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Perché pregare fa bene alla salute: gli effetti della preghiera sul cervello umano

Lo studio della relazione tra il cervello e l'esperienza religiosa è chiamato neuroteologia. Studiandola, il Dr. Andrew Newberg ha scoperto che...

Monaco buddhista prega (Foto di Sasin Tipchai da Pixabay).

Nelle sue esperienze il Dr. Newberg ha selezionato persone anziane con problemi di memoria per osservarle prima, durante e dopo aver effettuato preghiere e meditazioni per 12 minuti al giorno per otto settimane. Alla fine delle otto settimane Newberg ha verificato alcuni cambiamenti molto significativi e profondi nel loro cervello:  avevano avuto miglioramenti di circa il 10 o 15 percento, confermati anche dai test di memoria

L’esistenza di un potere superiore è una questione strettamente personale e privata, ma la fede religiosa (cattolica, buddista, ebrea ecc.) potrebbe attivare cambiamenti in tutto il corpo, che potrebbero avere un effetto curativo. La scienza ha largamente dimostrato che la religione può influire sullo stato di salute, facendo ammalare meno e guarire prima: fra i primi studiosi ad averne parlato vi e’ l’americano Herbert Benson, cardiologo dell’Università di Harvard, che, sin dagli anni Settanta del secolo scorso, ha ipotizzato per la preghiera la stessa azione biochimica prodotta dal rilassamento.

Successivamente, attraverso studi di imaging celebrale, il Dr. Andrew Newberg, professore di neuroscienza e direttore del Research Marcus Institute of Integrative Health presso la Thomas Jefferson University and Hospital di Villanova, in Pennsylvania, ha studiato gli effetti della preghiera sul cervello umano per oltre 20 anni, spiegando che le diverse pratiche religiose hanno effetti diversi sul cervello. Lo studio della relazione tra il cervello e l’esperienza religiosa è chiamato neuroteologia.  Newberg sottolinea che mentre la neuroteologia non fornisce risultati definitivi su questioni come, per esempio, l’esistenza di un potere superiore, fornisce una comprensione più profonda di cosa significhi per una persona essere religiosa.

Il Dr. Newberg ha osservato attraverso le scansioni cerebrali come la preghiera modifichi l’attività cerebrale, influenzando il cambiamento in diversi neurotrasmettitori, sostanze chimiche nel nostro cervello.

Nelle sue esperienze il Dr. Newberg ha selezionato persone anziane con problemi di memoria per osservarle prima, durante e dopo aver effettuato preghiere e meditazioni per 12 minuti al giorno per otto settimane. Alla fine delle otto settimane Newberg ha verificato alcuni cambiamenti molto significativi e profondi nel loro cervello:  avevano avuto miglioramenti di circa il 10 o 15 percento, confermati anche dai test di memoria.

Altri studi precedenti e successivi, a quello di Newberg hanno sottolineato lo stesso fenomeno.

Altri ricercatori non sono convinti che la preghiera sia un mezzo per curare, ma sappiamo così tanto degli effetti dannosi dello stress sul corpo che trovare modi per ridurre lo stress può favorire la guarigione; quindi, se la preghiera è un modo per ridurre lo stress mentre si esprime la propria fede, allora può sicuramente essere un modo fattibile per aiutare a guarire.

 

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