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Firenze capitale del Chianti Classico, il Consorzio più antico d’Italia

L’11 e 12 febbraio a Firenze si è tenuta la più grande degustazione di Chianti Classico. Presenti 97 aziende, 721 etichette in degustazione, 9500 bottiglie

Sommelier chooses the bottles for the tasting (photo Wolfgang Achtner).

Torna alla Stazione Leopolda di Firenze la “Collection” del Chianti Classico per presentare a stampa e addetti ai lavori le ultime annate del Gallo nero nelle tre tipologie Annata, Riserva e Gran Selezione

L’11 e 12 febbraio a Firenze si è tenuta la più grande degustazione di Chianti Classico. Sono state presentate in anteprima alla stazione Leopolda le ultime annate di Chianti Classico nelle sue tipologie Annata 2017 e 2016, Riserva 2016, 2015, e Gran Selezione 2016 e 2015.  Ad accogliere il pubblico della XXVI edizione della Chianti Classico Collection c’era il profilo di un grande gallo nero costituito da acini di Sangiovese.

Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, Giovanni Manetti (foto di Wolfgang Achtner).

In quest’edizione, che ha segnato il record di presenze di produttori nella storia della “Collection”, hanno partecipato 197 aziende, e c’erano 721 etichette in degustazione per un totale di oltre 9500 bottiglie, che sono state aperte e servite direttamente dai produttori e da una squadra di 50 sommelier nella due giorni di manifestazione, alla presenza di oltre 250 giornalisti provenienti da 30 diversi paesi del mondo e più di 1800 operatori, italiani e stranieri.

Migliaia di bottiglie nella sala della degustazione (Wolfgang Achtner).

Non tutti sanno che il Consorzio del Chianti Classico è il più antico d’Italia e fu creato il 14 maggio 1924, quando un gruppo di 33 produttori si riunì a Radda in Chianti per dar vita al Consorzio per la difesa del vino Chianti e della sua marca d’origine. I confini del territorio entro i quali poteva essere prodotto questo vino erano stati stabiliti con un bando da Cosimo III, Granduca di Toscana, nel 1716.

Degustazione Chianti Classico (foto Wolfgang Achtner).

Il marchio che da sempre distingue le bottiglie di Chianti Classico è il Gallo Nero, storico simbolo dell’antica Lega Militare del Chianti, riprodotto fra l’altro dal pittore Giorgio Vasari sul soffitto del Salone dei Cinquecento, nel Palazzo Vecchio a Firenze.

Degustazione Chianti Classico (foto Wolfgang Achtner).

Le “capitali” del Chianti sono le città di Firenze e Siena e le sue terre si estendono proprio a cavallo tra le due province: si tratta di 70.000 ettari che comprendono per intero i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi e San Casciano in Val di Pesa.

Le caratteristiche del clima, del terreno e le diverse altitudini rendono il territorio del Chianti una regione disposta naturalmente alla produzione di vini di qualità.

Da sinistra a destra, Jacy Serrel e Michael Schmelzer, Viticoltore, Monte Bernardi (foto Wolfgang Achtner).

Elemento caratteristico del paesaggio agrario chiantigiano sono, infatti, i filari di viti che si alternano agli oliveti. Sono iscritti

Chianti Classico annata, “Retromarcia”, e riserva, “Sa’etta”, Monte Bernardi (foto Wolfgang Achtner).

all’Albo della D.O.C.G. oltre 7.200 ettari di vigneti per la produzione di Chianti Classico, che rendono questa denominazione una delle più importanti d’Italia.

Il Chianti Classico viene prodotto con uve Sangiovese per almeno l’80% (ma anche utilizzate in purezza). Al blend del Chianti Classico possono contribuire altri vitigni, esclusivamente a bacca rossa, a partire da quelli autoctoni, come Canaiolo Nero e Colorino, ma anche dai principali vitigni internazionali, come il Merlot e Cabernet Sauvignon.

Mercati principali sono gli Stati Uniti (34%) seguiti da Italia (23%) e dal Canada (11%) e quindi Germania (8%) e a seguire Paesi Scandinavi, UK, Svizzera, Giappone, Benelux, Cina e Hong Kong, Russia e Francia.

La Leopolda è stata divisa in due parti, due aree grandi e parallele, come le navate di una cattedrale, separate da fitti tendaggi: quella a sinistra era riservata ai produttori vitivinicoli e ai visitatori, quella a destra era riservata ai giornalisti che, assistiti da una squadra di sommelier, hanno potuto scegliere i vini da degustare per i newsmedia e la stampa specializzata. Ma mentre i degustatori possono accedere anche alla navata di sinistra, per impedire che qualcuno possa influenzare il giudizio dei giornalisti, i produttori non possono entrare nella navata di destra.

Nella navata di destra, dove al centro si trova un tavolo lunghissimo con sopra migliaia di bottiglie, Virgilio Pronzati è seduto di fronte a un semicerchio costituito da 11 bicchieri, in ognuno dei quali c’è all’incirca un dito di vino proveniente da una delle 721 etichette disponibili per la degustazione. “In questi due giorni, io li assaggerò tutti”, mi ha detto Virgilio Pronzati. “D’altronde, mi sembra doveroso farlo. Come potrei scriverne se non li avessi assaggiati”?

Virgilio Pronzati, giornalista (foto Wolfgang Achtner)

Nella navata dei produttori, ho incontrato Michael Schmelzer, un viticoltore americano 43enne che vive a Panzano in Chianti, in provincia di Firenze. Michael è il proprietario dell’azienda Monte Bernardi, distribuita su 15 ettari dove vengono prodotti all’incirca 70mila bottiglie all’anno, di 5 tipi diversi di vino. Di queste, 55mila sono di “Retromarcia”, un Chianti Classico costituito al 100% da Sangiovese, presentato nell’annata del 2017 alla Collection insieme a “Sa’etta”, un Chianti Classico Riserva del 2015, anch’esso prodotto al 100% con uva Sangiovese.

Stazione Leopolda, sala dei produttori (foto Wolfgang Achtner).

“Inizialmente era appassionato di cucina, poi incontrando i viticoltori mi sono interessato di più al vino. Sono arrivato qui all’inizio degli anni 2000. I miei genitori stavano per andare in pensione e gli sarebbe piaciuto farlo in Francia o in Italia, e io e mia sorella stavamo pensando di diventare viticoltori. Abbiamo scelto di stabilirci nel territorio del Chianti Classico perché avevo pensato che questo vino avesse un grande potenziale che ancora non era stato completamete sfruttato. Ho scelto di chiamare “Retromarcia” il nostro vino d’annata perché volevo guardare al passato, volevo indicare che il nostro Sangiovese era come quello d’una volta, senza trucchi”.

Chianti Classico per la degustazione (foto Wolfgang Achtner).

A detta di tutti gli esperti, la 2016 è stata un’annata praticamente perfetta, classica, da ricordare tra le migliori degli ultimi decenni. Come ha scritto Federico Latteri su Cronachedigusto.it, “Condizioni climatiche regolari e un ciclo maturativo perfetto hanno fatto si che si potessero raccogliere uve di grande qualità. I vini sono equilibrati, eleganti e dotati di ottime potenzialità d’invecchiamento. Il millesimo successivo, il 2017, è stato invece problematico per l’esigua disponibilità di acqua che ha condotto le piante a livelli di stress a volte preoccupanti con riduzione quantitativa della produzione. Nonostante ciò i vini assaggiati, pur non raggiungendo il livelli dei 2016, sono sembrati superiori alle aspettative, forse leggermente più pronti e con tannini un po’ più spigolosi, ma comunque buoni e con carattere da Chianti Classico. In generale, si registra un decisivo allontanamento dai prodotti strutturati, morbidi e piacioni a favore del ritorno deciso all’eleganza, alla bevibilità e alla tipicità, caratteristiche che fanno apprezzare questo vino in tutto il mondo”.

L’importanza della Collection è stata sottolineata dal Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, Giovanni Manetti: “In questi giorni abbiamo avuto modo di presentare a un pubblico estremamente qualificato il risultato del nostro lavoro. Lo facciamo sempre con una certa emozione e sempre più con la consapevolezza che la strada della qualità e del rispetto del territorio che ci è stato affidato, sia l’unica possibile, non solo per ottenere grandi vini e i risultati straordinari che pubblico e critica ci attribuiscono ormai da molti anni, ma anche per trarre la massima soddisfazione da quello che facciamo ogni giorno”.

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