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La disabilità approda al Quirinale di Mattarella, ma cosa cambierà adesso?

Iacopo Melio celebra col Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e un selfie trionfale, ma la realtà per gli altri resta amara

Si è svolta al Quirinale la cerimonia di consegna delle onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferite "motu proprio" dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 29 dicembre 2018, a cittadini distintisi per atti di eroismo, per l'impegno nella solidarietà, nel soccorso, per l'attività in favore dell'inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità. La cerimonia, condotta da Veronica Pivetti, è stata aperta dalla proiezione di un filmato realizzato dalla RAI e si è conclusa con l'intervento del Capo dello Stato.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Iacopo Melio (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Iacopo Melio è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il ventiseienne blogger e attivista fiorentino affetto da sindrome di Escobar, meritevole del titolo per «il suo appassionato contributo alla causa dell’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali», è stato accolto al Quirinale da Sergio Mattarella per la cerimonia ufficiale di ieri mattina insieme ad altri 32 cittadini insigniti con l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana perché distintisi per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel soccorso, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità.

Follower e lettori entusiasti ora si congratulano con il giovane freelance, ma cosa cambierà per i diversamente abili? Poco per chi al pari di Iacopo ha impossibilità fisiche e scarsa visibilità mediatica, nulla per chi come me ha squilibri psichici. Tutto sembra cambiare perché tutto possa rimanere com’è, parafrasando l’immortale Tancredi del Gattopardo.

Chi è Iacopo Melio? Dal suo sito…

«nato ad Aprile in un paesino sperduto di campagna (puntualmente allergico al polline), a pochi chilometri dalla sua città dei sogni: Firenze. Si nutre di musica, sogni e poesia. Estroverso e solare, eterno curioso, inguaribile romantico. Trova almeno dieci motivi ogni giorno per innamorarsi di qualcosa: donne, uomini, bambini, sguardi, sorrisi, paesaggi, canzoni, profumi, ricordi, ideali… Orgoglioso e rompiscatole quanto basta, con quattro ruote per spostarsi perché nato comodo. Amante dell’arte e di ogni forma di espressione, schierato con la libertà di pensiero sempre e comunque. Musicalmente comunista; idealmente progressista, pacifista e liberal-socialista; utopicamente anarchico. Professa l’Amore Universale come unica Fede; la laicità di Stato come dogma; il buddismo come filosofia e ispirazione di vita».

Lo seguo con interesse da anni e i suoi post per combattere lo stigma sociale sono vivaci e accattivanti.

Depressi cronici, pazzerelli e matti conclamati non varcano però la soglia dei palazzi del potere. Le campagne di sensibilizzazione sono belle se facili e belle perché facili, mentre gli argomenti ancora tabù vengono abilmente dribblati da chi dovrebbe invece tutelare gli ultimi tra gli ultimi. Iacopo Melio è un ragazzo sveglio, a volte più di chi ne canta le gesta, ed è anche moderatamente simpatico, il che non guasta mai. Collabora con Fanpage a fianco del partigiano Saverio Tommasi e dopo il successo dell’hashtag #vorreiprendereiltreno ha fondato un’onlus di successo nel gennaio del 2015.

Iacopo è ironico e preparato, nonché molto coraggioso. Io non avrei la sua forza d’animo nel combattere un male debilitante, neppure per un attimo. Ma il silenzio che avvolge i disturbi della psiche è preoccupante, oggi più che mai. Il trionfo altrui ricorda amaramente che i veri invisibili sono i fantasmi che si aggirano spenti nelle corsie dei centri di salute mentale italiani.

Un in bocca al lupo di cuore a Iacopo Melio, dunque, nella speranza che un giorno non troppo lontano anche i malati di mente godano della stessa stima e beneficino della stessa benevolenza riservata ai più sfortunati.

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