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Finalmente il nostro vaccino anti covid, “per fortuna” dopo quello cinese e russo

Prima di dare il via libera alla somministrazione del vaccino bisognava rispettare tappe rigorose e questo vale anche durante l'emergenza di una pandemia

Immagine di Alexandra Koch/Pixabay

La sperimentazione clinica che precede la messa in circolazione di un vaccino deve essere effettuata con metodi rigorosi dal momento che la tutela della salute della popolazione mondiale va sempre messa al primo posto. Rispetto al vaccino contro il Covid, prima di elencarne le caratteristiche degli ormai noti approcci Pfizer e Moderna, vale la pena soffermarsi su quelli prodotti dalla Cina e dalla Russia.

In Cina migliaia di persone hanno ricevuto almeno una dose di vaccino; alcuni cinesi residenti in Italia, addirittura, stanno rientrando in patria per sottoporsi alla vaccinazione. Circolerebbero circa 4 vaccini, somministrati ad operatori sanitari, a militari ecc. sebbene le relative sperimentazioni cliniche non siano ancora terminate. Medesima situazione in Russia, dove il vaccino “Sputnik”, avrebbe ottenuto l’approvazione prima che fosse terminata la fase clinica.

Fortunatamente, l’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) segue regole severe, non autorizzando farmaci che non abbiano concluso la fase sperimentale 3.

La pressione esercitata da questa pandemia, ha comunque determinato che si dessero approvazioni senza attendere alcune informazioni importanti: non si conosce la durata della protezione anticorpale; nessuno approccio ad oggi è in grado di proteggere il 100% delle persone (ma più del 90%); alcuni prodotti necessitano di particolari e complessi metodi di trasporto e conservazione (Temperatura a -80 gradi) che non possono essere garantiti, ad esempio, nei paesi più poveri.

E’ indubbio, comunque, che la scienza abbia fatto passi da gigante e che il 2021 resti l’anno del vaccino. Volendo evidenziare le caratteristiche positive di questi prodotti, ricorderei, innanzitutto che la produzione di un vaccino richiede la capacità di fabbricare almeno un pezzettino del virus necessario a scatenare la risposta immune nei vaccinati. Questo è un processo che si rivela particolarmente complicato quando si ha a che fare, -come in questo caso-, con l’RNA.

A conferma di tanto basta pensare che, da marzo ad oggi sono stati testati circa 200 approcci vaccinali. Come detto, i vaccini prodotti da Pfizer e Moderna, colossi della farmaceutica, assicurano un’efficacia superiore al 90% per cui, la Gran Bretagna ha dato il via libera, in questi giorni, alla somministrazione del vaccino americano, prodotto dalla Pfizer. In Italia, invece, la campagna vaccinale dovrebbe partirebbe a gennaio, con circa 3,4 milioni di dosi sufficienti per la metà delle persone dal momento che è necessaria la doppia dose vaccinale. Rispetto alla somministrazione sarà privilegiato il personale sanitario e le persone maggiormente a rischio. Non possiamo affermare quale sia il candidato vaccino migliore, ma siamo consapevoli che le vittime, i problemi sociali ed economici ci impongono di accelerare la lotta al virus.

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