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Zero Robotics e i giovani dell’innovazione italiana, tra bufala e verità

Dopo la notizia dei tre ragazzi del Righi di Napoli, arrivati in finale ma senza soldi per il volo per Boston, si scopre che la storia era una bufala.

Una delle invenzioni vincitrici della Zero Robotics degli anni passati, adoperata in orbita.

Una bellissima dimostrazione della voglia di riscatto della nostra nazione, e dei suoi giovani. Se la storia finisse qui, però, finirebbe qui anche quest’articolo, che si limiterebbe a cantare le lodi ai giovani scienziati, ed a chi gli si offre in aiuto. La gara di Zero Robotics, basata fondamentalmente sugli sviluppi di algoritmi innovativi nell’ambito della robotica, però, non è, effettivamente, ancora in fase finale. Sarebbe, invece, appena iniziata.

Tre ragazzi del liceo Righi di Napoli, stando a quanto detto da tante emittenti nazionali, sarebbero arrivati in finale della gara accademico-informatica Zero Robotics. Rimanendo a quanto letto sui giornali, i tre giovani, però, non avrebbero trovato il supporto finanziario per il viaggio a Boston, dove si sarebbe dovuta tenere la finale.

Velocemente, la notizia ha fatto il giro di tutte le redazioni d’Italia, per quanto ispiri un sentimento a cavallo tra l’ambizione e la malinconia, e per quanto sia rappresentativa di una nazione che, come spesso ci piace dire, lascia i suoi brillanti giovani alla deriva. Naturalmente, la notizia ha raggiunto anche coloro che, più degli altri, godono di fondi finanziari senza apparente confini. Quasi subito, dunque, una lunga lista di benefattori, con a capo il vicepremier Luigi Di Maio, hanno subito lodato le giovani promesse, impegnandosi a pagare di propria tasca il volo verso il Massachusetts Institute of Technology, luogo dove si sarebbe dovuta tenere la finale.

Tutto molto bello, certo. Una bellissima dimostrazione della voglia di riscatto della nostra nazione, e dei suoi giovani. Se la storia finisse qui, però, finirebbe qui anche quest’articolo, che si limiterebbe a cantare le lodi ai giovani scienziati, ed a chi gli si offre in aiuto. La gara di Zero Robotics, basata fondamentalmente sugli sviluppi di algoritmi innovativi nell’ambito della robotica, però, non è, effettivamente, ancora in fase finale. Sarebbe, invece, appena iniziata.

I ragazzi del collegio di Righi, dunque, non sarebbero ancora arrivati alla finale. Sono, invece, ancora nella lista della competizione, tra l’altro dietro ad un altro istituto Italiano, di Trapani, in questo momento al primo posto della classifica. Ciò che fa ancor più clamore è che, le finali della competizione, nell’ambito europeo, si terranno ad Alicante, in Spagna, e non dunque a Boston.

Dunque, la situazione veritiera, come esposto da Riccardo Luna, è tutt’altra che quella raccontata dalle grandi testate nazionali. I tre ragazzi del Righi, che hanno effettivamente sviluppato un fantastico algoritmo che consentirebbe a un satellite di evitare i detriti cosmici, sono comunque da lodare, per il loro genio, e per il contributo alla ricerca, sia italiana che mondiale. Gli stessi complimenti, vanno però fatti ai ragazzi della scuola di Trapani, anch’essi intenti nel rivoluzionare le tecnologie del futuro.

È difficile, a questo punto, stabilire se questa storia sia rappresentativa della miglior o peggior faccia dell’Italia. Da una parte, è una storia che racchiude dentro di se l’essenza innovativa della nostra gioventù. Da un’altra ancora, è una storia che rappresenta invece l’abilità della nostra comunità nel riconoscere le più belle sfaccettature dell’innovazione, e premiarle, circostanze a parte. Da un’altra ancora, però, questa storia si dimostra rappresentativa di un paese che si aggrappa ad episodi isolati, nella speranza che migliorandone i sintomi singolari si possa curare la malattia. Così, palesemente non è, anche perché, come ha dimostrato questa particolarissima vicenda, modellare l’opinione pubblica usando la storpiata, modificata immagine di tre giovani innovatori, è un qualcosa che si sfracella nel momento che si scopre che la storia sia, sotto sotto, una bufala.

Dunque, non possiamo far altro che lodare i ragazzi, sia del Righi che di Trapani, per la loro fantastica rappresentanza dell’innovazione italiana, sperando siano effettivamente loro gli influenti inventori del futuro. Gli auguriamo, dunque, il meglio assoluto, nonostante le pompose parole consumate da più enti a fini, a dir poco, manipolativi.

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