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Gli uomini pretendono il ben-essere da Dio, peccato che dovrebbero procurarselo da sé

E' la fine del sacro. I riti scompaiono per lasciare spazio all'esibizionismo e al narcisismo dell'uomo, al quale interessa solo sentirsi Dio in terra

I piaceri dell'uomo

La notte di Natale Gesù nasce, noi andiamo a messa e ci mangiamo il corpo di Cristo. Che senso ha? E’ il rito cattolico per farci diventare buoni come il figlio di Dio introiettando la divinità. Chi nei secoli ha sollevato dei dubbi che fosse una gran baggianata è stato dichiarato eretico ed arso sul rogo. La religione – dal verbo latino relegare: contenere – è un sistema di regole per tenere a bada il narcisismo degli uomini. I valori insegnati sono alla base della coesione sociale però, se vengono meno, la società collassa. Magari c’è chi ancora va a messa e inghiotte l’ostia per mettersi a posto la coscienza, peraltro senza doversi confessare, ma molti di noi si sono costruiti dei riti individuali a propria immagine somiglianza, tanto per organizzarsi la vita. Senza rendersi conto che il senso del sacro è andato perduto. Non sono riti le usanze che abbiamo sacralizzato come, ad esempio, il rito del caffè, dell’aperitivo, di andare a pranzo fuori la domenica, di andare in vacanza alle feste comandate, di fare l’amore a una determinata ora o giorno… Quando sacralizziamo le nostre azioni mondane, ci sostituiamo alla divinità.

Alla base del sacro sta il sacrificio, perché vivere è sacrificio e l’uomo ha sempre sacrificato agli dei, non tanto per ingraziarseli, ma per allontanare da sé le tentazioni che essi potevano arrecargli. Il sacro era la follia divina inspiegabile e pericolosa ma, quando Dio è diventato uomo, il sacro ha perso la sua valenza e l’uomo si è sentito simile a Dio: divino. Dio non è buono, Dio è, illumina, dà vita; la radice indoeuropea -di significa splendente. Se non c’è luce, c’è buio, morte. Ma agli uomini non basta e pretendono da Dio il ben-essere, che dovrebbero procurarsi da sé. E quando gli va fatta, si sentono Dio in terra.

A leggere La scomparsa dei riti (Nottetempo) del filosofo sud-coreano Byung-Chul Han i riti sono appunto scomparsi perché a costituirli è la percezione simbolica. Il rito è legato al simbolo, che mette in scena quello che esso rappresenta. E il simbolo è tale perché è legato a una storia. Per gli antichi Greci era un segno di riconoscimento che il viandante recava con sé per essere accolto da una famiglia amica. I riti riuniscono le persone e creano un legame. La ripetizione è il tratto essenziale dei riti, perché genera una particolare intensità che conduce a un ritmo comune che crea l’armonia di una comunità. Oggi la comunicazione digitale è una comunicazione priva di comunità. Ognuno è produttore di se stesso sui social, dal verbo latino se producere: esibirsi. I riti producono un forte rapporto con il mondo, mentre una smodata autoreferenzialità conduce alla depressione che rende incapaci di uscire da se stessi. Schiacciati dalla necessità di produrre, disimpariamo a giocare. Ne risente anche il nostro modo di esprimerci che è incapace di sedurre. Infatti per Kant il witz o spirito arguto è un lusso della mente, nella quale i significati divagano in una lingua magica e poetica, dove non c’è il senso dell’affare.

Anche la guerra aveva i suoi rituali che erano dettati dall’onore: si scambiavano le armi come doni affinché vi fosse simmetria tra i duellanti. Uccidere senza regole era mera violenza. Per Kierkegaard la seduzione è un gioco strutturato come un duello rituale e lo paragona allo scherma. <<Quale arma è così tagliente e sfavillante nei suoi turbini, e perciò così ingannatrice, come un occhio?>> Ma <<esercitare il potere sull’altro, in una specie di gioco strategico aperto, in cui le cose potranno essere ribaltate, non è il male: fa parte dell’amore, della passione, del piacere sessuale>>.

L’intimità dell’amore segna la fine della distanza scenica e del gioco: è l’inizio della confessione, della psicologia. Il porno sigilla la fine della seduzione perché è un piacere narcisistico dove l’altro è del tutto eliminato. Il corpo pornografico deve solo funzionare; è privo di qualsiasi simbolismo dove agiscono le divinità. L’eccesso di produzione e visibilità è la fine del mistero della sessualità. E proprio dalla sessualità ha inizio il rito agli albori della storia dell’umanità, perché il sesso è la vita ed è considerato sacro. Ne parleremo la prossima settimana. Buon Natale!

 

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