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Fake news su Covid e vaccino? Ecco una boccata di verità dal Prof. Guido Silvestri

In una conferenza organizzata dal Circolo PD di New York, lo scienziato della Emory Vaccine Center di Atlanta risponde alle domande e toglie molti dubbi

Una immagine dallo zoom di sabato col Prof. Guido SIlvestri andato in diretta sulla pagina di FB del Circolo PD di New York

Sabato si è tenuta una conferenza, organizzata dal Partito Democratico USA, in cui il professor Guido Silvestri dell’Emory Vaccine Center di Atlanta, virologo ed immunologo, è stato invitato a parlare del futuro dell’epidemia. In un evento davvero molto interessante e unico nel suo genere, il professore non ha tenuto una conferenza, bensì si è reso disponibile a rispondere alle domande dei “comuni” ascoltatori sui dubbi e le perplessità sui vaccini.

Il Prof. Guido Silvestri (Foto Emory University)

Silvestri si è subito smascherato: lui è un pro vax e ai suoi occhi l’approvazione in tempi record di così tante opzioni vaccinali è un vero e proprio piccolo miracolo. Non è stata affrettata né raffazzonata, e la velocità dimostrata dalla comunità scientifica non è altro che un merito.

Il professore è molto attivo sul tema della corretta informazione scientifica. Insieme a tanti altri esperti e scienziati italiani ha creato un progetto chiamato “Patto Trasversale per la Scienza”. L’obiettivo principale è quello di portare all’attenzione del governo e di tutte le forze politiche le evidenze scientifiche, perché possano informare le decisioni legislative. Inoltre, il Patto è un vero e proprio mezzo operativo che si adopera concretamente per combattere la pseudo-informazione e le fake news in ambito scientifico procedendo con azioni legali contro chi le diffonde.

Ecco i principali dubbi risolti e miti sfatati dal professore, in una chiacchierata di un’ora e mezza.

Il vaccino AstraZeneca è spesso trattato con una certa puzza sotto il naso perché meno efficace dei suoi fratelli maggiori Pfizer e Moderna. È davvero un vaccino “scarso”?

Sebbene la sua efficacia sia minore, non è certo un vaccino da buttare! Considerato l’R con zero del Sars-Cov2, un vaccino efficace al 65% come l’AstraZeneca è certamente valido. Certo, anche il professore concorda che quando la fase emergenziale finirà e le dosi non scarseggeranno più, sarà buonsenso utilizzare le formule che si sono dimostrate più efficaci.

Quanto pensa durerà l’immunità data dalla vaccinazione? Sarà necessario fare richiami?

Per i coronavirus generalmente l’immunità non dura tutta la vita, dunque Silvestri pensa sia plausibile dover fare richiami ciclici, ad intervalli di tempo che capiremo solo con il tempo. Una possibilità sarebbe combinare il vaccino influenzale e quello per il Covid e fare dei richiami annuali.

Dopo la vaccinazione saremo protetti dallo sviluppare una forma grave della malattia. Non avendo dati in merito, non possiamo dire con certezza se proteggerà anche dall’infettarsi e dal diffondere l’infezione ad altri. Dal punto di vista di un esperto, che prospettive ci sono?

Il professore è ottimista. Dati certi non ve ne sono, ma considerata la forte risposta immunitaria dei vaccinati tutto fa pensare che protegga anche dall’infettarsi e dal contagiare.

I dati relativi all’efficacia del vaccino Johnson&Johnson, a cui l’Italia è molto attenta dato che l’UE ci ha investito molto, sono parzialmente differenti a seconda dell’area in cui è testato: l’efficacia è alta in Nord America, meno in Sud America ed ancor meno in Sudafrica. Dovrebbe preoccuparci? Dipende dalle varianti diffusesi in queste aree del pianeta?

Silvestri ha confermato che potrebbe dipendere dalle varianti, ma ha tenuto ad arginare le preoccupazioni: il vaccino J&J dà risultati parzialmente meno buoni in Sudafrica, ma nonostante questo è comunque certamente efficace.

Inoltre, se i vaccini dovessero in effetti essere significativamente meno efficaci contro le nuove varianti, una possibilità concreta è quella di mettere a punto dei boost del vaccino attualmente distribuito, per potenziare l’immunità anche alle nuove forme del virus che dovessero manifestarsi.

3D model of SARS-CoV-2 created at the MRC Laboratory of Molecular Biology using electron cryo-tomography (cryo-ET) data analysed by John Briggs’ group and collaborators, published in Nature.

Ma è vero che la variante inglese è più letale?

No, non abbiamo nessun dato che confermi questa ipotesi. Su questo Silvestri è stato critico: occorre prestare maggiore attenzione a come vengono esposti i dati medici. La preoccupazione è nata da una errata comunicazione al grande pubblico, anche da parte di politici come Boris Johnson, che ha generato paura.

Quanto è dirimente l’intervallo tra la prima e la seconda inoculazione? Data la complicata situazione con le dosi mancanti, sarebbe possibile allungare i tempi e modificare un po’ i protocolli approvati?

Indicativamente si può fare, nulla lo vieta. Una possibilità sarebbe dimezzare la dose del secondo richiamo per aumentare la popolazione almeno parzialmente coperta, oppure allungare i tempi tra le due dosi. Naturalmente, non attenersi ai trial clinici comporta sempre un certo rischio ed espone alla possibilità che l’efficacia sia differente a quella dichiarata dalla casa farmaceutica.

Tocchiamo il delicato tema delle dosi mancanti. Come gestire le diatribe che si sono create tra i governi e le case farmaceutiche, come Pfizer e AstraZeneca, che non consegneranno le dosi nei tempi previsti?

Le case farmaceutiche, nel momento in cui brevettano la formula di un farmaco, ne detengono i diritti per vent’anni, e questo vale anche per le varie Pfizer, Moderna e AstraZeneca nonostante siano state pesantemente finanziate dai governi di tutto il mondo per velocizzare la loro ricerca.

Il professore si è detto molto amareggiato che lo sforzo titanico di scienziati, ricercatori e medici di tutto il mondo sia ora azzoppato dalle capacità produttive di due o tre aziende. Negli USA vi sarebbero diversi stabilimenti che, con i dovuti accordi, sarebbero disponibili e attrezzati per produrre il vaccino; lo stesso vale per l’Unione Europea, dove per esempio Sanofi, azienda francese, si è già detta pronta ad aiutare.

Come dovremmo porci nei confronti di questo nuovo anno appena iniziato? Dobbiamo considerarci ancora prigionieri dell’epidemia?

Nelle battute finali della conversazione, Silvestri lo ha proprio voluto precisare: ci vuole ottimismo! Il professore fa parte di una associazione dal titolo “Pillole di ottimismo”, il cui obiettivo è quello di fare corretta divulgazione sulla pandemia e non solo. La associazione non ha connotazione politica, e si fonda sull’idea che la conoscenza sia una grande fonte di speranza per l’umanità: chi studia sa bene che la scienza e la ricerca non sono mai state efficienti come oggi. Con quest’arma dalla nostra parte, perché non essere ottimisti?

 

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