Cerca

Cucina ItalianaCucina Italiana

Commenti: Vai ai commenti

“Diritto alla Pizza”: quelle faide tra pizzaioli che non fanno bene al… palato

Nel suo libro, Angelo Pisani ricostruisce le battaglie tra famiglie di pizzaioli che arrivano anche in Tribunale: un grido d'allarme per salvare la pizza

Diritto alla pizza.

"Il diritto alla pizza è la necessità di non permettere a nessuno di sfruttare e speculare solo economicamente. Il libro guida i pizzaioli a una pace perché si rispettino i principi, i valori familiari che sono alla base di una società civile giusta: laddove non c'è rispetto di regole, cultura e tradizione non può esserci neanche legalità", ci spiega Pisani

“Ma tu vulivè a pizza a pizza pizza”: così cantava Aurelio Fierro e, nella città dove è nata una delle pietanze più famose al mondo, è nata anche l’esigenza di tutelare questo bene prezioso. A difenderla è Angelo Pisani che, di recente, ha pubblicato il libro dal titolo “Il Diritto alla Pizza”. Pisani, che di battaglie ne fa tante come quelle contro le errate riscossioni della Agenzia Equitalia, legale di Diego Armando Maradona e della piccola Noemi, affronta il mondo della pizza, fatto anche di guerre e faide tra famiglie di pizzaioli, che a suon di battaglie legali e speculazioni mediatiche, lottano per arrogarsi il diritto per la paternità dei marchi. La prefazione è di Nicola Graziano, magistrato, che del libro dice “È un sincero e sentito grido d’allarme” per salvaguardare la pizza come bene che spesso finisce in Tribunale.

Avvocato Pisani, perché ha deciso di difendere “la pizza”?

“Il Diritto è alla Pizza è la naturale esigenza e forse anche la necessità di tutelare una eccellenza napoletana e italiana che sicuramente rappresenta un volano di sviluppo dell’economia e del turismo della gastronomia, delle tradizioni non solo in Italia ma sopratutto nel mondo. Tutto quel che ruota intorno a questo prodotto, la storia, le famiglie, vanno tutelate e ci deve essere un rispetto dei valori e delle regole affinchè la pizza rimanga una grande eccellenza”.

Secondo lei la pizza negli Stati Uniti è tutelata oppure no?

“Probabilmente la pizza in America è più tutelata che in Italia perchè c’è ancora una rincorsa al gusto e alle potenzialità di questo prodotto e non c’è speculazione o sfruttamento. Pensi che nelle famiglie dei pizzaioli si litiga tra coloro che devono alzare la bandiera della pizza o sfruttare economicamente questo prodotto senza capire, pizzaioli in primis, che tutti uniti rappresenterebbero una squadra formidabile per portare avanti nel mondo la potenzialità della pizza”.

Siamo davanti a delle faide familiari tra pizzaioli?

“Questo libro nasce subito dopo aver scritto di Mino Raiola, per i nemici Mino, il più grande procuratore di calcio dei giorni nostri che nasce come pizzaiolo. Se pensiamo agli incontri che avvengono davanti ad una pizza, oppure all’economia che si muove, al turismo, all’amore che può nascere tra due ragazzi, la pizza rappresenta un momento di nascita e di sviluppo per tutto e tutti. Il diritto alla pizza è la necessità di non permettere a nessuno di sfruttare e speculare solo economicamente. Il libro guida i pizzaioli a una pace perché si rispettino i principi, i valori familiari che sono alla base di una società civile giusta: laddove non c’è rispetto di regole, cultura e tradizione non può esserci neanche legalità. Tra le altre motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo libro, è la faida interna alla famiglia Sorbillo, il più giovane, Gino, quello mediaticamente più sotto i riflettori, che strategicamente negli anni e forse anche di nascosto dagli altri parenti, improvvisamente decide di registrare alla camera di commercio il suo cognome come marchio. Poi ne dà visibilità attraverso i media e i social, per utilizzarlo dal punto di vista commerciale e intima ai suoi parenti, pizzaioli prima di lui, di non utilizzare più il cognome Sorbillo dalle loro pizzerie. Da qui nasce questa guerra, e da qui nasce il racconto del mio libro. Da questa faida mi accorgo che non esiste solo nella famiglia Sorbillo ma anche Condurro, Salvo, in tutte le pizzerie c’è rivalità tra gli eredi degli antichi pizzaioli che cercano di seguire le orme dei propri antenati e di affermarsi pubblicamente come a dire “sono io il pizzaiolo più famoso e più antico”.

Un’altra battaglia è quella contro le errate riscossioni dell’Agenzia delle Entrate. A un certo punto diventa il legale di Diego Armando Maradona?

“Sono arrivato a Diego per difendere tutti gli italiani perchè purtroppo tutti gli italiani, nessuno escluso tranne qualche figlio di qualche giudice o di qualche potente di Equitalia o potente di turno che non viene perseguitato perché non conviene farlo, hanno subito abusi di ogni genere dall’agenzia delle riscossione. Il sistema Equitalia prima è stato denunziato poi smantellato dalla stessa politica che lo aveva creato, dove lo Stato Italiano si è ridotto a dei sistemi di rottamazione delle cartelle ma dopo 20 anni che il disastro economico era già avvenuto, creando una psicosi tra i contribuenti di cui alcuni, purtroppo,ci hanno rimesso la vita per questa tragedia economica. Lo Stato ha deciso di cambiare per dare una risposta all’opinione pubblica,la modalità nella gestione delle tasse. All’epoca capì che, per difendere gli italiani, dovevo portare alla ribalta uno più famoso che facesse parlare di sé, per cui puntai sull’ingiustizia che aveva subito Diego Armando Maradona che tra l’altro è l’unico contribuente che veramente resta estraneo a questa accuse e addebiti vergognosi di Equitalia”.

Lei si è occupato a lungo anche di politica: dove sta andando questo paese?

Questo Paese è senza una guida politica, abbiamo due soggetti come Di Maio e Salvini che si fronteggiano tra di loro e stanno al Governo solo per un compromesso politico, a rimetterci sono gli italiani. Un Governo senza alcuna programmazione e organizzazione, è un Governo anarchico e senza diritti”.

La Camorra spara ancora…

“Da Maradona ho imparato una cosa importante che l’ignoranza è il male più grande del mondo perché anche la persona più intelligente che esista può esserne vittima. Basta vedere le nuove sentinelle, i giovani, i nuovi soldati, sono soggetti che si alimentano e crescono nell’ignoranza. Dobbiamo altrettanto dire che il codice camorra è anche utilizzato dalla stesse istituzioni come professionisti dell’anticamorra o dell’antimafia”.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter