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Coronavirus: i paradossi americani tra il testing per tutti e per nessuno

Inchiesta ProPublica: l’amministrazione dei test del coronavirus richiede tempo e forniture che sono già in via di esaurimento

di Stephen Engelberg

U.S. Army Spc. Reagan Long, a horizontal construction engineer assigned to the 827th Engineer Company, 204th Engineering Battalion, 53rd Troop Command, New York Army National Guard, alongside Pfc. Naomi Velez, a horizontal construction engineer assigned to the 152nd Engineer Support Company, 42nd Infantry Division, register people at a COVID-19 Mobile Testing Center in Glenn Island Park, New Rochelle, Mar. 14, 2020. Members of the Army and Air National Guard from across several states have been activated under Operation COVID-19 to support federal, state and local efforts. (U.S. Army National Guard photo by Sgt. Amouris Coss)

Un testing aggressivo ha già indicato di essere il miglior modo per controllare e isolare il morbo, e di fermarne l’espansione; ma il miglior passo avanti dipende da dove uno si trova. Le misure estreme prese dalla California e da New York, ha detto il Dr. Anthony Fauci, sono quelle necessarie “per porre fine a questa epidemia.” “Testing è importante," ha detto Fauci, “ma non confondiamo il testing con le misure che dobbiamo prendere. Test o no test, devi fare questo. Non voglio minimizzare il testing come problema importante, ma la gente sembra metterli assieme tanto che se non c’è testing universale, non si può far fronte all’epidemia. In verità si può”.

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Pare ci sia un paradosso nel consiglio degli esperti nell’uso dei test del COVID 19. Un sempre più maggiore numero di epidemiologi vogliono un regime di test al livello nazionale per identificare i focolai e permetter al personale impegnato in salvaguardare la salute publica per prevenire i contatti prossimi con quelli che sono infettati.

La Città di New York, l’epicentro dell’epidemia negli Stati Uniti, ha ordinato ai dottori di non amministrare tests a persone che sono “lievemente o moderatamente ammalati” con sintomi di COVID, la stessa posizione è stata presa a Los Angeles. Come detto succintamente dal New York Health Department: “Il testing di pazienti ambulatoriali non deve essere incoraggiato, promosso, o pubblicizzato”.

Il Dr. Tom Frieden, ex commissario per la salute publica della città di New York ed ex capo del Center for Disease Control and Prevention, ha detto che tutti e due i punti di vista possono essere validi.

“Dove ti trovi dipende da dove ti siedi,” ha detto Frieden. “Il contesto locale è di maggiore importanza. Nella città di New York, oggi, non c’è bisogno di fare test se uno ha sintomi leggeri”.

La ragione, ha detto, è che il sistema di salute publica in posti come New York, Los Angeles e Seattle stanno  per essere travolti da una ondata di gente che è seriamente infettata dal COVID-19. Sanno quel che sta venendo. L’amministrazione di ciascun test significa usare attrezzature di protezione personale, tamponi, e il tempo del personale medico, cose che devono essere riservate per pazienti in condizioni potenzialmente letali. Il lunedì scorso, per esempio, il NewYork Presbyterian Hospital ha detto di avere  più di 600 pazienti con il COVID-19.

Al contrario, Frieden e altri esperti hanno indicato, che gli Stati Uniti come paese devono seguire una politica di testing in senso  olto lato se sperano di fare diminuire l’espansione del morbo e permettere a parti dell’economia di riprendersi al più presto possibile. Frieden ha detto che uno dei paesi più capaci nel fare diminuire il tasso di infezione, Singapore, ha avuto un gran successo nel rintracciare e isolare i contatti di ciascuna persona infetta. Questo non è più possibile nello stato di New York, che ha già raggiunto più di 20.000 tests positivi e ha forse molte più volte il numero di persone infettate. Ma, ha aggiunto,  che rimane fattibile in alte città e paesi.

“In posti dove abbiamo il numero di casi al minimo, o dove non ci sono casi,” ha detto, “il testing aggressivo è necessario.”

La mancanza di testing continua a essere la causa di profonda frustrazione in tutto il paese, con pazienti preoccupati che non possono sapere se hanno un influenza comune, il coronavirus o qualche altra malattia completamente differente. La disponibilità di testing in regioni che non sono focolai presenta ancora un numero di impedimenti, dalla carenza di tamponi alla capacità dei laboratori di elaborare i tests.

Il Dr. Scott Gotlieb, l’ex capo della Food and Drug Administration sotto il Presidente Donald Trump, si è battuto in un molto divulgato commentario, via tweet, per un approccio su più fronti nel combattere il virus, che coinvolge superare tutti questi impedimenti e aumentare il tasso di test su base nazionale. Gli attuali ordini emessi al publico di “restare rifugiati a casa”, con decine di milioni di persone a New York, in California e altri stati confinate nelle loro case e senza andare al lavoro, ha detto, dovranno alla fin fine essere rimpiazzati da un approccio più preciso.

Per fare questo, ha scritto, gli Stati Uniti “devono estendere largamente i test a tutta la popolazione” e “diagnosticare casi leggeri o anche senza sintomi” con test validi che possono essere amministrati negli uffici dei dottori. “Dobbiamo avere mezzi per identificare e isolare piccoli focolai così che non dobbiamo pesare tanto” a rinchiudere vari strati della popolazione, ha scritto Gottlieb.

Trevor Bradford, un virologo della University of Washington che è stato direttamente coinvolto nello studio come pure nel combattere l’epidemia nel suo stato, ha dato una simile ricetta in una recente serie di tweet. Le osservazioni di Bedford sono state causate, in parte, da un recente studio di epidemiologi dell’Imperial College London che diceva che i vari paesi hanno poche alternative al mantenere serie restrizioni al contatto sociale fin quando non si trova un vaccino, per il quale si necessitano per lo meno 18 mesi. Quello studio ha predetto da 1.1 milione a 1.2 milioni di morti nel Stati Uniti se le autorità abbandonano le misure prese da New York a dalla California in giorni recenti.

Bedford ha detto che non era “pessimista,” e si è dichiarato a favore di una strategia che “coinvolge  una massiccia capacita di testing.” Studi recenti, ha scritto, sono a favore della posizione che una porzione “abbastanza lata” della trasmissione del virus proviene da gente che trasmettono il virus prima che si ammalino. Ci sono persone che infettano altri ma non presentano propri sintomi del virus.

Qualcosa che si avvicina a un testing universale potrebbe ridurre queste “vie di trasmissione.”

Se una persona può essere sottomessa al test nella fase della malattia prima che si manifestino i sintomi,” ha scritto Bedford, “la stessa persona può effettivamente isolare se stessa e ridurre tali vie di trasmissione verso gli altri comparato con l’insolazione a sintomi sviluppati.”

E ha previsto un futuro dove i tamponi sono distribuiti alle residenze di individui per un immediato risultato come pure amministrare i tests a persone che si mettono in fila in macchina. “Ottenere dei risultati immediati è una questione di logistica,” ha scritto, “ ma è veramente semplicemente logistica, che può essere risolta.”

Bedford ha suggerito un approccio che pare abbia funzionato nella Corea del Sud, che combinava risultati dei test “con dati che indicavano la locazione di telefoni cellulari” di conosciuti casi positivi, permettendo così di avvertire persone che erano state in prossimità di casi confermati di “auto-isolarsi e di sottomettersi al test.”

Il terzo pilastro dell’approccio di Bedford è un’esame medico che ancora non esiste — una analisi del  sangue che può rivelare la presenza di anticorpi al COVID-19. Gli anticorpi si creano quando il sistema immunitario riesce a debellare una infezione e le persone che li hanno “molto probabilmente posseggono immunità” e possono “ritornare al lavoro a tempo pieno e continuare a fare funzionare la società.”

Tale ipotesi, come molte altre circa il virus, è ancora un soggetto di ricerca. Da parte sua, Frieden ha detto che rimaneva cauto nel prendere decisioni basate su un test che può rivelare anticorpi. Ciò significa che la persona è immune da una seconda infezione? “Non possiamo contarci,” ha detto. “Ancora non lo sappiamo.”

Il cozzare tra punti di vista sui test a corta-durata e a lunga-durata era palesemente presente nella conferenza stampa la settimana scorsa che è risultata nella pubblicazione di una arrabbiatura scappata a Trump quando si è rivolto a un reporter della NBC.

Un po’ prima nella conferenza stampa, Il Dr. Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases al National Institute of Health, ha tentato di distinguere  tra la necessità assoluta per più test con l’immediata necessità che gli Americani smettano di riunirsi in posti di lavoro, bar, strade e ristoranti.

Le misure estreme prese dalla California e da New York, ha detto Fauci, sono le misure necessarie “per porre fine a questa epidemia.”

“Testing è importante,” ha detto. “Ma non confondiamo il testing con le misure che dobbiamo prendere. Test o no test, devi fare questo. Non voglio minimizzare testing come problema importante, ma la gente sembra metterli assieme tanto che se non c’e’ testing universale, non si può far fronte all’epidemia. In verità si può”.

Trump ha denigrato la nozione di test a larga misura come discussa da Bedford e altri. Non vogliamo che ogni singolo americano sia sottomesso al test. “Trecentocinquanta milioni di persone,” ha detto Trump. “ E’ quello che non vogliamo. Non vogliamo amministrare test a gente che ha un  qualsiasi problema, che ha un problema con lo starnutire, col respirare che non si sente bene, o che hanno febbre.”

Traduzione a cura di Salvatore Rotella

Stephen Engelberg è il direttore di ProPublica ed è stato caporedattore fondatore 2008-2012.

e-mail: stephen.engelberg@propublica.org

tweet: @StevenEngelberg

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