le intimidazioni dell’FBI, Fletcher non abbandonerà mai Billie nemmeno negli ultimi giorni prima della sua morte. “Forte, bellissima e nera” la descrive agli agenti che la arresteranno nel letto dove morirà. Basato sul libro Chasing the Scream: The First and Last Days of the War on Drugs by Johann Hari, il film si presenta a tratti come un ricordo agrodolce, caratterizzato da alcuni montaggi che imitano le riprese in super8, pellicole graffiate che fanno da collante tra i vari pezzi. Andra Day interpreta questo personaggio caotico e affascinante con tenacia, presentandoci una versione ad oggi inedita della Holiday.

Il biopic rende sufficientemente giustizia a una voce rimasta nella storia, concentrandosi brevemente sulla parte finale della sua vita. Affetta da cirrosi epatica, Daniels la ritrae nel letto del Metropolitan Hospital Center, costretta da Anslinger a prendere il metadone per contrastare l’astinenza da eroina, con l’FBI ancora alle costole. La sua corazza si scioglie, la sceneggiatura si ammorbidisce nei dialoghi con Fletcher. Il 17 luglio del 1959 Billie Holiday muore in ospedale, un’inquadratura apparentemente insolita immortala la triste verità della sua morte: ammanettata al letto. L’accanimento politico, sotto forma di testarda caccia alle streghe, è il simbolo non solo dell’odio razziale, ma del potere di un’artista. “I vostri nipoti canteranno Strange Fruit”, dice la Holiday nel letto. E così è stato per davvero.

 

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