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Vivere con l’ansia della paura, quella reale e quella percepita

Tutti temiamo tutto. O in ogni caso qualcosa. Ci sentiamo non protetti e siamo pieni di angosce alimentate dalla politica che non sa dare risposte

Le società europee ed italiana ormai da diversi anni sono attraversate da un sempre più diffuso sentimento di ansia e paura. La progressiva crisi valoriale sta contribuendo ad indebolire l’identità europea e facendo emergere con sempre più evidenza la componente individualistica e auto rappresentativa della società.

“Ci sono due forze motrici fondamentali: la paura e l’amore. Quando abbiamo paura, ci ritraiamo indietro dalla vita. Quando siamo innamorati, ci apriamo a tutto ciò che la vita ha da offrire con passione, entusiasmo, e accettazione”.

John Lennon, autore di questa splendida riflessione, chissà come avrebbe vissuto questo delicato momento storico e politico. Non vogliamo certo dire che è giusto provare come hanno fatto in quello spot di qualche anno fa che recitava: “se Ghandi avesse avuto internet”. Già opinioni, paure reali e paure percepite. Come accade per il caldo o il freddo nelle previsioni del tempo. Un senso di insicurezza che viviamo in Italia ogni giorno. Ora dopo ora. E non soltanto per l’arrivo dei migranti, o nelle periferie delle grandi città o nei paesi dove comandano le mafie. Tutti temiamo tutto. O in ogni caso qualcosa.

L’omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer di 24 anni, ucciso con un colpo alla testa ci ha fatto sentire nudi e battuti. Perché è stato ucciso nel quartiere Appio di Roma. E la politica ha urlato in tv e dichiarato nei talk show televisivi e sui giornali che occorre fare qualcosa. Ma cosa esattamente non lo ha detto. Come non ce lo ho fatto capire. Siamo usciti da questa vicenda, così come dalla gestione dei migranti che sbarcano ogni giorno, confusi, perplessi e insicuri. Terribilmente insicuri. Come quando i carabinieri ci hanno spiegato che ragazzi da 13 a 19 anni facevano girare su un gruppo Whatsapp immagini di stupri di bambine anche di un anno, razzismo, nazismo, fascimo e odio. Anche lì è stato un colpo mortale per la nostra intelligenza, per la nostra forza, per la nostra voglia di reagire. Ed allora l’unico rifugio sembra essere la canzone di Franco Battiato “Povera Patria”. Un risposta triste in un momento grave.

Le società europea ed italiana ormai da diversi anni sono attraversate da un sempre più diffuso sentimento di ansia e paura. La progressiva crisi valoriale sta contribuendo ad indebolire l’identità europea e facendo emergere con sempre più evidenza la componente individualistica e auto rappresentativa della società.

Come ha sostenuto il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman nel suo libro Babel “ci sentiamo vulnerabili: a livello individuale, singolarmente, e tutti insieme in quanto nazione, anzi in quanto specie umana” .

La globalizzazione e la società in rete sembrano aver contribuito ad allargare la sfera delle libertà individuali lasciando presagire un nuovo potenziale partecipativo, ma al contempo hanno indebolito quei confini che generavano un’apparente sicurezza, così “ci muoviamo a pendolo fra l’affannosa ricerca di maggiore libertà e l’affannosa ricerca di maggiore sicurezza. […]La terribile sventura da cui confidavamo che i governi ci liberassero e che invece ci assilla ai nostri giorni proprio per iniziativa dei governi, con la loro attiva partecipazione o con la loro rassegnata indifferenza, è in sostanza il senso di insicurezza della nostra vita”.

Fattori come la globalizzazione, la crisi economica, la criminalità, il terrorismo e l’instabilità politica alimentano la costruzione del frame della paura. Gli individui appaiono sempre più disorientati e si sentono abbandonati dalle istituzioni, quei governi che avrebbero dovuto garantire loro sicurezza e una prospettiva di benessere, due elementi alla base della società dei consumi.

Fa rabbia vedere sui social o in tv governanti e politici spiegare a noi poveri cittadini che è sempre peggio. Loro ci dicono che non possiamo avere paura. Che non dobbiamo vivere così. Dobbiamo ribellarci. Lo fanno a turno quelli che governano e quelli che si oppongono che ogni tanto, come in un giro di walzer cambiano posizione.

La crisi delle organizzazioni sociali, dei movimenti sociali, dei partiti politici ha reso più deboli gli individui che avvertono meno il proprio ruolo sociale e si chiudono sempre di più nell’esperienza dell’io come esteriorizzazione. Il generale indebolimento da origine a paura e violenza, perché l’individuo si sente lasciato solo e percepisce tutto ciò che non controlla come un pericolo e un’insidia al proprio status. Si creano con maggiore frequenza gruppi che hanno come obiettivo la difesa del proprio recinto, i cui membri spesso tendono a far prevalere l’immaginario sul reale o costruire un’immagine realistica a misura delle proprie esigenze e aspettative.

E così ci alziamo la mattina e la nostra paura cresce e aumenta ogni ora di più. Ma come ha giustamente predicato Sant’Agostino : “o è il male ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura”. Ma riusciremo a non averne?

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