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Elisabetta Pellini, dal set di “SelfieMania” all’impegno contro la violenza sulle donne

Tra aneddoti e curiosità, parla l'attrice alla sua prima esperienza da regista nel film in uscita al cinema il prossimo 30 settembre

Elisabetta Pellini in uno scatto di Andrea Ciccale.

“SelfieMania”: un film davvero originale e moderno che approderà al cinema dal prossimo 30 settembre. Un prodotto culturale che rappresenta bene i nostri tempi, a partire dal titolo: è vero che siamo in epoca di modernità liquida, ed è vero che tutto scorre e passa, ma una moda sembra affermarsi prepotentemente sempre più ogni giorno per rimanere, e quella moda ha a che fare con un uso smodato e maniacale dei nostri smartphones e con la possibilità di farsi autoritratti a raffica. La pratica è così usata (ed abusata) da sfociare spesso in situazioni imprevedibili e incontrollabili. “SelfieMania” parla anche di altro: di Rete, per esempio, e di bloggers; e di una vita virtuale che rischia di confondersi facilmente con la vita vera. Di tutto questo conversiamo con l’attrice italiana Elisabetta Pellini; è sua l’idea di questo film in 4 episodi, e questo lavoro sigla in realtà il suo debutto alla regia (l’episodio che la riguarda in tal senso chiude il film, e si intitola “L’Amore nonostante tutto”).

Il filmè stato girato in Russia, Austria ed USA (esattamente, a Los Angeles), ma anche nella bella Sicilia, a S. Stefano di Camastra (ME). È proprio qui che la bella Elisabetta si è sperimentata promettente movie director. La incontriamo di ritorno da un viaggio di lavoro dove ha appena ricevuto il suo primo premio come regista, dopo aver ricevuto finora in carriera riconoscimenti come attrice versatile – dal dramma alla commedia – tra cinema e tv.  Ha lavorato con importanti registi, come Neri Parenti (“Il cucciolo”) e Carlo Vanzina (“Il cielo in una stanza”) agli esordi; e poi con altri nomi di rilievo, come Gabriele Salvatores (“Denti”), Franco Amurri (“Amici Ahrarara”); Alessandro De Robilant (“Per sempre”). E moltissimi altri, di cui accenniamo in questa nostra intervista.

Elisabetta, raccontaci di “Selfiemania”: come è nata in te l’idea, e come si è sviluppato questo progetto ascrivibile al genere comedy?

“L’idea di SelfieMania è nata nel 2017. Era un pomeriggio qualsiasi quando ho letto un articolo in rete che spiegava come ci fossero più morti a causa di selfie che a causa di squali. Ho iniziato a interessarmi all’argomento, e mi son resa conto che il selfie è oramai diventato, con casi sempre più frequenti, una vera mania, potenzialmente pericolosa sia a livello fisico che psicologico-sociale. Studi americani hanno infatti dimostrato che le persone che si fanno troppi selfies soffrono di bassa autostima;  nel selfie, se ci fai caso, non veniamo mai bene, a causa del grandangolo presente nella fotocamera, e così ci modifichiamo con il fotoritocco e poi magari non ci riconosciamo più. Molti finiscono dal chirurgo plastico per essere come l’immagine modificata rimandata dal telefono, e le app mostrano a lui e ai suoi amici social una realtà illusoria. Esiste anche la mania dei selfiestremi, non dimentichiamolo, che vanno mostrati rigorosamente in rete, e che devono ricevere tanti like ed essere visti da sempre più followers, pena la non visibilità social che equivale a suggerire simbolicamente che quasi non si esista. Senza parlare degli incidenti stradali mentre irresponsabili di turno sono occupati in videoselfies sorridenti. Insomma, tutto questo può essere davvero un fenomeno allarmante con perfino esiti mortali.

Dal set di SelfieMania, Elisabetta Pellini alla macchina da presa.

Personalmente, ho sempre amato i film ad episodi, e volevo che il mio primo lavoro da regista avesse un contenuto in qualche modo internazionale, perché come tutte le manie che si rispettino, non sono mai solo di tipo locale: se importanti e dai risvolti sociali, infatti, le manie sono vissute un po’ in tutto il mondo, fatte salve le dovute specificità. Ecco quindi far capolino, nel film che avevo in mente, alcune locations distanti tra loro: dalla Russia all’Austria, da Los Angeles alla bella ed italianissima Sicilia.

L’episodio da me personalmente diretto è stato co-sceneggiato con Giancarlo Scarchilli, e SelfieMania è stato il mio esordio alla regia anche come autrice.

Mi è piaciuto tanto seguire tutta la preparazione del film ed anche la postproduzione: montaggio, colori…sono molto felice, veramente. Marco Lodola, famoso artista pop italiano, ha prestato il suo nome e la sua arte per creare la coloratissima locandina del film. Abbiamo avuto l’adesione al progetto di tanti grandi professionisti: mi riferisco anche ai direttori della Fotografia, come Blasco Giurato e Gianni Mammolotti; ai musicisti come The Niro, Louis Siciliano, Savio Riccardi; ai montatori come Ugo De Rossi e Marco Spoletini. Sono orgogliosa nel sostenere che, anche se trattasi di un film indipendente, vi hanno lavorato preziose maestranze. E’ stata una sfida ed un sogno realizzato riuscire a dirigere, al mio debutto come regista, attori dello spessore di Milena Vukotic ed Andrea Roncato. Si sono creati tra l’altro sul set, tra tutti noi, rapporti di amicizia così spontanei e sinceri che stanno continuando pure adesso che le riprese sono finite, ed io ne sono felice. SelfieMania uscirà in Italia al Cinema il prossimo 30 settembre; nel frattempo, lo stiamo promozionando in svariati festival cinematografici nazionali ed internazionali”.

Nella tua biografia ufficiale dichiari: Sono parente degli scultori Eugenio (uno dei fondatori della Scapigliatura) ed Eros Pellini. Da piccola giocavo nel loro studio tra opere bellissime e disegnavo tutto il giorno, alimentando la mia grande passione per la pittura e l’arte in generale. Rammenti al riguardo qualche episodio in particolare che vuoi condividere?

Elisabetta Pellini in uno scatto di Andrea Ciccale

“Eugenio Pellini purtroppo non ho mai avuto modo di conoscerlo anche se ho una sua opera a casa, e son cresciuta con i racconti della sua arte e vita scapigliata. Eros Pellini, invece, ho avuto modo di incontrarlo. Quando veniva in villeggiatura a Marchirolo, il paesino in provincia di Varese dove son cresciuta, spesso andavo nel suo studio e vi disegnavo. Amo la pittura, e ancora adesso mi diverto a disegnare ed esprimere il mio mondo di colori, che siano frutto di acquarello o di colori ad olio”. 

Hai fatto studi di teatro, anche sperimentale; ad appena 19 anni sei entrata nella famosa agenzia di modelle Riccardo Gay; ti sei distinta in concorsi di bellezza, hai lavorato in tv, hai fatto campagne pubblicitarie internazionali (ricordiamone un paio: lo spot di “Poste italiane” per la regia di Cristina Comencini e quello “Carte d’Or” di Ferzan Ozpetek). Infine, sei approdata al Cinema. Come descriveresti con parole tue il percorso di gavetta per entrare nel mondo dello show-biz?

“Nel mondo dello spettacolo mi ci sono trovata in modo causale, anche se è sempre stato il mio sogno recitare. Da un hobby post-scolastico, alla fine ne è diventata una professione.

Non ho mai preso scorciatoie o avuto raccomandazioni; il mio lavoro è stata e resta una grande passione ed una sfida continua. Ad ogni provino ci si mette in gioco, e ogni tentativo è una scommessa, che può andare bene o meno. Non è facile mai accettare i rifiuti, che ho ricevuto come tutti, ma ho sempre approfondito questi dinieghi e non mi sono mai arresa.

Ho studiato recitazione dopo aver fatto il Maresciallo Rocca 3 con Gigi Proietti, che aveva chiuso la sua Accademia e mi consigliò insegnanti privati; ho partecipato a master e seminari di recitazione, di sceneggiatura e, in ultimo, di regia. In questo mestiere non si smette mai di imparare”.

Dal set di SelfieMania_Andrea Roncato e Milena Vukotic ascoltano Elisabetta Pellini regista

Nel 1998 sei scelta dal grande Corrado Mantoni per condurre su Canale 5 Tira e Molla insieme a Giampiero Ingrassia. Lo scorso 2 agosto è stata la ricorrenza della nascita di Corrado, che ci ha lasciati oltre 20 anni fa.  Che ricordo ti ha lasciato questo gigante della nostra tv?

“Era il 1998 quando ho fatto un provino per condurre il programma Tira e Molla a Roma, ideato da Corrado. Ero partita da Milano e non ero molto convinta di farlo: mi spaventava l’idea di trasferirmi nell’Urbe e lasciare università, famiglia e fidanzato dell’epoca.

Il primo provino al riguardo l‘ho fatto con Massimiliano Buzzanca; è andato bene. Poi mi hanno richiamato, e ho sostenuto il provino di conduzione con Giampiero Ingrassia. Andato bene anche quello. Tira e Molla sarebbe passato da una fascia preserale a una fascia oraria pre-pranzo, e Corrado Mantoni stava cercando la classica ragazza della porta accanto. Mi ricordo che vinsi quel provino proprio perché ero andata a farlo in modo molto semplice: poco trucco, jeans, camicia e sneakers.  Senza troppe aspettative e con molta semplicità, ero stata me stessa. Ha vinto la spontaneità. Corrado Mantoni era un uomo di altri tempi, un vero signore ed un grandissimo professionista. Purtroppo, durante la nostra trasmissione si è ammalato e poco dopo ci ha lasciati. Non ho avuto tanto modo di conoscerlo, almeno come avrei desiderato fare: io sono cresciuta guardando la sua televisione e lo adoravo”.

Elisabetta Pellini

Professionisti importanti dello spettacolo ti hanno accompagnata sin dai primi passi. Che consigli ti hanno dato di cui hai fatto tesoro e non hai mai dimenticato?

“Mi hanno consigliato di studiare e non affidarmi solo a quella che scherzosamente viene definita in gergo la “bellezza dell’asino”, che passa veloce e lascia poco o nulla. Credo sia stato un consiglio giusto, che ho seguito”.

Uno dei registi odierni più importanti a livello internazionale ti chiama per interpretare un cammeo nel suo film “Un giorno perfetto”; siamo nel 2007. Da allora, hai continuato a crescere artisticamente: che cosa o chi in particolare senti di ringraziare?

“Stai riferendoti a Ferzan Ozpek. Un gigante. Un regista sensibile e molto attento agli attori, cosa non scontata. Ferzan mi ha chiamata a fare una piccola partecipazione nel suo film, dopo aver lavorato con me nello spot pubblicitario a cui prima hai accennato già tu. Ringrazio lui, come ringrazio tutti coloro che nel mio percorso mi hanno dato fiducia e fatta crescere artisticamente. Gigi Proietti in particolare è stato per me una figura importante”.

Non sei nuova a produzioni cinematografiche internazionali: te la cavi bene con la lingua inglese?

Elisabetta Pellini in uno scatto di Stefano Guindani a Venezia

“La lingua inglese è importantissima e lo sta diventando sempre di più. Ho recitato in inglese, e nel parlarla conservo un accento italiano”.

Ami i viaggi? In America quali luoghi in particolare conosci bene?

“Sfondi una porta aperta. Viaggiare è una delle mie passioni più grandi, perché mi ritengo un po’ zingara. Ti racconto un ricordo per me indelebile sull’America: da piccola sono stata con la mia famiglia a New York, e rammento una cena meravigliosa che abbiamo fatto sulle Torri Gemelle. Sempre di quel viaggio, conservo bellissime memories anche di Boston e Filadelfia.

Son poi tornata una seconda volta a New York nel 2014, durante la Fashion Week per Giada Curti, a sfilare al LincolnCenter. Altro viaggio emozionante, sia per il tipo di evento (una passerella infinita con un muro di fotografi internazionali a scattare) sia perché New York l’ho vista coperta dalla neve, e ho avuto modo di visitarla e amarla molto. Sono poi tornata negli States a più riprese, come a Miami per vacanza, e nel 2015 a Los Angeles per il Festival del Cinema di Pascal Vicedomini, dove hanno proiettato un cortometraggio su Giuseppe Verdi dal titolo Le memorie nel petto di E. Morozzi. Era la settimana prima degli Oscar e mi sono innamorata davvero di Los Angeles, dove mi sono fermata ben 4 settimane. Mi piacerebbe proprio tanto viverci, sai…e andare ogni tanto anche a Disneyland!”.

Negli ultimi anni ti sei dedicata molto al mondo delle fiction con alcuni ruoli e cammei che hanno permesso di farti conoscere sempre più anche ad un pubblico televisivo. Cito solo qualche esempio: “Il Maresciallo Rocca 3”, regia di G. Capitani; “Compagni di scuola”, regia di T. Aristarco e C. Norza; “Incantesimo 5”, regia di A. Cane e L. Castellani; “Elisa di Rivombrosa 2”, regia di S. Alleva; “Medico in famiglia 5”, regia di I. Leoni, U.F. Giordani; “Distretto di Polizia 7”, regia di A. Capone; “Le tre Rose di Eva 1-2” di R. Mertez e V. Verdecchi. Ti piace di più il Cinema o la Tv? Dove senti di esprimerti meglio?

“Quando ad un attore o ad un’attrice dicono Ciak, si gira, non importa se sta girando un lungometraggio o una serie tv: cambiano solo i tempi della recitazione. Le serie tv constato che si stanno sempre più avvicinando a un linguaggio cinematografico, e viceversa. Differente il discorso, invece, per la recitazione teatrale.

Personalmente, amo moltissimo il set. Ho appena terminato una serie Rai e una serie Mediaset dove sono protagonista di una o più puntate. Ho scoperto che mi piace anche la scrittura: con “SelfieMania” ho esordito come autrice e non solo come regista. Ho amato tutti i personaggi che ho interpretato come attrice: ho ricoperto tanti ruoli drammatici e qualche ruolo comico, e questi ultimi sono quelli che preferisco. Spesso i cortometraggi danno più possibilità di farsi conoscere come attore/attrice, sperimentando nuovi ruoli e generi”.

Dal set di SelfieMania durante una scena.

Sei una professionista molto impegnata nel sociale; tra i temi che appoggi in prima persona, quello contro la violenza di genere.

“Vero. Appena posso mi dedico al sociale. Sto bene quando posso regalare un sorriso a qualcuno che in questo momento non è felice, o provare ad aiutare chi è addirittura abusato. Sono anche molto attiva con il World Wide Fund for Nature (WWF) per la salvaguardia dell’ambiente naturale e del nostro pianeta. Ho fatto diversi cortometraggi che raccontano la tragedia della violenza sulle donne, interpretando ruoli dove la Donna viene picchiata, violentata fisicamente e psicologicamente, come purtroppo avviene nella realtà tra tantissime mura domestiche. Spesso questo tipo di violenza non viene neanche denunciata dalle vittime. Approfitto di questa nostra chiacchierata per dire ad alta voce che esiste una via d’uscita a questa tragedia sociale: attraverso le associazioni di accoglienza e protezione, le vittime possono essere aiutate.  È importante ricordare di non aver paura, non subire, non sottovalutare o minimizzare mai nessun tipo di abuso”.

Foto matrimonio Elisabetta Pellini e Luigi Coldagelli il 15 dicembre 2017 a Roma

Per concludere, un accenno alla tua vita sentimentale: con tuo marito Luigi, che fa il giornalista, ti sei sposata il   15 dicembre 2017 a Roma, in una cerimonia civile celebrata da Walter Veltroni, circondata da tantissimi amici (dello spettacolo e non). Tu eri bellissima e radiosa. Da quanto state insieme? E quanto conta per un’attrice avere un compagno di vita che, fuori da un mestiere vagabondo come può esserlo talvolta quello dell’attrice, comprende invece bene le tue esigenze e le accompagna?

“Mi sono sposata il 15 dicembre del 2017. Io e mio marito Luigi ci conoscevamo come amici in realtà dal 2003, e ci siamo sempre tenuti in contatto nel tempo.

Poi, nel 2016, Cupido ha lanciato una freccia, ed è iniziata una bella storia d’amore. Luigi si occupa di comunicazione e anche lui ama il cinema; conosce bene le dinamiche dei viaggi ed è cosciente che a volte esiste precarietà nel mio lavoro. Penso che in presenza di rispetto e fiducia reciproca, in una coppia non esistano mai problemi di gelosie”.

Un saluto finale come fossimo ancora sul set di “SelfieMania”, e dovessimo aggiungere un quinto episodio: che cosa si inventa Elisabetta Pellini regista?

Fammi pensare un attimo. Diciamo che il quinto episodio potrebbe essere incentrato sui commenti delle persone che hanno visto i primi 4, per descriverne le varie emozioni: se si son identificate con la trama e divertite; se si sono emozionate o innervosite…e così via.  Del resto, essendo SelfieMania un film che tratta un tema sociale poco discusso, mi piacerebbe che fosse la gente comune a raccontarsi”.

 

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