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Il mosquito prigioniero a Bologna che vola col pensiero a New York

Approdo su Manhattan con una voglia matta di tornarci, prima dell'apocalisse mi piaceva scendere da Uptown a Downtown, come andare dal Piemonte in Sicilia

Dicembre 2020, New York, Ristorante a bolle a Murray Hill (di Terry W. Sanders)

Il mosquito è normalmente una cosa che dà fastidio. Bè, spero che questa mia rubrichetta non dia fastidio e magari faccia anche sorridere. Poi occhio, perché ogni tanto pungo e quindi munitevi di qualche crema o di qualche spray. Scherzo.

Approdo su New York con una voglia matta di tornarci, perché prima dell’apocalisse ci venivo, ci giravo in bici (un amico mi prestava casa) e ci ho fatto anche per un mesetto un giallo, o meglio un dinner show come si dice lì, da Gradisca, un ristorante italiano più o meno sotto la linea che divide Manhattan, e anche uno stile di vita.

Ottobre 2020, New York: una coppia pranza all’aperto a Times Square (Foto di Terry W. Sanders)

Uptown e Downtown sono quello che in Italia è abitare in Piemonte, fra le cioccolate calde e le erre francesi sabaude e lo stare in Sicilia fra i pomodori che sanno di pomodoro, i capperi, i pistacchi e le granite. Di questo mi sono accorto subito nel periodo in cui sono stato a New York. Bazzicavo l’Upper East Side, andavo a mangiare dal mio amico Oriente e cioè da Sette Mezzo e vedevo che c’era tutta un’altra aria. Un po’ piemontese. Avvocatoni, notai, uomini di affari, donne con grandi cucine senza mai usarle (tutte a prendere il beg al ristorante senza muovere un dito), la casina negli Hamptons (alla faccia della casina). Tempo di attenzione verso gli altri, per me che faccio anche l’attore, medio-alto.

New York, estate 2020: Dowtown al tempo della pandemia (Foto di Terry W. Sanders)

Poi c’è Downtown. Altro mondo. Gnocca, sesso e rock and roll, si diceva una volta. Ho usato il termine gnocca alla romagnola perché rende molto l’idea per definire un certo universo femminile. A Downtown c’è il bar, il bere, c’è il braccio appoggiato al bancone, c’è la voce alta da saloon, c’è spesso una dose di ignorantume più elevata. Tempo di attenzione: zero. Il niuiorchese di downtown si distrae con niente, basta che entri una “rossa” e si metta al banco. Poi parlano aprendo la bocca molto di più. Tanto per dire: l’Upper East Side ha la classe di Frank Sinatra. Downtown quella di Trump.

Luglio, 2020: un ristorante italiano sulla Seconda Avenue (Foto di Terry W. Sanders)

Ma tutto questo adesso, col flagello del virus, non esiste. E’ tutto un sogno: sia gnocca che Strangers in the Night. E allora vi saluto, per ora, dai coprifuochi di Bologna.         

 

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