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Dai congelatori alla puntura sul braccio: il percorso “senza sprechi” del vaccino in Italia

Da quando il vaccino viene scongelato, possono passare solo sei ore di tempo, poi scade. Tutti i passaggi della catena di montaggio per uscire dall'epidemia

La prima vaccinata in Italia durante il v-day (YouTube)

Di vaccini si parla tutti i giorni, senza però saperne quasi nulla. Come si conservano? Come si preparano? Quanto durano una volta scongelati? Proviamo a fare un po’ di chiarezza per capire meglio quali siano i passaggi concreti che le fialette di vaccino compiono una volta arrivate nei nostri ospedali.

Tutto ha inizio quando la Regione e la ASL (azienda sanitaria locale) consegnano le fialette di vaccino. Sicuramente le avete presente, sono quelle con il tappo viola che si vedono in televisione. I flaconcini in questione sono prodotti dalla Pfizer, la prima azienda farmaceutica ad aver avuto le autorizzazioni necessarie per poter essere distribuita in Italia. Una volta arrivati in ospedale, vengono tenuti nei laboratori e conservati a -80 °C. Poi, quando la porta del congelatore viene aperta, il processo ha inizio.

Da ogni flaconcino viene fatta una diluizione con soluzione fisiologica (una soluzione di cloruro di sodio in acqua purificata, usata comunemente per infusioni intravena) e vengono create sei dosi, a loro volta inserite in sei siringhe diverse. Con le siringhe pronte sul tavolo, si passa poi all’iniezione. Coloro che hanno diritto alla dose sono organizzati in una tabella di marcia precisa e scrupolosa, divisi in gruppi da sei. Gli viene comunicato il giorno in cui dovranno sottoporsi alla puntura e fino a 24 ore prima hanno la possibilità di rinunciare all’appuntamento. Ma quando il dottore fa l’appello per verificare che tutti i nomi sulla sua lista siano effettivamente presenti, accade a volte che qualcuno sia assente senza giustificazione.

Il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 è il primo vaccino ad essere disponibile in alcune parti del mondo (BioNTech)

Rimangono così delle dosi scoperte e agli operatori sanitari non resta che decidere: o trovano qualcuno all’ultimo momento a cui poterle somministrare, oppure saranno costretti a buttarle. Questo perchè le dosi, una volta che raggiungono la temperatura ambiente, non possono essere usate oltre le sei ore, altrimenti a deteriorarsi è il vaccino stesso.

Così, pur di non sprecare una dose preziosa, si contattano le persone più vicine, quelle più facili da raggiungere, in una corsa contro il tempo che non può ammettere errori. Ed è tra polemiche spesso infondate nei confronti degli operatori, accusati di favorire parenti e amici nella somministrazione del vaccino, che la catena di montaggio continua a funzionare. Eccome se funziona.

Stando agli ultimi dati, l’Italia è il primo paese dell’Unione Europea per numero di vaccinazioni fatte. 1.171.348 sono le persone che finora hanno ottenuto la prima dose, e da ieri sono iniziati i richiami.

I vaccini somministrati nel mondo al 18 gennaio 2021 (ourworldindata.org)

Negli ospedali, gli operatori si sono vaccinati quasi tutti. Inizialmente qualcuno era un po’ titubante, ma quando hanno iniziato i primi, questi hanno poi cercato di coinvolgere anche gli altri e alla fine l’adesione è stata altissima. Chi non lo ha fatto è perché ha avuto reazioni allergiche con altre vaccinazioni precedenti.

Da qui, la domanda viene spontanea. Si sono visti i famosi effetti collaterali? Gli addetti ai lavori raccontano che il dolore al braccio ha colpito tutti, ma questo è dovuto al liquido dell’iniezione, che è molto ‘duro’, molto oleoso. Qualcuno ha avuto mal di testa e qualcuno brividi di freddo, ma per il resto non sono stati riscontrati altri effetti gravi.

Questo è ciò che succede, a livello pratico, con il vaccino di cui tutti parlano. Nessun complotto, inganno o sotterfugio. Solo il lavoro di chi si mette a disposizione per cercare di arginare la pandemia e far funzionare il piano vaccinale. Sperando di arrivare al più presto ad avere una siringa pronta per tutta la popolazione italiana.

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