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SDGs durante la pandemia: come il coronavirus cambia il mondo della moda

L'Ambasciatrice d'Italia alle Nazioni Unite Maria Angela Zappia in un panel affronta il futuro della moda sostenibile italiana

Ambassador Maria Angela Zappia during her presentation for Fashinnovation Worldwide Talks

Le case di moda devono puntare all'autenticità del loro prodotto, nonché alla sostenibilità e alla creatività. In Italia, questo significa mantenere un forte legame con il territorio locale e rispettare la tradizione produttiva. Per fortuna, in termini di sostenibilità le aziende italiane sono all'avanguardia da anni.

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Il 20 aprile, nell’ambito dell’evento Fashinnovation Worldwide Talks, la Rappresentante permanente d’Italia presso le Nazioni Unite Maria Angela Zappia ha parlato della moda italiana nel contesto di “OSS/SDGs durante una pandemia”.

L’ambasciatrice Zappia ha iniziato dicendo che è lieta di vedere il “mondo della moda reagire con energia e innovazione all’enorme sfida che stiamo affrontando come umanità”. In effetti, come ha sottolineato l’Ambasciatrice, la moda è stata a lungo considerata un riflesso della società, e la pandemia ci ha messo di fronte alla nostra fragilità, testando al contempo la nostra capacità di reagire e migliorare. Tuttavia, Zappia ritiene che l’industria della moda abbia oggi la capacità di superare questa fase e diventare più sostenibile.

L’ambasciatrice Zappia si è concentrata in particolare sull’Italia, che dovrà essere al centro del risorgimento della moda in questa pandemia. Il virus ha colpito l’Italia in modo massiccio, e il paese sta pagando il prezzo più alto in questa crisi non solo in termini di vite umane, ma anche a livello sociale ed economico. Il paese, tuttavia, non ha ceduto, e gli italiani stanno dimostrando di avere una capacità di resilienza e un senso di sacrificio eccezionali. Il sistema di produzione del Paese ha risposto dimostrando ancora una volta che l’Italia è la culla della creatività e del know-how. Molte aziende tessili di moda, sia rinomate come Prada, Gucci e Armani, ma anche marchi più piccoli, hanno convertito la loro produzione per supportare il sistema sanitario nazionale per far fronte alla crisi. Molte case di moda hanno iniziato a produrre maschere e indumenti per gli operatori sanitari, ma anche donato ventilatori e altre attrezzature mediche dove c’era bisogno. Queste azioni mostrano un forte messaggio di solidarietà e responsabilità sociale.

Tuttavia, l’industria della moda deve anche evitare il rischio di una paralisi totale nel mezzo della crisi. Le industrie della moda e del tessile continuano a muoversi, adattandosi alla nuova realtà, introducendo nuove misure di sicurezza e proteggendo i loro assetti principali, che sono i loro lavoratori.

Un’altra sfida che l’industria sta affrontando e quella di mantenere il suo livello di eccellenza in questa crisi. Le case di moda devono puntare all’autenticità del loro prodotto, nonché alla sostenibilità e alla creatività. In Italia, questo significa mantenere un forte legame con il territorio locale e rispettare la tradizione produttiva.

Per quanto riguarda la sostenibilità, le aziende italiane sono all’avanguardia da anni. La sostenibilità è diventata parte integrante del modello di business di grandi marchi e PMI. Le aziende hanno implementato politiche ecologiche, controlli dei sistemi di produzione, tecniche innovative di smaltimento dei rifiuti, riciclaggio. Sono state condotte ricerche su materiali nuovi ed ecologici, materiali riciclati, ridotto utilizzo di sostanze chimiche e riduzione delle emissioni. Questa esperienza diventerà fondamentale in questo momento.

Secondo l’Ambasciatrice Zappia, dobbiamo vedere e cogliere l’opportunità presentata da questa pandemia prestando maggiore attenzione alla qualità del prodotto, a ciò che sta dietro al prodotto e al beneficio per la società. Le persone dimostreranno sempre meno tolleranza per il superfluo. La crisi sta inoltre accelerando il nostro modo di pensare e ponendoci di fronte a molte importanti domande in termini di sostenibilità dell’attuale modello dell’industria della moda. Le sfilate di moda davvero richiedono il movimento di così tante persone, tra organizzatori e spettatori, o dovrebbero diventare più rispettose dell’ambiente? Siamo sicuri di aver bisogno di così tante collezioni diverse ogni anno, o dovremmo ridimensionare la frenesia dell’intera industria? E se sì, quei cambiamenti sarebbero davvero possibili per l’industria, o porterebbero alla sua distruzione?

Andando avanti, dunque, le aziende di moda dovrebbero concentrarsi su beni durevoli e multiuso, invece di inondare il mercato con prodotti eccessivi. “Sostenibilità sarà la parola chiave dei tempi in cui ci stiamo imbarcando”, conclude l’Ambasciatrice.

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