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Uniti contro l’odio: Guterres e New York ricordano le vittime di Pittsburgh

Pochi giorni dopo la sparatoria che ha ucciso 11 persone in una sinagoga di Pittsburgh, Guterres ricorda le vittime nell'Upper East Side di New York.

Più di duecento persone si riuniscono all’interno della sinagoga, tra le quali spiccano molteplici leader religiosi, insieme al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una ricordanza che chiama tutte le comunità ad opporsi all’odio. “L’anti-semitismo è una delle forme di odio più vecchie e permanenti”, illustra Guterres indirizzando i presenti. “Da quando sono segretario-generale, alzo la voce contro ciò che io reputo l’ascesa di quest’antisemitismo in tante delle nostre società, sia in Europa che in America”, racconta nel discorso d’apertura.

A cinque giorni di distanza dalla sparatoria che, alla sinagoga Tree of Life di Pittsburgh ha tolto la vita a undici persone, la Park East Synagogue, dell’Upper East Side, si è unita in una giornata di ricordo mirata ad onorare le vittime del vile atto di pochi giorni fa.

Più di duecento persone si riuniscono all’interno della sinagoga, tra le quali spiccano molteplici leader religiosi, insieme al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una ricordanza che chiama tutte le comunità ad opporsi all’odio. “L’anti-semitismo è una delle forme di odio più vecchie e permanenti”, illustra Guterres indirizzando i presenti. “Da quando sono segretario-generale, alzo la voce contro ciò che io reputo l’ascesa di quest’antisemitismo in tante delle nostre società, sia in Europa che in America”, racconta nel discorso d’apertura, riportato qui sotto.

Per oltrepassare l’odio di questi “atti d’orrore”, Guterres ritiene in oltre necessario “investire nella coesione sociale delle culture diverse, creando condizioni dove queste forme d’odio siano senza basi sulle quali fondarsi”. La remembrance, intitolata “United Against Hate” (Uniti contro l’odio in italiano), si basa proprio su queste fondamenta etiche, e vede, oltre al loquace intervento di Guterres, anche quello di Sheikh Musa Drammeh, chairman del Centro Culturale Islamico del Nord America, che reputa che sia “l’ora che questa nazione venga assieme in un’unione più completa che non lascia trapelare odio”.

Il ricordo proposto in quel dell’Upper East Side, dunque, non condanna nessuno. Non condanna individui, né gruppi. Condanna l’odio, condanna il peggio dell’umanità, quella forza che polarizza, e divide, che fa uscire il lato peggiore dell’uomo. La pensa in questa maniera anche il rabbino della sinagoga, Arthur Schneier, il quale dice “ho visto il meglio dell’uomo e il peggio dell’uomo, e il meglio dell’uomo prevarrà”. Questi concetti, ripetuti da gli illustri esponenti uniti nel ricordo sotto lo stesso tetto, sono le fondamentali basi etiche sulle quali le Nazioni Unite, e tutti i suoi stati membri, devono basare la propria bussola morale. “Dobbiamo alzare la voce. Dobbiamo essere fermi nel condannare atti come quello di Pittsburgh, ma, come leader, ce ne dobbiamo anche assumere delle responsabilità. Dobbiamo attaccare il problema alla radice”, dice proprio Guterres, che chiude poi il suo discorso, citando Levitico, il quale filosofa che “quando uno straniero entra nella tua terra, non bisogna fargli torto alcuno. Lo straniero deve essere con voi come i nativi vostri, e dovete amarlo come fosse uno di voi”.

Questo messaggio, inclusivo quanto eticamente utopista, definisce la giusta linea da percorrere, sia per le Nazioni Unite, che per gli altri leader religiosi presenti, che per tutti i singoli cittadini in ogni angolo del mondo. Lancia  un messaggio d’amore, che rispetta l’individuo a prescindere, e lo definisce per le sue azione, non la sua cultura.

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