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Pandemia di Covid-19, razzismo e rivolte: Dio è distratto o è arrabbiato?

Il nostro paese non solo consente la libertà di culto ma la incoraggia. Eppure la religione va praticata responsabilmente

di Rev. Dr. John H. Krahn

Christian Groups Protest. Foto: Commons Wikimedia.org.

Il principio di non discutere di politica o di religione rappresenta un limite che le religioni non dovrebbero osservare. Soprattutto in questo anno di elezioni, diventa imperativo discutere su quale candidato guiderebbe al meglio il nostro paese. Ai cristiani viene comandato di lavorare per portare la pace nella nostra società. Come esortava il Dott. Martin Luther King Junior, dobbiamo tutti sentire la feroce urgenza del presente. Non è più tempo per l’apatia o per il compiacimento.

Se non è distratto, è forse Dio arrabbiato con il mondo? C’è una pandemia in corso. Afroamericani disarmati vengono uccisi con una dolorosa frequenza. Il razzismo sembra ancora rampante nel nostro paese. Elementi deprecabili della società si uniscono ai manifestanti pacifici compromettendo l’efficacia della loro giusta protesta. Per non parlare della fame nel mondo, delle guerre, dei rifugiati e dei politici. Il Corona virus è forse il modo con cui Dio ci dimostra la sua disapprovazione per come stiamo al mondo? E dov’e Dio in tutto questo disordine?

Sono un clericale cristiano da oltre 50 anni ed ho spesso affrontato momenti difficile nella nostra nazione. Non credo però che Dio si sia distratto o sia vendicativo. Deluso da quel che sta succedendo sì, ma non più di questo. La maggior parte delle religioni, se non tutte, hanno un Dio che si augura e ricerca il meglio per l’umanità. So che il mio Dio cristiano ci ha dimostrato il suo amore morendo sulla croce.

Il nostro paese non solo consente la libertà di culto ma la incoraggia. Le chiese e gli altri istituti religiosi non sono tassati. Questo è uno dei gesti illuminati positivi con cui la nostra società favorisce la religione. Abbiamo libertà di culto e i religiosi sono incoraggiati ad essere responsabili e membri attivi della società. Lo scopo della Chiesa non è quello di essere una fortezza nella quale la gente si rifugia dal mondo; piuttosto è una trampolino di lancio per spingere la gente nel mondo. Ecco perché molte comunità religiose hanno programmi per sfamare i poveri, aiutare i senzatetto, fondare ospedali e case di riposo e tante altre iniziative a beneficio della società. La loro fede insegna ed incoraggia tali comportamenti. Chi aderisce ad una credo è incoraggiato a denunciare le ingiustizie e ad impegnarsi per una società in cui le vite degli afroamericani valgano tanto quanto quelle di tutti gli altri. I cristiani sono spronati a partecipare essendo politicamente attivi. É il loro dovere di cristiani quello di perseguire una società più giusta attraverso la scelta dei loro rappresentanti. Ci sono cristiani politicamente impegnati in entrambe le correnti politiche. Forse una delle due fazioni rappresenta meglio una parte della Chiesa rispetto all’altra ma tutti i cristiani, appartenenti ad entrambi i partiti, ricercano giustizia e benessere per tutti. Un cristiano non può rimanere in disparte.

Il Primo Emendamento della  Costituzione degli Stati Uniti. Foto: Wikipedia.org

I politici che cercano il support dei cristiani spesso cercano solo di sfruttarli. Si fingono credenti quando in realtà hanno al massimo una fede incerta e sono scarsamente praticanti. Usare una chiesa come sfondo e una Bibbia come accessorio brutalizza e sminuisce la cristianità. I politici che sono impegnati attivamente presso le loro congregazioni possono fornire un esempio positivo per i credenti. E avranno autorevolezza quando parleranno in pubblico della loro fede. Nella città dove vivo, le strade non sono mai così pulite e gli spazi pubblici mai così perfetti come durante l’autunno che precede le votazioni. Sotto elezioni i politici citano la Bibbia più del solito, parlano di preghiera e benedicono l’America come non mai; usano la religione a proprio vantaggio invece di incoraggiane il suo uso a beneficio dei loro sostenitori e della società intera.

Diversi anni fa ho pubblicato un articolo dal titolo “La religione ha un ruolo importante nell’educazione pubblica”. In esso discutevo del fatto che la legge non proibisce lo studio della religione nelle nostre scuole pubbliche ma il favoreggiamento di una religione rispetto alle altre. Un insegnante non deve e non può evangelizzare gli studenti secondo il proprio credo ma può favorire il sentire spirituale e la sua espressione. Certo, non è cosa facile da gestire ma ignorare completamente la religiosità, nell’ambito dell’istruzione pubblica, lascia ad intendere che questa non sia importante o sia addirittura dannosa.

Per molti è difficile guardare alle meraviglie della natura e non provare un sentimento di stupore. Il miracolo della nascita è forse il momento in cui meglio si avverte la mano di Dio all’opera. Sono fortemente convinto che le nostre vite, come esseri umani, siano migliorate dalla fede religiosa. Ora, sono consapevole che in nome della religione si siano compiute azioni orribili ma queste non sono altro che la corruzione di quelli che sono insegnamenti dettati dalla maggior parte delle religioni e Dio le ripugna.

Nella Bibbia le parole “Non temete”, in questa o altre forme, compare più di 365 volte, una per ogni giorno dell’anno. Nella società di oggi la paura per il futuro abbonda. Dopo essere resuscitato, Dio apparve ai suoi discepoli e disse loro: “Che la pace sia con voi”. Il cristianesimo e le altre religioni del mondo insegnano la necessita per tutti noi di ricercare la nostra pace interiore. Ai cristiani, forse più che ad altri, viene comandato di lavorare per portare la pace nella nostra società. Siamo una cosa sola nel corpo di Cristo e non parti separate che lottano per la propria sopravvivenza. Siamo stati benedetti da Dio affinché fossimo benedizione per gli altri. Il principio di non discutere di politica o di religione rappresenta un limite che le religioni non dovrebbero osservare. Soprattutto in questo anno di elezioni, diventa imperativo discutere su quale candidato guiderebbe al meglio il nostro paese. È un momento di grande divisione e sofferenza. Non vogliamo diventare una teocrazia cristiana ma semplicemente parte attiva dell’elettorato impegnata pienamente nel processo politico. In ogni aspetto della nostra società i credenti sono chiamati a partecipare e a diventare guide verso la pace e la guarigione di questo nostro mondo malato.

Si, deve esserci separazione tra la Chiesa e lo Stato e a nessuno dei due è permesso di predominare sull’altro. Si, entrambi sono chiamati da Dio a far del bene per il mondo.

Dunque, Dio si è forse distratto o è arrabbiato con il mondo? Io non credo. Turbato, forse; speranzoso, sempre. Deciso a migliorare le cose attraverso noi, sicuramente. Non siamo chiamati ad avere successo ma ad essere obbedienti e fedeli. Dovremmo sempre rimandare a domani ciò che non dovremmo mai fare. Ma quel che di buono possiamo fare oggi quello no, non dovremmo mai rimandarlo . Abbiamo più che mai bisogno, come diceva Lincoln, di “cercare i migliori angeli della nostra natura”. E come esortava il Dott. Martin Luther King Junior, dobbiamo tutti sentire la feroce urgenza del presente. Non è più tempo per l’apatia o per il compiacimento.

Traduzione di Lenni Lippi

 

 

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