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Vinitaly 2018: ecco il menù e… prosit!

Dal 15 al 18 aprile torna la manifestazione enologica più nota al mondo: sempre più internazionale, digitale, ramificata

Vinitaly and the City

Cosa dobbiamo aspettarci dall'edizione 2018 di Vinitaly? Non solo più di 14.300 diversi tipi di vini, 4349 cantine da 35 nazioni. Questa sarà un'edizione sempre più tecnologica, con un'evoluzione 4.0 del tradizionale catalogo online e spazi digitali dedicati alle etichette. Il gusto, quello sarà sempre lo stesso: quello che rende l'Italia una vera "superpotenza enologica"

Vinitaly 2018, in programma nell’area di Veronafiere dal 15 al 18 aprile, si presenta all’insegna del digitale e del biologico: il primo “tag” riporta a Vinitaly Directory, l’evoluzione 4.0 del tradizionale catalogo on-line che ha debuttato per questa 52ª edizione e che raccoglie più di 14.300 vini descritti in italiano, inglese e cinese: 4.349 cantine da 35 nazioni e sono i numeri in continuo aggiornamento.

Ogni espositore ha a disposizione uno spazio digitale dove caricare schede delle proprie etichette, insieme ad una serie di dati sull’impresa, atto a facilitare i contatti fra stakeholders e fissare in anticipo gli appuntamenti mirati in fiera. Ulteriore strumento, è disponibile anche l’app Vinitaly.

«Vinitaly Directory  – ha puntualizzato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – fa parte del nostro progetto di digital transformation, punto strategico del piano industriale della Fiera al 2020. L’obiettivo è il pieno utilizzo dell’intelligenza digitale finalizzata al business, per aumentare le occasioni di contatto tra le cantine nostre clienti e buyer da tutto il mondo. Si tratta di uno strumento che stiamo continuamente affinando e con cui puntiamo a coinvolgere in modo diretto i nostri espositori, grazie alla possibilità di promuovere eventi e degustazioni organizzati durante Vinitaly, ma anche nel resto dell’anno, inserire video e condividerli sui social».

Il secondo “tag” rispecchia come si sta modificando la geografia dei consumi e dei vigneti, con interi appezzamenti che si convertono alla produzione biologica e moltissimi produttori impegnati a valorizzare la propria identità legata al territorio.

A commento dei dati sulle esportazioni vinicole italiane nel 2017, pubblicati da Istat, Mantovani ha apprezzato, «i numeri ci restituiscono un’Italia superpotenza enologica», ma rileva che «il nuovo record commerciale (+6,2% a/a, 5,9 miliardi di euro) non rende ancora giustizia alla grande qualità delle nostre produzioni. Cresciamo più nella qualità in vigna e in cantina che nel valore sui mercati. Per questo al prossimo Vinitaly ci concentreremo su uno studio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor sui trend a 5 anni dei top buyer mondiali di vino e su un approfondimento dedicato agli Usa. Il nostro export rimane pericolosamente ancorato sui primi tre Paesi di sbocco (Stati Uniti, Germania e Regno Unito) dove si registra un indice di concentrazione delle nostre vendite del 53,4%, molto più di Francia e Spagna che allo stesso indice si fermano rispettivamente al 38,5% e 35,2%».

All’interno del padiglione International Wine Hall – sold out già a dicembre 2017 – è aumentato del 25% il numero degli espositori esteri presenti; nel padiglione 8, invece, si potranno conoscere 158 aziende facenti parte della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti: «Abbiamo scelto di stare uniti grandi e piccoli senza distinzioni, che è quello che meglio ci rappresenta. Qui c’è anche Vivit, che raggruppa vignaioli con i quali condividiamo il legame con il territorio e l’approccio alla vigna, visto che quasi il 50% delle nostre aziende sono certificate biologiche o biodinamiche», ha spiegato Matilde Poggi, produttrice e presidente dell’associazione.

Sterminata la vetrina, ma chi sono i preferiti all’esterno? L’Amarone risulta il vino rosso italiano più venduto on-line nei segmenti di vini ultra-premium e luxury (oltre 25 euro) con il Brunello di Montalcino; insieme raggiungono una quota di mercato pari al 27,5 % (Amarone 13,72%, Brunello 13,78%). Ben posizionato anche il Ripasso, +36%, un incremento consistente nella fascia medio-alta dei vini rossi italiani. Questo quanto emerge dal focus, su dati consuntivi 2017, realizzato da Tannico per il Consorzio Vini Valpolicella. L’area collinare veronese madre dell’Amarone celebra i 50 anni dal riconoscimento della d.o.c. e a Vinitaly 2018, nello spazio di Tannico, allestisce il “Double Decker” su un bus bipiano inglese, ad ospitare l’”Ostaria de la Valpolicella. 50 anni di storie ed aneddoti sul piacere del vino”.

Se la fiera è un oceano (non dimentichiamo la contemporaneità con Sol&Agrifood, Salone internazionale dell’agroalimentare di qualità e dell’olio extravergine d’oliva, e di Enolitech, altro appuntamento internazionale dedicato alla tecnologia applicata alla filiera del vino e dell’olio), le iniziative del fuori salone, Vinitaly and the City, sono uno tsunami: il calendario delle proposte collaterali tra Verona e provincia è fittissimo, allettante e variegato. Non si parla più solo di vino, ma anche di cultura, di economia, ossia di nuove declinazioni del settore enologico, ormai entrato in piena sinergia con altri, un tempo distanti anni luce.

Francesca Cheyenne, speaker di RTL 102.5  e veronese d.o.c., per l’occasione è madrina della Regione Veneto e presentatrice delle serate organizzate con l’emittente radiofonica (media partner ufficiale) in piazza dei Signori, il “salottino” del centro di Verona, attorniato dalle dimore medioevali dei signori scaligeri.

Vino e intrattenimento, vino e musica: come hai visto evolversi questi binomi, nel tempo? Uno sposalizio riuscito o semplice moda?
«Il binomio vino e musica esiste fin dai tempi degli antichi Greci, che celebravano le propria gratitudine nei confronti della vita in appositi contesti, ben consapevoli del senso del limite che l’uomo, sottoposto al potere degli dei, deve sempre avere presente. Innegabilmente nella nostra società “liquida”, caratterizzata da una perdita di valori e da una confusione di ruoli e gerarchie non più rispettati, anche questo binomio perde di significato e diventa più che altro un fattore di tendenza. Oltretutto la nuova tendenza, ad esempio nel mondo del rock, è di ritenere out atteggiamenti trasgressivi che cavalchino l’antico motto “sesso, droga e rock and roll”. Direi dunque che il binomio wine and music sia ad esclusivo appannaggio di coloro che amano davvero sia la cultura del vino che la nuova musica, da sempre e senza farsi fuorviare dalle mode del momento».

Da frequentatrice della buona musica da lungo tempo, quale secondo te è il più bell’inno al convivio?
«Direi proprio “Libiamo nei lieti calici” tratto dalla “Traviata” di Verdi, da buona veronese cresciuta all’ombra dell’Arena».

Grazie alla partnership con il Consorzio Tutela Vino Lessini e Durello, lo spumante Durello accompagna i momenti “istituzionali” di Vinitaly and the City.

Vinitaly and the City 2018 si articola come un percorso cittadino alla scoperta dei sapori e delle tradizioni regionali d’Italia, con tappe de gustative accompagnate da musica ed arte e numerosi ospiti; sono alcuni tra i siti più suggestivi di Verona a fare da location: il monumentale arco dei Gavi, la spettacolare piazza San Zeno dominata dalla basilica romanica, la grande fontana presso l’Arsenale austriaco, il lungadige San Giorgio che porta al romano ponte Pietra, la svettante torre dei Lamberti, piazza delle Erbe e piazza dei Signori.

Cristina Mascanzoni Kaiser.

Una miscellanea di iniziative che suggerisce come il mondo vino sia ormai concettualmente trasversale; nondimeno, andando alla concreta fonte, è fatto compiuto che la cantina del terzo millennio si sia evoluta nella struttura e nella mentalità, passando da semplice sede di produzione a luogo di accoglienza ed esperienza. «Il turismo – approfondisce Cristina Mascanzoni Kaiser, consulente ed esperta in wine hospitality – sta evolvendo e come tutte le attività leisure la chiave per ottenere situazioni win-win, ovvero soddisfazione per il cliente e per il fornitore di turismo, è la personalizzazione dei servizi e dell’offerta, che sempre più deve essere orientata alle passioni di un turista colto e preparato. In questo contesto, le cantine, meglio di qualsiasi altra realtà, possono giocare un ruolo da protagoniste perché dispongono di tre fattori chiave: 1. Il prodotto che rappresenta una delle passioni chiave del turista e che giustificano il viaggio: il vino; 2. Dispongono di spazi per natura ampi in contesti paesaggistici splendidi dove è molto piacevole passare del tempo; 3. Dispongono della cultura e preparazione tecnica di prodotto per interloquire col turista preparato. In questo contesto, le cantine del terzo millennio possono diventare dei veri e propri resorts dove trascorrere del tempo gustando la propria passione; per farlo, però, dovranno saper cogliere l’opportunità ripensandosi come relais e non solo come distributori di vino, investendo su figure professionali che sappiano coniugare ospitalità e conoscenza del vino, dei wine hospitality manager. È proprio su questo trend che, da fine 2018, nascerà WineHO, la prima academy per formare professionisti pronti a queste sfide ed essere i protagonisti del booming turistico delle cantine del terzo millennio».

Soave, Valeggio, Bardolino sono le ramificazioni, in provincia, di Vinitaly and the City; a Bardolino, sul lago di Garda, il 14 aprile si tiene una tavola rotonda – presente anche Mascanzoni Kaiser – proprio sul tema Enoturismo e Territorio: scenari e sviluppi futuri della wine destination, a sottolineare la vocazione specifica del territorio veronese e gardesano, ma in un’ottica internazionale, raccogliendo le istanze dei visitatori e andando a definire un’offerta di servizi innovativa e aggiornata.

Il primoRapporto sul turismo enogastronomico italiano, studio coordinato dalla professoressa Roberta Garibaldi sotto l’egida dell’Università di Bergamo e della World Food Travel Association, traccia l’identikit degli eno-turisti e mostra come sia anche merito delle cantine se il numero dei viaggiatori enogastronomici è aumentato del 9% nell’ultimo anno, con un italiano su tre che si è mosso almeno una volta motivato da golosa curiosità. Il 41% ha visitato un’azienda nei viaggi degli ultimi 3 anni, il 35% ha partecipato a un evento a tema.

Il rapporto ricorda anche come, secondo l’ultimo censimento generale dell’agricoltura Istat, nel 2010, le aziende vitivinicole attive in Italia sono 388.881; di queste non si hanno precise informazioni su quante offrono servizi turistici, quali, ad esempio, visite guidate, alloggio e ristorazione. Per valutare i servizi offerti, il rapporto ha dunque svolto un’indagine su un campione caratterizzato dall’alta qualità delle produzioni; con il seminario permanente “Luigi Veronelli” sono state esaminate oltre 2.000 aziende, la maggior parte in Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia, regioni che, seppur non nel medesimo ordine, rappresentano le principali zone di produzione dei vini Docg e Doc secondo il XIV rapporto sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop, Igp e Stg di Ismea e Fondazione Qualivita nel 2017. Il 52% delle aziende produce solo vino, il restante 48% anche altre produzioni, come olio e distillati. Delle 2.050 realtà analizzate, 1.350 (il 66%) offrono servizi di accoglienza turistica di varia natura (apertura della cantina al pubblico per degustazioni, eventi e visite, visite guidate della struttura su prenotazione, possibilità di alloggio).  Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia sono quelle con il maggior numero di aziende con servizi turistici a livello assoluto; valutando il rapporto tra percentuale di aziende con e senza servizi, è il Piemonte ad essere la regione con il maggior grado di apertura al turismo: su 348 aziende indicate nella guida, 278 (80%) offrono servizi turistici, nella quasi totalità apertura al pubblico e visite guidate. La Toscana primeggia per l’offerta di alloggio: le aziende vitivinicole con servizi turistici sono 362 su 533 (68%) e 204 offrono alloggio.

Ma, come si diceva sopra, oggi le cantine propongono ancora e sempre di più. Qualche esempio? La Montina, in Franciacorta, ospita il museo “Remo Bianco” e organizza nella galleria un’inconsueta mostra dedicata all’arte aborigena australiana. La foresteria Planeta riapre rinnovata, con alcune significative opere di arte contemporanea realizzate con “Viaggio in Sicilia”, progetto di residenza nomade per artisti, giunto alla settima edizione. Masi, in Valpolicella, ha recentemente aperto il “Wine Discovery Museum”, per una nuova forma di fruizione turistica emozionale e sensoriale e Pittaro a Codroipo (UD) raccoglie libri, stampe, bastoni, vetri, botteghe, bottiglie di ceramica, il tutto legato al vino. Ormai nel vino non si trova solo veritas, ma un’esperienza a tutto tondo.

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