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Ho fatto il vaccino anti-Covid a New York: ecco la mia esperienza

Per una settimana i tentativi per prenotare erano tutti falliti, poi finalmente son riuscito. Mi sono vaccinato al centro Aqueduct Race Track e lì tornerò

Uno degli ospedali più famosi di New York, che è anche uno dei centri per vaccinarsi (di Terry W. Sanders)

Vaccino: la cosa più difficile è ottenere l’appuntamento. Ci sono riuscito dopo giorni di inutili prove allacciandomi in rete alle 2 e mezza di mattina. Prima, per una settimana i tentativi erano tutti falliti: i computer del NYgov si bloccavano e le line telefoniche erano altrettanto inefficienti. Finalmente, dopo aver riempito per la centesima volta il modulo per ottenere l’appuntamento c’è stata l’accettazione. E da lì si aprono un ventaglio di opzioni: dal dove si vuol fare l’appuntamento a quando, a che ora. Ognuno dei posti dove si fanno i vaccini elenca giorno per giorno il numero delle prenotazioni già esistenti e il numero dei posti ancora liberi. lo ho scelto martedì 26 gennaio, il giorno che ha fatto un po’ di neve.

Nello Stato di New York ci sono una ventina di centri dove si fanno i vaccini: il più vicino a casa mia è quello del vecchio Aqueduct Race Track a Queens nella zona di South Ozone Park, vicino all’aeroporto JFK.

Una cosa molto importante è quella di stampare il modulo dell’appuntamento. Da lì la strada è stata tutta in discesa. Bisogna fare un po’ di attenzione perché nell’enorme parcheggio dell’ippodromo c’è anche il sito per fare i test per il coronavirus e i cartelli segnaletici sono ingannevoli come quelli del New Jersey. Il posto per i vaccini è nel retro del palazzo dove sorge il casinò Resorts World New York. Il parcheggio è enorme ed è facile posteggiare. All’ingresso ci sono i militari della Guardia Nazionale che vogliono vedere il modulo per l’appuntamento e controllano con un documento di riconoscimento che la persona che ha l’appuntamento sia anche quella che si vuole vaccinare.

A man receiving a dose of the investigational NIAID/GlaxoSmithKline (GSK) Ebola vaccine. Original image sourced from US Government department: Public Health Image Library, Centers for Disease Control and Prevention. (Image www.rawpixel.com)

Al primo piano, che in questo caso non è il pianterreno americano e si deve prendere l’ascensore, altri militari smistano le persone e le indirizzano dove andare: prima c’è il controllo computerizzato dell’appuntamento e dell’identità che dura un minuto. Subito dopo una nurse del CDC mi ha preso in consegna e mi ha portato in un separé tipo tenda senza la parte superiore dove ha controllato tutte le informazioni, mi ha iniettato il vaccino della Pfizer, che richiede due iniezioni, e ha messo in calendario il secondo appuntamento.

In tutto, dall’ingresso a quando il vaccino mi è stato iniettato saranno passati 5 minuti. Più tempo, invece nel dopo vaccino perché, e questo non lo sapevo, bisogna attendere mezzora prima di lasciare il centro poiché ci si vuole assicurare che non ci sia una reazione allergica o altri effetti collaterali. E una nurse controlla, timer alla mano, che si rispettino i 30 minuti.

Mentre la nurse preparava il vaccino, che viene in una miniconfezione con il liquido già inserito nella siringa, mi ha detto che sfortunatamente per via della necessità di conservare i vaccini a 70 gradi sotto zero le dosi vengono preparate in base al numero degli appuntamenti fatti e se una persona non si presenta, il vaccino si perde.

Un’ultima constatazione: ci saranno stati 30 militari che dirigevano le persone, 30 nurse dei CDC che facevano le iniezioni, e forse 15 persone che nei 35 minuti che sono rimasto lì si sono vaccinate. Di sicuro una struttura non usata a sufficienza.

 

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