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Tutti pazzi per il superfood: al Fancy Food di New York abbiamo cercato di capire perché

Abbiamo assaggiato più di 30 prodotti di vari paesi e alla fine abbiamo capito perché nel padiglione italiano il superfood non c'era

Kamsa: un esempio di superfood (Foto MM/VNY)

A una settimana dalla fine del Summer Fancy Food 2019, riflettiamo sui superfoods e sulle nuove tendenze di mercato.

Una ricerca Mintel ha evidenziato come negli ultimi tempi il mercato di quelli che vengono comunemente chiamati superfood sia in crescita esponenziale, e questo fenomeno è chiaramente visibile ovunque; basta entrare in un qualsiasi supermercato newyorkese per accorgersene: Interi scaffali di bibite, barrette e gel che espongono etichette con su scritto superfood.

Ma cosa significa davvero questa parola? Quali sono i più gettonati? E le novità?

Siamo stati al Summer Fancy Food 2019 per cercare di caprine di più, ed ecco cos’abbiamo scoperto.

Nei padiglioni di tutti i paesi del mondo quest’anno sono presenti almeno un paio di stand che espongono prodotti composti da superfood, un termine per cui non esiste una definizione specifica. Un sinonimo che viene spesso utilizzato è “Nutraceutico” termine che unisce le parole “nutriente” e “farmaceutico, utilizzato per definire quegli alimenti che al di là delle loro proprietà nutrizionali hanno anche la capacità di influenzare positivamente una o più funzioni fisiologiche, in modo da preservare o in alcuni casi migliorare lo stato di salute fisica.

Nel padiglione del Brasile, uno dei cibi che compare in più stand è l’açai, un frutto che cresce su alcune particolari palme presenti solo in Amazzonia. Simile ad un grosso mirtillo, l’açai è a tuttora considerato il frutto con la più alta concentrazione di antiossidanti al mondo, circa 15 volte quella dell’uva nera. Camminando per il corridoio brasiliano, abbiamo assaggiato questo frutto sottoforma di sorbetto, con cui, aggiungendo cereali e frutta fresca, vengono preparate le bowl da colazione, che vanno a comporre una delle nuove mode newyorkesi. Il gusto è dolciastro, fresco e gradevole.

Non siamo sicuri che questa sia la panacea di tutti i mali, come invece affermano i cartelloni esposti, ma siamo certi di una cosa: può tranquillamente diventare la colazione dell’ estate!

Cambiando completamente zona, ci siamo spostati nel padiglione giapponese, dove il superfood per eccellenza è il macha tea.

Abbiamo assaggiato diversi tipi di questo tè verde che viene venduto solo in polvere, e abbiamo scoperto che è delizioso. In uno stand in particolare (vedi foto sottostante) ci hanno spiegato che questo te è antiossidante, aiuta a bruciare calorie, ricco di fibre e vitamina C e aiuta ad abbassare il colesterolo. Viene da domandarsi come abbiamo fatto a sopravvivere senza fino adesso.

Camminando e finendo di sorseggiare il nostro macha tea, siamo approdati poi nel padiglione americano, lì dove il concetto di superfood si è sviluppato e dove le mode lo hanno fatto diventare un business sicuro.

Ovunque ci si giri, nei corridoi americani si intravedono scritte sui vari superfood: ci sono bevande al gusto di fragola con il 30% di zenzero fresco, un altro degli alimenti speciali, tè con alta percentuale di curcuma, polvere di carbone attivo da aggiungere al latte e cereali della colazione, polveri di cavolo nero riccio, quello che in inglese viene chiamato kale e che ormai da un anno è entrato a far parte dei cibi trend, e l’alga spirulina.

Abbiamo assaggiato per voi alcune bevande contenenti i superfood ed è stata un’esperienza piuttosto interessante.

Se infatti ad una fiera eno grastronomica ci saremmo aspettati di trovare solo cibi gradevoli al palato, siamo rimasti molto sorpresi dallo scoprire che la maggior parte delle bevande contenenti superfood non è buona.

No, non è un giudizio soggettivo basato sul gusto personale, piuttosto un’avvertenza che ci è stata data più volte dagli espositori. Questo fa assomigliare questi alimenti ad una medicina che, come ci dicevano le nostre mamme da piccoli, “non è buona ma fa bene”.

Uno stand in particolare ci ha colpiti: è quello dell’acqua Oxigen, un brand americano che propone shottini di acqua contente 5 volte la percentuale di ossigeno presente nell’ acqua normale. In teoria dovrebbe fare la funzione del caffè perché, ossigenando il cervello, dovrebbe farti sentire più sveglio e concentrato.

La proviamo subito molto incuriositi, e non sappiamo se è per l’effetto placebo o perché funziona davvero, ma ci sembra di percepire la differenza.

Dopo un’intera giornata di fancy food, dove abbiamo assaggiato più di 30 prodotti contenenti superfood diversi, ancora siamo poco convinti, non tanto dell’efficacia di questi cibi in sé, quanto del loro ruolo all’ interno della nostra società e della loro necessarietà.

Parlando con i produttori, un discorso fra tutti ci è stato ripetuto più volte: siamo in un paese dove la frutta e la verdura hanno perso le loro proprietà nutrizionali, e abbiamo bisogno di alcuni superfood che ancora le contengono.

“Perché le hanno perse?” abbiamo più volte chiesto.

La risposta gira sempre intorno ad una causa principale: l’inquinamento.

Viviamo in un mondo che preferisce produrre centinaia di diversi prodotti contenenti i superfood, con la speranza di far fronte alla carenza di elementi nutrizionali degli alimenti cosiddetti normali, piuttosto che ridurre l’inquinamento e provare a ricreare le condizioni necessarie alla crescita di alimenti sani e sostanziosi.

C’è poi da riflettere anche sugli imballaggi in cui sono racchiusi questi cibi: tonnellate e tonnellate di plastica e vetro che, per quanto siano reciclabili, contribuiscono all’inquinamento del pianeta e all’impoverimento nutrizionale di frutta, verdura, e di conseguenza della carne che mangiamo.

Un caso a parte è quello del padiglione italiano, dove del superfood non c’è neppure l’ombra. Viene spontaneo domandarsi il perché, e forse le motivazioni vanno ricercate in una tradizione culinaria che ha secoli di storia, nelle piccole realtà contadine che per ora resistono restando fuori dalle zone troppo inquinate, o forse, più semplicemente, il motivo è la presenza della dieta che caratterizza lo stivale, ovvero quella mediterranea, che per il secondo anno consecutivo nel 2019 è stata classificata dal sito statunitense US News & World Report come la migliore al mondo. Pare infatti che non solo migliori la longevità e aiuti combattere alcune malattie croniche, ma sia anche una delle diete più semplici da seguire.

In conclusione, non siamo sicuri che sia meglio meglio cibarsi attraverso prodotti industriali e inscatolati contenenti superfood e vitamine rispetto al mangiare sano e cercare di comprare frutta e verdura di stagione, proveniente da piccoli campi fuori dalle zone urbane e animali di cui sappiamo con certezza la provenienza e il trattamento.

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