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All’Arena di Verona, una messa in scena imperdibile del Nabucco di Verdi

Al 98esimo Festival dell’Opera, rassegna lirica estiva a Verona, gli allestimenti dosano armonicamente elementi analogici tradizionali e innovazione digitale

di Marco Sanavio
L'allestimento del Nabucco curato dalla Fondazione Arena di Verona per l'Opera Festival 2021 (Foto/Marco Sanavio)

Nabucco-Arena di Verona, 17 luglio 2021

L'allestimento del Nabucco curato dalla Fondazione Arena di Verona per l'Opera Festival 2021 (Foto/Marco Sanavio)

Sebastian Catana nel ruolo di Nabucco e la soprano Anna Pirozzi nel ruolo di Abigaille all'Arena di Verona (Foto/Marco Sanavio)

Nabucco-Arena di Verona, 17 luglio 2021

Sebastian Catana nel ruolo di Nabucco e la soprano Anna Pirozzi nel ruolo di Abigaille all'Arena di Verona (Foto/Marco Sanavio)

La Messa da Requiem di Verdi, il 18 luglio all'Arena di Verona (Foto/Marco Sanavio)

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La Messa da Requiem di Verdi, il 18 luglio all'Arena di Verona (Foto/Marco Sanavio)

All’interno dell’anfiteatro la novità più evidente è la scenografia costituita da un ledwall di 400 metri quadri, un dispositivo che consente una flessibilità praticamente infinta e che ha catalizzato anche la curiosità di duecento giovani che hanno potuto sperimentare la potenza evocativa dell’impianto digitale abbinato a brani sinfonico-corali del Settecento, nell’anteprima proposta 28 maggio scorso, riverberando l’atmosfera unica delle esecuzioni areniane sui social network tramite l’hashatg #inarena.

Di grande impatto è l’allestimento scelto per il Nabucco di Verdi, su libretto di Temistocle Solera, diretto da Daniel Oren coadiuvato dal maestro del coro Vito Lombardi e proposto in otto recite distribuite lungo tutta la durata del Festival (3, 17, 24 luglio, il 6, 13, 20 e26 agosto e il 1 settembre), che traspone nell’era moderna il dramma del popolo ebraico assediato e deportato, creando un doloroso parallelismo con la Shoah.

Le scenografie digitali, realizzate in collaborazione con il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara (MESIS) con il patrocinio del Ministero della Cultura e il supporto tecnico di D-Wok, sono estremamente sobrie nella loro maestosità, armoniche nei cambi di scena, appiattite su tonalità lapidee che accentuano la drammaticità della vicenda che ha segnato in maniera indelebile il Novecento. L’imponente ledwall, oltra a dosare in maniera adeguata luci e ombre che si stagliano sullo sfondo del dramma senza togliere descrittività alla scena, ha il pregio di poter comunicare agli spettatori, fuori dai tempi dell’opera, alcune informazioni riguardanti il cartellone e messaggi di carattere istituzionale come, ad esempio, il contenuto promozionale delle bellezze artistiche locali creato da Fondazione Arena in collaborazione con le Soprintendenze regionali per l’Archeologia le Belle Arti e il Paesaggio, i Musei e le città del Veneto.

L’accostamento dell’opera verdiana alla Shoah, rievoca gli allestimenti di Daniele Abbado alla Scala di Milano nel 2013 e di Federico Grazzini, coadiuvato da Andrea Belli, al teatro dell’Opera di Roma nel 2016. L’edizione curata dalla Fondazione Arena di Verona aggiunge alcuni paralleli drammatici, come quello tra il corpo femminile ariano esaltato nello sport e le membra delle donne ebree prostrate dalla sofferenza, senza mai rivelarsi eccessivamente allusivo, in un clima alleviato dalla spiritualità che innerva tutta l’opera musicata da Verdi, sempre animata e rischiarata dalla speranza nella salvezza divina.

Grande attesa e riscontro di pubblico anche per l’unica rappresentazione della Messa Da Requiem di Verdi il 18 luglio 2021, diretta dal maestro Speranza Scappucci con il supporto del maestro Vito Lombardo alla direzione del coro. Anche in questa occasione il maestoso ledwall di 400 metri quadri di estensione ha regalato agli spettatori suggestioni inedite, grazie a immagini provenienti dai parchi archeologici italiani.

«Con il patrocinio del Ministero della Cultura in questo speciale Festival 2021 – ha spiegato Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona – sapevamo che i collaboratori ideali per la Messa da Requiem sarebbero stati i luoghi dove più è evidente eppure lontano il passaggio del genio umano, che riconosciamo con ammirazione e immedesimazione, dove si è cristallizzato attraverso la tragedia e lo scorrere del tempo: è ciò che si può provare negli splendidi parchi archeologici di Paestum e Pompei, diversissimi e per questo da noi accostati nella scenografia digitale del Gala, in sintonia con la musica imponente e spettacolare ma soprattutto vera che ha scritto Verdi».

Le scenografie digitali hanno anche permesso un notevole risparmio sui costi dei singoli allestimenti. La Fondazione Arena di Verona si è dichiarata grata a quanti hanno reso possibile la ripresa del festival lirico che si svolge ininterrottamente dal 1913, in particolare ai singoli cittadini che hanno contribuito alle campagne di fundraising “67 colonne per l’Arena di Verona” e #iosonolarena, promosse nei mesi scorsi da Fondazione Arena (www.arena.it/iosono). Il cartellone completo del Festival è consultabile all’indirizzo www.arena.it.

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