Cerca

GalleryGallery

Mondiali, vince la Germania. Per l’Argentina, ecco l’ultimo tango a New York

Abbiamo visto la finale vinta ancora una volta dai tedeschi, nei locali argentini del Village

Anche la Grande Mela è stata contagiata dalla tristezza per la sconfitta ai mondiali. Da Est a Ovest, nei luoghi di ritrovo degli argentini, la delusione è stata tanta 

Nella partita che ha visto vincere la Germania, la squadra più forte, ora per la quarta volta campione del mondo, abbiamo tifato Argentina e non ce ne pentiamo. Abbiamo visto la partita a Manhattan, downtown, rimbalzando tra Soho e l’Est Village tra locali argentini come Novecento e Buenos Aires, seguendo con passione la partita. Abbiamo sofferto con gli argentini quando hanno sbagliato le occasioni più chiare da gol della partita. Si sa che se sbagli un gol con la Germania la paghi cara, a meno che non ti chiami Italia che nell’82 con Cabrini si permise pure di sbagliare all’inizio il rigore per stravincere comunque. Ma Messi domenica era spompato, il fantasma dell’irresistibile campione, che forse ha sentito troppo la pressione. “E’ un essere umano, dopotutto”, ci ha detto un tifoso argentino perdonandolo. Campioncino allora, almeno al cospetto di Maradona, che in partite del genere, da vero campione, non sbagliava mai.

Ha vinto quindi la squadra più squadra del Mondiale. Quella che, come abbiamo scritto alla vigilia, rappresenta bene e forse meglio di tutti in campo i valori della nazione di cui porta la maglia: serietà, affidabilità, rispetto delle regole, sicurezza nei propri mezzi, compattezza, praticità. E la fantasia? Quella no, mancava,  ma almeno la bellezza nell’esecuzione del gol tedesco c’è stata. La cancelliera Merkel in tribuna gioiva e con lei anche l’Europa: mai una squadra del Vecchio continente aveva vinto un Mondiale sul continente americano. Allora siamo tristi per l’Argentina, ma speriamo che questa vittoria tedesca faccia più sicura e forte l’Europa unita.

 

PS E Papa Francesco? E’ triste anche lui? “Claro, però Benedetto è contento” ci ha detto padre Carlo al caffé Buenos Aires di New York.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter