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Scienza e coscienza: divario tra vita e morte e la conseguenza delle nostre scelte

Non credevano nella medicina i genitori di Francesco, bambino di 7 anni morto a seguito di una otite batterica bilaterale curata mediante rimedi omeopatici

Imitatore di Teniers il giovane, L'alchimista, XVIII-XIX secolo (Wikimedia Commons)

Il web è indubbiamente una fucina di informazioni utili che potrebbe dissipare ogni dubbio attraverso un click o una semplice ricerca mirata, e che porterebbe fare chiarezza nella mente dei miscredenti in balia di scellerati che la mattina preferiscono illuminarsi di sedicente luce divina autoindotta illudendo le menti deboli su false verità anziché accendere la luce del comodino e realizzare che un Dio sicuramente c’è ma non sono loro

“Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo” asseriva Albert Einstein. La vita è un dono prezioso che va preservato con estrema cura e con la piena consapevolezza che siamo tutti figli del tempo che ogni giorno ci consuma lentamente i corpi, increspandone la corteccia e rafforzando le radici. Ogni enclave culturale e/o religione che popola il pianeta terra ha una visione molto personale della vita come della morte. Molte religioni assumono spesso la funzione di filtro mediante il quale ogni azione dell’essere umano –positiva o negativa che sia- trova una spiegazione prettamente legata a quelli che sono i dettami di riferimento o al credo a cui ci si affida.

La tecnologia rappresenta indubbiamente un’evoluzione culturale senza precedenti, molte persone riescono a comunicare anche a distanze fisiche considerevoli attraverso l’ausilio di semplici apparecchi e connessioni internet. Il web ha generato anche subculture di internauti appassionati a forme estreme di ‘religioni’ che si ghettizzano all’interno di gruppi ristretti per condividere interessi di dubbia elevatezza culturale e talvolta per sfidano la stessa insindacabilità scientifica a discapito della vita umana stessa. Uomini e donne che dall’oggi al domani si tolgono il grembiule sporco di grasso o di sugo di polpette e improvvisamente accendono il pc, aprono un sito o una pagina Facebook e si professano detentori del sapere scientifico senza aver mai aperto un libro in vita loro o senza aver mai ottenuto un titolo professionale.

Attraverso sedicenti prove raccattate sul web, frasi sconnesse e sgrammaticate, filmati di dubbia natura e informazioni provenienti chissà da dove, sono convinti che la scienza, la medicina e l’inoppugnabilità di una cultura millenaria fondata sul sapere e lo studio sia in realtà tutta una montatura, una balla. Il web è indubbiamente una fucina di informazioni utili che potrebbe dissipare ogni dubbio attraverso un click o una semplice ricerca mirata, e che porterebbe fare chiarezza nella mente dei miscredenti in balia di scellerati che la mattina preferiscono illuminarsi di sedicente luce divina autoindotta illudendo le menti deboli su false verità anziché accendere la luce del comodino e realizzare che un Dio sicuramente c’è ma non sono loro.

La medicina è il frutto di attente ricerche scientifiche, studi che hanno richiesto anni di applicazione e ad oggi risulta l’unico metodo valido per contrastare le malattie gravi e talvolta impedire al paziente di morire. I farmaci sono sostanze che hanno la funzione di incasellarsi nell’organismo con il fine di arrecare beneficio e curando il male. L’approccio dell’uomo con le cure ha certamente origini molto antiche e dagli studi è emerso che l’uomo sin dalla sua stessa origine ingeriva piante, fiori e masticava vegetali con lo scopo di stimolare l’organismo e sollecitarlo nelle funzioni primarie. Non la pensavano così i genitori di Francesco, un bambino di 7 anni, originario di Cagli, morto a seguito di una otite batterica bilaterale curata mediante rimedi omeopatici. L’otite del piccolo è degenerata in una encefalite e gli è stata fatale. I genitori avevano deciso di affidare le sue cure alla medicina omeopatica, escludendo le cure farmacologiche che avrebbero potuto salvare la vita del piccolo. I genitori del piccolo sono stati condannati per concorso in omicidio colposo aggravato a tre mesi di prigione, con pena sospesa. Il medico è stato rinviato a giudizio. Non la pensava così neppure Katie Britton-Jordan, originaria di Derbyshire, che ha rifiutato di curarsi il carcinoma al seno con la chemioterapia in favore di cure omeopatiche che secondo le assurde teorie vegane a cui si affidano molti internauti, le avrebbero avvelenato il corpo. La donna è morta, lasciando una famiglia nello sconforto e nel dolore per una perdita che si sarebbe potuta evitare.

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