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Il mainstream culturale del 2021 è sicuramente il fashion gaming

L’industria del divertimento interattivo rafforza il sodalizio con il settore moda ed è un mercato prosperoso per entrambe le categorie

Fashion Gaming (pixabay)

Il videogioco conquista anche chi non è pratico, trasporta in un’accattivante dimensione e sdrammatizza la realtà. Non è più uno spazio di nicchia ma un punto di riferimento sociale che permette un’interconnessione mondiale

La moda ha sempre corteggiato la tecnologia, perché sa che i consumatori sono e saranno continuamente più online. E-commerce, Social Media e Shopping virtual experience sono terreni assodati. Così ora la frontiera è il gaming, che già nel 2019 aveva acquisito importanza diventando un trend.

I creativi e i marketers ne avevano compreso sia il potenziale pubblicitario che i maccanismi per costruire una nuova relazione di compra-vendita e di conseguenza le maison non si sono sottratte a queste sinergie. In più la pandemia, con l’impossibilità di uscire, andare a eventi e banchettare, ha permesso un’impennata d’incassi all’industria del videogioco, che ha chiuso il 2020 con un fatturato pari a 180 miliardi di dollari. Un aumento del 20% rispetto ai dodici mesi precedenti.

L’attività è semplice: basta possedere un computer, una console, un tablet o uno smartphone e scaricare il possibile gioco. Inoltre l’audience è trasversale, dalla generazione X alla Z, ma soprattutto no gender. Le stime affermano che i giocatori più incalliti, particolarmente nel fashion gaming, siano in Asia e in USA.

I giochi di moda più ambiti sono: Animal Crossing – New Horizons di Nintendo, in cui animaletti e buffi personaggi dalle proprie isole s’incontrano a party esclusivi, nei club e a défilé organizzati da un ente reale: “Il Reference Festival di Berlino”. Tutto questo con un direttore della fotografia come Kara Chung e un direttore musicale del calibro di Michel Goubert. I look sono creati con l’aiuto di NookStreetMarket e vantano di label come Bottega Veneta, Valentino, Chanel e GCDS. Segue Tennis Clash di Wildlife, dedicato allo sport, con torneo griffato Gucci Open e con possibilità di comporre divisa e acquistarla sul sito. Della stessa idea è anche Pokemon Go, gemellato con Uniqlo e The Notrh Face, in cui è possibile ottenere sull’e-commerce capsule dedicata al gioco. Balenciaga ha lanciato After World: The Age of Tomorrow, sviluppata da Epic Games con l’obbiettivo di salvare il futuro e combattere per la libertà e che presenta gli ultimi outfit della collezione. E infine l’app londinese Drest, un fashion styling game a livelli in cui si può vestire la propria modella con capi di Versace, Prada, N°21, Oscar de la Renta e Manolo Blahnik. Si paga con la valuta del gioco, una dote iniziale è gratis e il resto lo si compra con la carta di credito.

Oggi questo business è efficace e i videogiochi, se ben concepiti, possono indirizzare un potenziale cliente verso il brand per desiderabilità, compera e autorevolezza. L’interactive gaming fa anche da product placement, quindi scaturisce il senso di ambizione, aspirazione a oggetti che materialmente non si possono avere, ma che si possono ricreare sugli avatar in una realtà virtuale. Vince sempre la personalizzazione e perciò, attualmente, i gamer sono i più sofisticati trendsetter.

 

 

 

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