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Donne sull’orlo di una crisi di nervi… aiutiamole!

Facce patibolari e sbuffanti... Lanciamo un appello a tutti gli uomini e i mariti, italiani e americani: lasciatele respirare o datele la pappa reale, fa benino!

Immagine da piqsels.com

Domanda di attualità. Perché le donne sono spesso così “distrutte”? “Ah guarda sono distrutta, non ce la faccio, è tutt’oggi che giro, non mi fermo un attimo…”. “Guarda, credo di impazzire, non ne posso più, sono andata a ritirare l’iscrizione per Fede, un delirio, sono distrutta!”. “Ho appena fatto la spesa, sono distrutta”. “Vengo adesso dal parrucchiere, sono distrutta”. Mai un: “Sono andata a correre per 5 chilometri, sono distrutta”. O: “Ho fatto due ore in palestra sono uno straccio”. Succede in Italia e succede a Manhattan. Fuori e dentro dai parrucchieri, dentro e fuori dai centri estetici e palestre. Le donne si dichiarano quasi sempre sull’orlo almodovariano di una crisi di nervi.

Possibile che questa “distruzione” sia un problema più propriamente femminile? O l’uomo è “distrutto” anche lui ma non lo dice? In questi ultimi anni appare sostanzialmente più stanco, atavicamente. Più “lesso” nel senso del bollito. Deve sempre sentire dalle mogli. In una rassegnazione da quieto vivere. Il nervosismo però lo sfiora meno. Le donne di questo primo ventennio del 2000, diciamo da “Sex in the City” in qua, pur essendo diventate più importanti nella vita, si dichiarano spesso azzerate dalla vita, dagli impegni, dallo stress, dai figli, dalla scuola, dalle repentine incombenze che le faticosissime giornate le sottopongono. Fateci caso. Quando incontrate una donna (diciamo di età che va dai 30 ai 49-50) e chiedete: “Come stai?”, novanta volte su cento risponderà: “Sono distrutta”.

(pixabay)

Facce patibolari, sbuffanti, teste che scuotono in senso negativo. Donne dalle espressioni trafelate dopo essere andate a comprare qualcosa al market o ad accompagnare il figlio da qualche amico o ad attività ginniche. Si sentono frasi tipo: “No guarda, stasera vado a letto presto perché è tutt’oggi che corro”. “Non vengo, vado a casa perché sono disfatta, navigo a vista…”. Sì, a volte dicono anche “navigo a vista” e tu non puoi ribattere. Accidenti, pensi, naviga a vista, quindi è meglio non insistere. “Scusami, scusami, ma ho fatto una coda in posta, sono andata ad accompagnare mia mamma e a prendere Laura da inglese e poi sono venuta qui senza passare dal via”. Come sarebbe a dire “dal via”? Hanno una casella del via? Esiste una stanchezza da Monopoli? Dov’è questo via? La propria casa? E nel tragitto hanno forse incontrato delle penalità? Hanno comprato degli alberghi? O stanno compiendo un circuito da percorrere molte volte, e allora c’è per forza un via? “Ciao, non ce la faccio, ho fretta, ma ti aggiorno in tempo reale se posso”. Qual è questo tempo reale in cui poi ci avvisano che ci fanno il bidone? Se una mi dice: “Non vengo”, quello per me è già un tempo reale. Vuol dire forse che, se te lo dicono il giorno dopo, il bidone è “in differita”? Scherziamo ovviamente. Ma dispiace quando si sente dire da una donna: “Son distrutta”.

Lanciamo un appello allora a tutti gli uomini e i mariti. Italiani e americani. Non date così tante cose da fare alle vostre donne. Lasciatele respirare. Datele uno spazio fra uno shopping e un figlio da portare in piscina. Alleviategli la morsa degli impegni. Sennò il rischio di un collasso diventa molto concreto. A questo punto la domanda è: ce la faranno? Speriamo, perchè spesso si sente la frase: “Non ce la posso fare”. Riusciranno ad uscire dal cappio di questo nervosismo quotidiano? Passeranno la nottata? Possiamo contare ancora su di loro? Noi siamo qua, disponibili, se c’è bisogno. Pronti anche ad ammettere di essere proprio noi uomini la causa di questo malessere. Ci sono anche delle piccole cose che aiutano. La pappa reale per esempio. Non risolverà il problema alla radice, ma fa benino. Allora diamogliela. Insomma, tenete duro! Dai che ce la fate! Dai che non vi perdiamo. Vi vogliamo bene e capiamo il momento durissimo, ma non mollate adesso. Forza. Siamo con voi! Ies iù chèn!

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