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Le cellule tumorali dormienti, killer silenziosi difficili da individuare

Durante il "letargo", queste cellule possono riprogrammare il loro patrimonio genetico e accumulare nuove mutazioni

Cellule tumorali (foto dal sito pixabay.com)

Dal momento che i periodi di dormienza non sono accompagnati da alcun tipo di sintomo e le cellule tumorali sono metabolicamente poco attive, le principali tecniche diagnostiche attualmente utilizzate, come la PET, non sono efficaci nell’identificazione delle cellule dormienti

La recidiva, cioè la ricomparsa del tumore dopo “l’apparente” guarigione, è la drammatica realtà che spesso i malati di cancro sono costretti ad affrontare. Il tumore può ripresentarsi anche a distanza di molti anni dalle cure chirurgiche e/o farmacologiche, quando il pericolo sembra ormai superato.

Il motivo per cui ciò accade risiede nel fatto che le cellule tumorali possono rimanere a lungo in uno stato di “dormienza”, caratterizzato da una bassa attività metabolica, sfuggendo così ai trattamenti farmacologici che bersagliano solo le cellule metabolicamente attive e proliferanti.

Recenti studi dimostrano che le cellule di tumore alla prostata alternano periodi di rapida crescita, che sono responsabili della comparsa dei sintomi, a periodi di dormienza.

Dal momento che i periodi di dormienza non sono accompagnati da alcun tipo di sintomo e le cellule tumorali sono metabolicamente poco attive, le principali tecniche diagnostiche attualmente utilizzate, come la PET, non sono efficaci nell’identificazione delle cellule dormienti.

Capire come la dormienza può tornare utile al cancro non è semplice, ma è certo che il cancro trae vantaggio da questa fase di rallentamento dello sviluppo. Il vantaggio può essere collegato al continuo tentativo di eludere i meccanismi di controllo fisiologici, come quello svolto dal sistema immunitario, che è in grado di riconoscere e combattere le cellule tumorali.

Durante il periodo di letargo, le cellule tumorali possono riprogrammare il loro patrimonio genetico e accumulare nuove mutazioni genetiche. La pericolosità delle cellule tumorali dormienti, insieme alla difficoltà di identificarle, è alla base di studi sempre più mirati a smascherare tali cellule.

Recentemente è stata avanzata l’ipotesi di monitorare la presenza nel sangue e nelle urine dei pazienti, di derminati RNA prodotti solo dalle cellule tumorali dormienti. Il tentativo è quello di sviluppare dei kit in grado di captare queste molecole ed iniziare i trattamenti prima che il tumore diventi troppo grande.

La ridotta attività metabolica delle cellule tumorali dormienti rende difficile il trattamento con i comuni chemioterapici, difficile ma non impossibile, come dimostrato dall’efficacia di alcuni farmaci anti-infiammatori non steroidei. Della serie, anche le cellule tumorali dormienti hanno i loro punti deboli. Tutto sta nell’ identificarli.

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