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I gusti assurdi delle gelaterie, dove se prendi cioccolato e crema sei uno sfigato

I banconi pullulano di aromi inediti e rivisitazioni dei sapori tradizionali, così i menù di chi vende il gelato diventano lunghi manuali da studiare con attenzione

Gelaterie a Manhattan, New York - Terry W. Sanders

“Gelatino?”. “Va bene, tu come lo prendi?”. “Crema, panna e caccole di Socrate”. I gusti dei gelati. Un firmamento inestricabile e sconosciuto, un buco nero dove puoi sparire, un imbuto nel nulla. Mentre imperversano e aprono come funghi le gelaterie. “Per forza – diceva ieri uno dei soliti pensionati della piazza a un amico – il gelato costa cinque centesimi e lo vendono a due euro e mezzo. I gelatai si sbizzarriscono e accanto ai gusti classici tipo crema, nocciola, panna, cioccolato eccetera inventano gusti assolutamente strabilianti.

Dunque: la crema non è più la crema. Può diventare la crema delle Sette Chiese, la crema della nonna Gina, la crema al nero di seppia, la crema strangolata nel bagno, la crema ai ciccioli secchi la crema come una volta, la crema come fra trentanni. Il pistacchio, una volta era normale, pistacchio e basta, adesso è sempre di Bronte perché c’è un posto in Sicilia che si chiama Bronte e là il pistacchio è buono.

Le ordinazioni sono fantasiose: “A me lo fa crema e amaretto di Uno di Argelato. E qualcuno suppone che a Funo di Argelato (località nell’hinterland di Bologna) ci siano degli amaretti che sono la fine del mondo. Il cioccolato, poi poveretto, rischia grosso. Una volta era cioccolato e basta, adesso è col peperoncino, con l’aglio, con la senape, fondente al 30, al 50, al 150 per cento. Arriveremo al punto che lo troveremo, in qualche garrula gelateria, ai ciccioli, alla salsiccia, al deretano di mulo e alla sciolta di cavallo bianco.

Gelato – pixabay

Coi gusti si può impazzire. C’è chi mette i nomi dei figli. Cremino Luca, panna Giovanna, nocciola Athos, spagnola Morena. Ma pian piano ci si allargherà sempre di più. Facendo dei misti astrusi e senza un sapore definito e chiamandoli poi Nonno Ernesto, Zia Isolina, Quel cretino di Otis, Cal pòrz ed Vincenzo. E suonerebbe così: “A me lo fa cioccolato, crema e cal porz ed Vincenzo”.
Poi le fantasie. La Fantasia di Mozart, la Fantasia di Schubert, la Fantasia di Amalfi, la Fantasia di Gallarate, la Fantasia di Casoni (che è un amico del gelataio che sta a Gallarate). Gelati al brachetto, alla ricotta stregata, alla birra di palude, alla cannella di fossa, al muflone di Cuneo. Voi pensate che me li stia inventando e in parte può anche essere, ma vi giuro che in una gelateria ho visto, fra i gusti, la Mandorla pizzuta d’Avola.

Insomma un delirio. Per non parlare dei variegati. Variegato amarene, variegato pesche, variegato nocciole, variegato caccole, variegato culi, variegato qualunque cosa. Forse ci vorrebbe un comitato di decenza, un garante, qualcuno che intervenga. Sennò di questo passo se dirai: “A me crema, nocciola e panna” ti guardano come un poveraccio, sia gli amici che i gelatai. E ti allontanerai col tuo gelatino banale, mogio mogio, perché non sei stato in grado di provare il pralinato Zuffi, la cassata Sant’Antonio in Ghingheri e la celebre panna montata di Tonin, un benzinaio della provincia di Udine che la monta a modo suo finchè non rimane incinta.

Oh, non ce l’hai fatta, è stato più forte di te. Ora te ne andrai ai margini, scacciato dal branco (e da qui la famosa Crema al branco di Deficienti, un gusto un po’ forte, ma pare buonissimo).

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