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Al Lincoln Center di New York tornano le Open Roads del nuovo cinema italiano

Dopo lo stop pandemia, dal 28 Maggio la ventesima edizione della rassegna che dà voce al cinema italiano contemporaneo, tra artisti emergenti e registi affermati

Elio Germano in "Volevo Nascondermi"

Dopo lo stallo, dovuto alla pandemia Covid 19, il dipartimento Film at Lincoln Center e l’Istituto Luce Cinecittà, annunciano la ripartenza della ventesima  edizione di Open Roads: New Italian Cinema, rassegna dedicata al nuovo cinema italiano, in proiezione dal 28 maggio al 6 giugno 2021 nel FLC Virtual Cinema, organizzata da Dan Sullivan e da Carla Cattani, Griselda Guerrasio e Monique Catalino. Si tratta della principale serie di proiezioni, che offre al pubblico statunitense una vasta gamma di film italiani contemporanei. L’edizione di quest’anno si caratterizza nuovamente per aver riunito talenti emergenti e veterani stimati, film da botteghino e cinema indipendente, commedie irriverenti, drammi avvincenti e documentari accattivanti.

“Favolacce”, di Damiano e Fabio d’Innocenzo

Ad aprire il festival sarà “Favolacce”, il secondo lungometraggio dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo: pellicola  spiazza con un ritratto oscuro e avvincente della giovinezza, di chi è cresciuto in una famiglia della periferia romana, che ha portato a casa l’Orso d’argento alla Berlinale, per la migliore sceneggiatura lo scorso anno. Il Film risulta quasi surreale a tratti, senza mai nascondere la crudeltà che caratterizza un certo ambiente socio-famigliare. I bambini protagonisti sono tutti magistrali insieme ad un Elio Germano straordinario, quasi straziante nella sua interpretazione.

Si prosegue con “Assandira”, di Salvatore Mereu, considerato un abile cronista della vita in Sardegna, che propone un film carico di mistero, con all’interno una risonanza politica. Si parte in medias res, con il protagonista Costantino che si ritrova di fronte all’agriturismo in fiamme del figlio, morto a causa di questa calamità devastante, per poi ripercorrere a ritroso la tortuosa catena di eventi che hanno portato a tale tragedia, soffermandosi sul complesso rapporto tra padre, figlio e la moglie tedesca di quets’ultimo, sottolineando il declino della cultura tradizionale sarda in Europa.

A seguire “Per Lucio” di Pietro Marcello, che dopo “Lost and Beautiful” e “Martin Eden”, torna al genere documentaristico, con un riverente ritratto, del grande cantante bolognese Lucio Dalla. Attraverso una serie di interviste dei collaboratori e di filmati d’archivio, viene raccontata l’ascesa dell’artista negli anni ’60 e ’70, che con la sua musica, ha catturato il movimento dell’Italia del dopoguerra, che allontanatosi dalla cultura rurale, si era voltato verso la visione di una società ormai preda dell’ iper-urbanizzazione, che scartava il passato per far posto al consumismo di massa e alla crescita della classe media.

Si continua con “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti: qui Elio Germano interpreta il pittore Antonio Ligabue, attraverso una velata malinconia e follia vengono narrati i frammenti dell’educazione del protagonista, i suoi primi rapporti con la malattia mentale, la sua espulsione dalla Svizzera e il trasferimento in un Italia, profondamente impoverita e schiacciata dal fascismo. L’esperienza che da un reparto psichiatrico l’ha condotto al successo artistico, viene descritta con eleganza e ricchezza di particolari, offrendo una presentazione nitida dell’arte di Ligabue. Il film ha appena vinto il David di Donatello.

“La mafia non è più quella di una volta” è invece un film di Franco Maresco il cui punto di partenza è il 25 ° anniversario dell’assassinio dei giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, durante gli attentati di Capaci e Via D’Amelio. Questa indagine sfocia in un esame satirico ma ostinato, del purtroppo, duraturo, gradimento, di una parte del popolo, per Cosa Nostra, che ha avuto anche delle conseguenze importanti sulla psiche nazionale. Nonostante la comicità, che il regista conferisce ai personaggi, questo film è tutto fuorché uno scherzo: è un lamento feroce e straziante, che trova voce attraverso una provocazione continua e senza scrupoli.

“Padrenostro” di Claudio Noce, invece, è liberamente ispirato al tentativo di omicidio contro suo padre, che era vicecommissario di polizia, dai radicali di Nuclei Armati Proletari nel 1976. Il film è un racconto che si districa durante i tumultuosi anni di piombo italiani. Valerio (Mattia Garaci), 10 anni, vivace e fantasioso, è testimone dell’ attentato alla vita di suo padre Alfonso (Pierfrancesco Favino) da parte di un apparente terrorista; sebbene il padre sopravviva, un sipario carico di paura, cala sulla famiglia, mentre le tensioni politiche in Italia diventano sempre più instabili, finché quell’estate Valerio, incontrerà un ragazzo più grande (forse immaginario), Christian (Francesco Gheghi), che porrà fine al suo senso di solitudine, aiutando la famiglia a superare il trauma vissuto.

Si continua con “I Predatori” di Pietro Castellitto. Questa commedia noir sottilinea l’antagonismo tra classi nell’Italia contemporanea, con una vasta rete di personaggi: un assistente professore ossessionato dal mistero della verginità di Nietzsche (Castellitto); suo padre, medico donnaiolo (Massimo Popolizio); sua madre regista (Manuela Mandracchia); uno sfacciato commesso di un negozio di armi da fuoco (Giorgio Montanini). I personaggi si agitano in un moto continuo, in un universo di schemi confusi che raramente, si risolvono.

“Una Promessa” di Gianluca e Massimiliano De Serio, è un dramma umanista che tratta tematiche coma la differenza fra classi, i problemi della genitorialità e la sopravvivenza in un mondo tragico che può schiacciare senza pietà. Salvatore Esposito, interpreta Giuseppe, un operaio mezzo cieco del sud, la cui moglie muore improvvisamente, lasciandolo a crescere il figlio Antò, da solo, rassicurandolo che la madre, risorgerà miracolosamente, il problema diverrà mantenere questa promessa impossibile. Questa pellicola è un ritratto delle circostanze socioeconomiche della classe operaia, che a volte, fatica a sopravvivere.

Il documentario lirico di Francesca Mazzoleni “Punta Sacra”, traccia un ritratto poliedrico di Ostia,  piccolo villaggio alla foce del Tevere, a sud di Roma. Luogo in cui è stato scoperto il corpo di Pier Paolo Pasolini in seguito al suo omicidio, è ora un assemblaggio di case costruite illegalmente, derivante dalla cultura locale delle circa 500 famiglie che vivono lì. Mazzoleni si integra con la gente del posto e trascorre del tempo con loro, in particolare le donne di Ostia, avviando conversazioni intime e arrivando infine a comporre un’ode avvincente al loro coraggio, forza e perseveranza.

“Maledetta primavera” è Il debutto della narrativa semi-autobiografica, della documentarista Elisa Amoruso, che racconta la difficile situazione di una ragazza che si sforza nel ricercare un senso della sua presenza nel mondo, sotto gli occhi di genitori assenti, alla fine degli anni ’80. Emma Fasano interpreta Nina, una ragazzina di 13 anni la cui famiglia è stata costretta a trasferirsi dal centro di Roma alla periferia; mentre il padre e la madre litigano pesantemente, la ragazza comincia a seguire le lezioni nella nuova scuola, entrando in conflitto con Sirley (Manon Bresch), uno studente della Guyana francese. Rapidamente, però, l’antagonismo si trasforma in amicizia e tra i due, si instaura una relazione che li guiderà, fino al raggiungimento della maggiore età.

Si conclude con “Lacci”, di Daniele Luchetti, un’intima cronaca che abbraccia quattro decenni. Nell’ultimo si susseguono salti spazio-temporali presentando frammenti di storia di una famiglia, per arrivare a farne un ritratto seducentemente complesso. Adattato da un romanzo del co-sceneggiatore Domenico Starnone, è interpretato da Alba Rohrwacher e Luigi Lo Cascio: una coppia sposata che alleva i figli a Napoli all’inizio degli anni ’80; una confessione di infedeltà metterà in moto gli ingranaggi che influenzeranno gli anni a venire, in cui questo nucleo famigliare sarà fatto a pezzi, per poi ricomporsi a poco a poco. Un dramma ambizioso e commovente interpretato da un cast eccezionale, che gioca con l’inconciliabilità dei ricordi individuali di un passato condiviso, per evocare la persistenza della lealtà familiare.

I biglietti per Open Roads: New Italian Cinema saranno in vendita da lunedì 17 maggio a mezzogiorno, mentre anticipatamente per i membri di FLC a partire da venerdì 14 maggio.  Per visualizzare coati e metodi di prenotazione cliccare qui

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