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Callipo, una storia d’amore lunga 106 anni: “In Calabria, crescere e fare impresa si può”

Intervista al presidente del gruppo, che da oltre un secolo punta sul made in Italy di qualità e sulle migliori risorse della sua terra, senza piegarsi alla ‘ndrangheta

Il presidente del Gruppo Callipo all'interno dello stabilimento dove si produce il tonno

La scelta di non delocalizzare, la scommessa vinta di investire sul talento (e le mani) di donne e uomini del territorio, il posizionamento sul mercato Usa. Pippo Callipo racconta un’azienda che è un pezzo di storia: “Il filo conduttore che lega tutte le nostre attività è la volontà di creare valore in Calabria, di far conoscere il bello e il buono che questa terra offre e le tradizioni locali”

Un’arte da non disperdere unita all’amore incondizionato per un territorio che non ha mai voluto abbandonare. Così Pippo Callipo, presidente del gruppo che lega il suo nome al celebre tonno di Pizzo, racconta una storia lunga 106 anni, le cui radici affondano e traggono linfa nella Calabria più profonda, cuore nevralgico di vecchie e nuove imprese. Ex presidente di Confindustria Vibo Valentia, nominato Cavaliere del Lavoro dall’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Filippo detto “Pippo” rappresenta la quarta generazione della sua famiglia a capo del Gruppo Callipo, che oggi – tra le sue attività – conta anche una squadra di pallavolo, un resort e una scuola di “monda” riservata a sole donne, oltre che un progetto per destinare alcuni detenuti al confezionamento dei prodotti durante il periodo natalizio. Un impegno concreto che non è passato inosservato. Negli anni, Pippo Callipo e il suo gruppo sono stati vittima di diversi attentati di matrice ‘ndranghetista: “vili azioni”, commenta, che però non lo hanno fatto desistere, portandolo a denunciare i racket mafiosi e – con ancor più vigore – quella che definisce “la mafia con la penna”. Una burocrazia che tiene in ostaggio un’ampia porzione del Paese, insieme alle sue vocazioni e promesse migliori.

Presidente, cosa vuol dire fare impresa e investire in Calabria nel 2019? Come si è trasformato il territorio nell’ultimo secolo, rispetto a quando Callipo pose la sua prima pietra? Un tempo il tonno era il pregiato tonno del Mediterraneo, oggi non è più così. Tante altre cose sono cambiate, sebbene il vostro rimanga un marchio riconosciuto oltre i confini regionali

“Sono passati 106 anni dalla nascita della nostra azienda e molte cose sono cambiate. Tutto è iniziato il 14 gennaio del 1913 a Pizzo di Calabria, località nota fin dall’antichità per la pesca del tonno e per gli impianti di “tonnare fisse”, quando il mio bisnonno, Giacinto Callipo, diede vita insieme a due dei suoi figli all’azienda “Giacinto Callipo”, la prima in Calabria e tra le prime in Italia ad inscatolare il pregiato Tonno del Mediterraneo, poiché il tonno fresco si alterava subito, pertanto doveva essere conservato per essere consumato nel tempo. La nostra storia da sempre è legata all’amore per il territorio, al mare, alla pesca, alla “qualità innanzitutto”, che è la filosofia a cui si ispirava il fondatore e che è stata tramandata diventando il caposaldo di ogni attività.

In questo modo c’è stato l’avvicendarsi di cinque generazioni: io rappresento la quarta e i miei figli Giacinto e Filippo Maria la quinta. Molte cose sono cambiate ed evolute nel tempo, ma i principi e i valori sono rimasti invariati, come ad esempio la lavorazione artigianale in alcune fasi della produzione. Inoltre, l’intero ciclo produttivo avviene nel nostro stabilimento di Maierato (VV) dove oggi lavoriamo, a partire dal tonno intero, la specie yellowfin. Per essere sempre competitivi sul mercato, bisogna capitalizzare l’esperienza del passato e riuscire al tempo stesso a guardare al futuro, proporre prodotti e progetti innovativi”.

Quella di Callipo è stata definita un’esperienza di resistenza. La scelta di rimanere in Calabria, senza delocalizzare, avrà comportato e probabilmente comporterà dei prezzi molto alti da pagare, non solo in termini economici… Che cosa vi spinge a proseguire?

“La scelta di non delocalizzare è legata a due sostanziali fattori; il primo è il rapporto particolare che mi lega alla mia terra per cui nutro un amore profondo e, pur consapevole dei limiti e delle innumerevoli difficoltà da affrontare, non potrei mai abbandonarla. Mi sembrerebbe di tradire i miei collaboratori e tutto un territorio.  Del resto abbiamo dimostrato e stiamo tuttora dimostrando che, comunque, anche in questa terra si può fare impresa, crescere e diversificare come abbiamo fatto noi creando un gruppo di sei aziende.

Il secondo motivo è in realtà una precisa strategia aziendale, nonostante i costi di manodopera in Italia siano molto più alti rispetto all’estero, solo così riusciamo a garantire il rispetto della tradizione che tramandiamo da 106 anni, manodopera specializzata e, soprattutto, il controllo dell’intera filiera produttiva. Inoltre, le norme igienico-sanitarie italiane sono molto più rigide di quelle di altri paesi dove tanti nostri competitors producono”.

In Callipo si innova nella tradizione. Un esempio, in tal senso, è la fase di pulitura del tonno, la cosiddetta monda, affidata da sempre interamente a mani femminili, e che oggi ha anche una sua scuola. Com’è nata l’idea?

“Abbiamo deciso di preservare un mestiere antico come la monda del tonno creando una scuola, perché si tratta di una fase delicata della lavorazione che incide molto sulla qualità del prodotto finito. Il tonno, dopo il taglio e la cottura a vapore, viene infatti consegnato alle mani esperte e delicate delle nostre donne che effettuano la pulitura attenta e scrupolosa dei tranci. Questo reparto è volontariamente composto da donne, perché quest’arte richiede estrema delicatezza e precisione. Non vogliamo disperderla”.

Giovani donne a scuola di monda

Invasettamento manuale del tonno

Tonno ma non solo: l’attenzione al tessuto sociale del luogo e alle nuove generazioni vi ha portati a differenziare il vostro business e a promuovere iniziative diverse tra loro, dallo sport al comparto turistico. C’è un filo comune che le lega?

“Il filo conduttore è il “territorio”, la volontà di creare valore in Calabria, di far conoscere il bello e il buono che questa terra offre e le tradizioni locali.

Nei primi anni Novanta ho avuto l’opportunità di acquistare un magnifico terreno di circa 140 ettari la cui vocazione era ed è oltre che agricola anche turistica. È nata così l’idea di creare il Popilia Country Resort, una struttura turistica che potesse coniugare la bellezza del luogo con il senso di ospitalità dei calabresi e con la filosofia della qualità che vige in tutte le aziende del Gruppo.

La Callipo Gelateria è invece nata da un mio “sogno nel cassetto”. Pizzo oltre ad essere nota per la pesca del tonno è conosciuta come “la città del gelato” per la tradizione gelatiera artigianale e in particolar modo per la specialità chiamata “tartufo di Pizzo”. Ho sempre pensato ad una produzione industriale, con metodologie artigianali e materie prime ottime, per poter far conoscere in Italia e nel mondo questa nostra bontà e quando si è presentata l’opportunità non ho esitato. Rientra nella differenziazione della produzione anche il brand Callipo Dalla Nostra Terra, lanciato nel 2006 per valorizzare alcune eccellenze della nostra regione: è nata così la linea di confetture e composte.

Infine, la Callipo Sport nasce dalla mia volontà di condividere con il territorio la mia passione per la pallavolo, uno sport sano, pulito, destinato a tutta la famiglia. Oggi, militiamo nel campionato nazionale maschile di superlega e il nostro settore giovanile annovera tra le sue fila tanti ragazzi che, in un territorio difficile e privo di opportunità come il nostro, trovano nella nostra realtà un’occasione per fare sport di alto livello”.

A più riprese, negli anni, lei e il Gruppo Callipo siete stati oggetto di attentati e intimidazioni di matrice ‘ndranghetista. Come si convive, nel quotidiano, con questa minaccia che espone a rischi concreti la propria persona, nonché la propria attività e, di conseguenza, il lavoro di chi contribuisce al vostro successo?

“È vero. Negli anni siamo stati vittime di diversi attentati: seppure nell’immediato ci hanno scoraggiati, abbiamo trovato la forza di reagire, rialzarci e continuare a vivere la nostra quotidianità nella normalità, in quanto chi opera in ossequio delle leggi, della morale e dell’etica non può e non deve farsi spaventare dalle vili azioni dei mafiosi”.

Come guardate al mercato statunitense? Negli Usa c’è tanta fame di made in Italy e spesso gli americani sono vittima di quel fenomeno dell’Italian sounding così dannoso per l’economia delle nostre imprese, i cui interessi rischiano peraltro di essere pesantemente intaccati dai dazi decisi da Donald Trump. Come puntate a posizionarvi Oltreoceano?

 “La nostra azienda è presente negli Usa da molti anni, nonostante gli alti dazi che da sempre gravano sulla categoria. Un prodotto così distintivo ci permette di fidelizzare il consumatore. Sicuramente la minaccia dei prodotti di basso prezzo e di provenienza dal Centro/Sud America – e non soggetti a dazi così alti – è sempre in agguato (come del resto in altri paesi), ma la proposta differenziante di qualità e innovazione continua fortunatamente ad essere percepita positivamente ed apprezzata da tutti quei consumatori che sono amanti della buona cucina. Gli Usa restano un paese importante per l’Export di Callipo, stiamo crescendo a doppia cifra con importanti progetti di ulteriore sviluppo”.

Presidente, in diversi ruoli e occasioni, lei si è speso in prima persona in difesa del territorio calabrese: a oggi, secondo la sua esperienza, quali sono le azioni che i rappresentanti delle istituzioni dovrebbero mettere in campo per tutelare e, anzi, incentivare il lavoro di altri imprenditori coraggiosi?

 “In Calabria ci sarebbero tantissime azioni da fare. Ne cito solo qualcuna. Snellire la burocrazia, quella che da sempre definisco la “mafia con la penna”, che è asfissiante, elefantiaca e inefficiente. Fare marketing territoriale, che in Calabria non esiste, e diventare attraenti per eventuali potenziali investitori. Iniziare a fare un serio programma di sviluppo, adeguamento, ammodernamento delle infrastrutture. Pensi che il porto di Gioia Tauro, che da solo potrebbe risolvere i problemi di sviluppo di tutto il Sud Italia, non è collegato, per appena un chilometro, alla stazione ferroviaria”.

 

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