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Quegli amici che quando li inviti ti rispondono sempre “non so se ce la faccio”

Sono lì, indaffaratissimi e ogni volta che provi a metterti in contatto con loro per organizzare un'uscita, ti dicono con aria attonita e dispiaciuta "semmai"

(pixabay)

Perchè la gente non sa mai “se la ce la farà a venire?”.

Ma vuole venire veramente? O aspetta che arrivi l’ispirazione? O forse sa già che non verrà e usa quella come scusa? In quasi tutti gli inviti che si fanno, la cartina di tornasole per vedere se la persona ha gradito l’invito e verrà, o se non gliene frega una minchia di niente, è la frase: “Non so se ce la faccio a venire”.

Dunque. Le uniche persone che possono non sapere ancora se ce la faranno a venire sono i top manager, i dirigenti d’azienda, quelli che lavorano come delle bestie, che non sanno a che ora finiranno le duemila riunioni e telefonate che hanno già in programma. O il Papa, che qualche impegnuzzo che potrebbe farlo arrivare lungo a un appuntamento ce l’ha. Gli altri sono dei cioccapiatti e basta. Il: “Se ce la faccio vengo” è la più grossa bufala del secolo. Uno sa già benissimo se ce la farà o meno.

U.S. President Barack Obama (R) meets with Pope Francis in the Oval Office of the White House in Washington September 23, 2015. REUTERS/Tony Gentile

Il fatto è che, lo confessi senza tante storie, la cosa non gli sfagiola tanto e prende tempo perchè magari spera che gli capiti qualcosa di meglio da fare. Ma che stracavolo devi fare che non sai ce la fai e sei in una riunione alle cinque del pomeriggio mentre io ti ho invitato per le nove? Finisce alle nove la riunione? Dalle cinque? Impossibile. Cosa dovete stabilire una dichiarazione di guerra alla Russia? O uno sbarco su Saturno? Ma anche per quello si farebbe prima. Verso le sei-sei e mezza lo sai già se invaderete la Russia. Più o meno.

Io ti ho chiesto di venire a una cena, o a uno spettacolo, o a bere una birrozza. Puoi dire di no, che sei stanco, che hai da fare, che hai un impegno. E se non ce l’hai, te lo puoi anche inventare. La classica zecca, che male c’è? Ma non puoi dirmi che non lo sai se ce la fari a venire. Ci scommetti che se Belen (o George Clooney, per le donne) ti chiedono se vai a bere una birrozza sulle nove te non dici: “Non so se ce la faccio a venire”. O: “Dimmi dove sei che magari ti raggiungo”.

Belen (instagram)

O anche (orrore e raccapriccio un modo di dire in voga da un po’): “Ci becchiamo là”. Ma cosa becchi? Ci scomettiamo che a Clooney o a Belen non gli dici ci becchiamo là? Ci scommettiamo che ci vai? E che ce la fai anche se alle 9 sei a Milano e hai l’appuntamento a Genova alle 9 e 5. Scommettiamo che ci arrivi? Alle 9 e 8 sei lì, scusandoti per il ritardo. Dicevamo Belen e Clooney per dire. È che quando una cosa interessa si dice subito: “Si vengo”, senza tante pippe.

Succede a volte che sei a qualche cena in cui non si sa se uno verrà. E la padrona di casa dice: “Ha detto che se ce la fa viene”. E tutti (i boccaloni) sono là che si immaginano il tipo o la tipa che rischiano la vita per strada, in macchina o in moto per farcela. Spesso la notizia è questa: “Dice che è fra Ravenna e Bologna, sta arrivando ma si è rovesciato un Tir (zecca). Oppure: “È in tangenziale, c’è un tamponamento ed è fermo. Dice di cominciare, intanto”.

Il giorno dopo ci saranno le scuse col racconto dell’apocalisse a seguito della quale è arrivato a casa alle 2 di notte (zecca). Non ce l’ha fatta. Dispiace, ma non ce l’ha fatta. Poveretto. L’aveva detto che forse non ce la faceva. E infatti niente. Non ci siamo beccati. Non ci ha raggiunto là. “Semmai vi raggiungo”, aveva detto. Semmai. Io conosco uno che lo chiamo “Semmai”, come soprannome. È uno che ha sempre molto da fare e “semmai” dovesse farcela verrà. Il problema è che in tutti questi casi ci vorrebbe un biglietto, un voucher, un ticket, un permesso speciale. Per andare al diavolo, o in altri luoghi dove si svolgono attività che è bene sottacere.

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