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Una nuova era per l’Agenzia Spaziale Europea che apre lo spazio alla disabilità

L’ESA cerca nuovi astronauti e pone particolare attenzione all’inclusività: intervista all’astrofisica Ersilia Vaudo che ci racconta la dimensione dell’universo

Astronauta nello spazio (pixabay)

"Non più l’esplorazione come conquista, voglia di mettere una presa umana nel sistema solare ma esplorazione come opportunità di portare i valore europei, come l’inclusione, la ricerca, la conoscenza, il prendersi cura del nostro pianeta. Quindi una narrativa molto più inclusiva e forte... La diversità fa magie"

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha aperto le selezioni per nuovi astronauti e per la prima volta anche le persone disabili potranno partecipare. Un progetto ambizioso, ammirevole e soprattutto inclusivo, in contatto diretto con il comitato Paralimpico Internazionale. Ne abbiamo parlato con Ersilia Vaudo Scarpetta, Chief Diversity Officer per ESA dal 1991, un’ astrofisica multidisciplinare, aperta alla ricerca, che ha trasformato lo studio delle analisi numeriche e dei calcoli complicati nella chiave per accedere alla dimensione dell’universo. Ci ha raccontato dello stupore della scoperta, dell’ impossibile che diventa possibile e di molto altro.

Chief Diversity Officer Esa, Ersilia Vaudo

Lavora in ESA dal 1991 e nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi incarichi, anche nell’ambito della strategia e delle relazioni internazionali. Ha lavorato come coordinatore delle attività scientifiche e dei voli spaziali umani e ha avuto la responsabilità di segretario esecutivo del gruppo consultivo per la scienza e la tecnologia sull’esplorazione. Studiare l’astrofisica permette di confrontarsi con i misteri dell’ignoto e conduce a una prospettiva che va oltre i confini dell’esperienza, la bellezza della Terra e lo stupore profondo che suscita il firmamento. Il suo lavoro è un’esplorazione continua che le permette di posare lo sguardo sullo spazio. È per lei una grande avventura ? 

“Per me è una grande avventura da sempre quella del piacere di confrontarsi con un’appartenenza a qualcosa di più grande, io sono nata in una piccola città sul mare e già da bambina il contatto con la natura, l’avere l’orizzonte sempre davanti, la presenza del mare e quindi del cielo sono sempre stati per me una grandissima attrazione. Quando poi ho dovuto scegliere cosa fare, ho voluto studiare fisica perché per me era la possibilità di uscire dalla zona di conforto, significava entrare nel mondo della relatività generale, dove il tempo cade come se fosse una mela. Il tempo sulla terra scorre più lentamente ad esempio che in montagna, quindi delle cose impossibili rispetto la nostra percezione e allo stesso tempo anche la possibilità di mettere il baricentro fuori da me, in una dimensione che mi prescindeva e in questa dimensione dell’universo ho sempre trovato una possibilità di libertà molto forte. La nostra capacità di fare domande, cercare risposte, essere niente in un universo differente eppure poter arrivare sulla luna. Guardare noi stessi da senso a questo cosmo. E in ESA si respira questa tensione ad andare dove ancora non si è ancora stati, pensare come ancora non si è pensato, c’è un’ispirazione quotidiana che risuona in un’ispirazione più esistenziale e personale”.

 

L’astronauta dell’ESA Samantha Cristoforetti nel corso della sua missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ESA)

L’ESA ha annunciato la selezione di nuovi astronauti che nei prossimi anni lavoreranno alle future missioni spaziali in orbita intorno alla Terra, sulla Luna e potenzialmente su Marte. Le candidature potranno essere inviate a partire dalla fine di marzo e i 4-6 nuovi astronauti saranno annunciati nell’autunno del 2022, l’ultima selezione è del 2008. In tutta la propria storia l’ESA ha effettuato tre sole selezioni di astronauti. Nell’ultima, l’Agenzia aveva scelto tra gli altri Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano. Ci saranno astronauti ufficiali e riservisti? Nasce da un bisogno di rinnovamento? 

“La selezione nasce dal fatto che noi abbiamo un ritmo nel rinnovare e nel fare entrare dei nuovi candidati all’interno dei corpi astronauti che è determinato dalla possibilità di far veramente volare l’astronauta, per questo l’ultima campagna è stata del 2008 e ogni 12 anni c’è una selezione. Il corpo adesso è di 7 astronauti, è stata selezionata Samantha a fronte di una quantità di domande da parte di donna che era uno su sei. La caratteristica invece di questa campagna è la grande apertura alla diversità, che viene messa al centro per cui l’intenzione è quella di avere più del 16% di ragazze che fanno domanda e raggiungere quell’ispirazione dello spazio dove normalmente non si arriva, soprattutto rispetto le donne. Non più l’esplorazione come conquista, voglia di mettere una presa umana nel sistema solare ma esplorazione come opportunità di portare i valore europei, come l’inclusione, la ricerca, la conoscenza, il prendersi cura del nostro pianeta. Quindi una narrativa molto più inclusiva e forte. Saranno selezionati astronauti di carriera e una parte sarà considerata nella riserva, cioè non saranno staff ESA ma si uniscono all’agenzia per specifiche opportunità di volo legate a progetti che possono nascere”.

Una foto della Terra vista da un satellite nello spazio (POT/UN)

Rivoluzionaria è la campagna che farete, per la prima volta nella storia della civiltà spaziale chi avrà gli indispensabili requisiti, può accedere in virtù di una disabilità fisica. Un grande cambiamento, un’evoluzione strutturale del volo spaziale, un programma di progresso e una selezione tutta nuova, para-astronauti e astronauti, un progetto importante che arricchirà la maniera tradizionale del volo umano nello spazio. Quindi l’obiettivo non è la perfezione dell’uomo, ma la ricchezza di diversità e garantire l’inclusività?

“Questa è la grande novità anche se la diversità è già una caratteristica dell’ESA, mettiamo insieme competenze di 22 paesi, più i paesi associati che parlano 18 lingue diverse per raggiungere insieme obiettivi che nessuno da solo potrebbe, come atterrare su una cometa a 500 milioni di km. La diversità fa magie ma ha tante dimensioni, ed è proprio questo quello che stiamo facendo, allargare questa ricchezza di diversità. Siamo già impegnati nel nostro staff con persone disabili, oltre alle iniziative insieme alla comunità scientifica di inclusione nella scienza, ci sono tanti progetti che spingono le tecnologie verso una grandissima innovazione come ad esempio la sonificazione dei dati per i non vedenti.  Per la prima volta però adesso c’è l’opportunità di poter affiancare una selezione legata al progetto di fattibilità para-astronauta, l’idea è di poter selezionare un astronauta con disabilità, scelta sulla base di un’interazione con il Comitato Paralimpico che ha delle classificazioni ben precise, perché in termini di competenze tecniche, cognitive, professionali, i requisiti devono essere gli stessi per quelli che chiediamo per gli astronauti normali. La differenza quindi è che si può entrare a far parte del progetto se si hanno delle disabilità che sono fondamentalmente amputazioni di uno o entrambi i piedi, una diversa lunghezza degli arti oppure una statura sotto un 1,30 m; questo perché l’astronauta selezionato non andrà a fare il turista ma deve essere assolutamente in grado di salvaguardare i requisiti di sicurezza e operatività, deve contribuire allo stesso modo degli altri ai progetti e allo stesso tempo non si deve creare nessuna situazione di compromissione. Questo è un progetto di fattibilità, quindi dobbiamo imparare come fare e quali sono le condizioni per poter portare un astronauta con disabilità a volare e avremo bisogno di tante nuove competenze per capire i vari aspetti. Gli Stati Membri hanno messo per questo un budget supplementare, stiamo in contatto con i partner internazionali, con chi fa le navette per andare nello spazio, e faremo missioni che simulano le condizioni nello spazio. È tutto un programma che verrà messo in piedi per avere un giorno una più ampia rappresentazione. Nello spazio siamo tutti disabili perché non siamo fatti per viverci”.

Chief Diversity Officer Esa, Ersilia Vaudo

La figura dell’astronauta è quella dell’esploratore che almeno una volta quasi tutti da bambini abbiamo scelto come modello, da adulti invece lo pensiamo come una persona normale che fa un lavoro straordinario, qual’è il segreto di questa professione per rimanere con i piedi ben piantati sulla terra pur vagando nello spazio?

“Il segreto è quella che ha detto anche Luca Parmitano, la pazienza. Quindi ho capito che io non avrei mai potuto farlo. È un lavoro che richiede una professionalità, una concentrazione, una competenza nel lavorare sotto pressione, avere sempre il senso che si è parte di un team. Sono dei super eroi con delle capacità che sanno spingere all’estremo, lontano dalla famiglia per lungo tempo, con il privilegio di poter andare in un luogo dove guardi indietro a te stesso. Questi sono elementi fortissimi e i nostri astronauti sono tutti super eroi perché sono persone che traspirano questa passione”.

Le attività di addestramento sulla Terra e nello Spazio richiedono una buona preparazione atletica e la capacità di affrontare condizioni climatiche estreme. Buona salute, perfezione fisica, capacità di lavorare in gruppo, gestione efficace dello stress, essere un buon divulgatore del proprio mestiere, e tantissimi testi fisici, psichici, con simulazioni in microgravità. Qual’è la prova più difficile da superare che porta alla selezione del candidato finale?

Luca Parmitano (Photo Nasa)

“Sono tante, il processo dura molto, ha varie tappe e la motivazione deve essere mantenuta per lungo tempo, quindi la perseveranza e crederci fino in fondo. Sta proprio nella resistenza il segreto e saper passare dal sogno alla realtà, cioè quando si prende coscienza di cosa significa essere un astronauta, che è un lavoro meraviglioso ma duro, che richiede sacrifici. La prova più difficile è proprio il passaggio di far prendere forma a un sogno e capire se è veramente la propria strada”.

Dopo avere viaggiato per 203 giorni coprendo una distanza di oltre 470 milioni di chilometri, giovedì pomeriggio il robot automatico (rover) Perseverance della NASA ha atterrato su Marte, il terzo veicolo spaziale questo mese dopo la sonda Hope degli Emirati Arabi e la Tianwen -1 cinese e se la sono cavata egregiamente senza essere umani sul posto facendo compiere importanti passi aventi nella conoscenza del pianeta. ESA, in cooperazione con la Russia, con la Roscosmos Space Corporation, nel 2022 conta di far atterrare sul suolo marziano ExoMars, la sonda che trasporterà il robot Rosalind progettato per la ricerca e l’esplorazione spaziale alla scoperta di segni di vita. È una missione ambiziosa, come lo è la conquista del pianeta rosso? Ci sono altri progetti futuri anche con la Nasa? 

“ ExoMars è una missione estremamente ambiziosa perché è la prima missione che permetterà di scavare molto in profondità. Per noi Marte ha una grossa importanza perché è il più facile da raggiungere ma anche perché ha avuto in un periodo della sua evoluzione le tre fasi della materia: una fase vapore, una fase solida e liquida. Questo equilibrio però è saltato e quindi per noi c’è l’interesse di capire cosa ha provocato questo disequilibrio ed essere più consapevoli rispetto il nostro pianeta. Anche con la Nasa abbiamo altri progetti, come la missione Mars Sample Return. Marte affascina perché è un viaggio relativamente breve”.

La prima foto scattata da Perseverance poco dopo l’arrivo su Marte (YouTube)

Nel 1986 l’ESA lanciò la Missione Giotto, la prima missione nello spazio profondo per studiare la cometa di Halley, poi la Grigg-Skjellerup Hipparcos, una missione per la mappatura delle stelle, e la missione Rosetta finita nel 2016, che ha permesso lo studio ravvicinato di una cometa. Mappare l’Universo, adesso che ne conosciamo l’immensità e l’espansione continua, può sembrarci come il tentativo di vuotare l’oceano con un bicchiere. Eppure non possiamo farne a meno, lo abbiamo sempre fatto. Infatti, anche se noi associamo l’idea di mappa ai viaggi per mare e per terra, in realtà, le prime mappe mai disegnate dall’uomo sono mappe del cielo. Oggi scrutiamo il cosmo, percorrendolo con gli occhi di immensi telescopi, come gli esploratori antichi scrutavano l’orizzonte e lo spazio attorno per decifrarlo, per non perdersi. Una delle grandi novità sul fronte dell’esplorazione spaziale umana è il progetto della NASA Artemis, che si prefigge di costruire un avamposto lunare. Cosa si spera  di fare e di trovare con le nuove missioni lunari?

“La cosa divertente della missione Rosetta fu che la cometa era a forma di paperella e il robot Philae ha trovato acqua ma non quella della terra, era molto più pesante e quindi il mistero è rimasto. Artemis invece è un programma che ha in se tante cose, tra cui costruire il Lunar Gateway per cui coopera anche l’Esa ed è una stazione spaziale intorno alla luna, con cui si vuole imparare a vivere nelle spazio, andare sulla luna quindi per rimanere più tempo. E l’idea è quella di avere la prima donna a scendere sulla luna nel 2024, è la prossima grande impresa”. 

Astronauti Esa 2009 (ESA)

L’amministrazione Obama ha consentito di far entrare in modo formale i privati nelle esplorazioni spaziali, incoraggiando la Nasa a dare spazio ai privati, e avere  astronauti nello spazio al di là dell’orbita bassa, e ha cambiato con un atto legislativo il paradigma dell’esplorazione spaziale. Oggi infatti i privati investono a fianco delle istituzioni.  Il fascino dell’impresa spaziale quindi si scontra con la competizione e il valore economico?

“ Ora sono sempre più gli attori privati, nel 2010 con la legislazione bipartisan Obama trasformò l’ecosistema e la Nasa diventò client e non più customer, quindi oggi per andare sulla stazione spaziale la Nasa prende i razzi Falcon come prenderebbe un taxi, non è lei proprietaria e questo è stata una rivoluzione pazzesca. Non è solo un fatto di business ma anche partecipare a un’avventura di ispirazione globale”. 

L’emergenza  planetaria che stiamo vivendo ha riportato la scienza in primo piano, sono le competenze scientifiche che ci stanno permettendo di uscire dalla crisi. La ricerca spaziale sta contribuendo in qualche modo con le proprie risorse a fronteggiare la pandemia in corso? 

“Si abbiamo una serie di iniziative e lo spazio ha continuato ad andare avanti utilizzando le tecnologie spaziali per supportare gli sforzi mondiali di lotta alla malattia, l’Esa ha chiamato esperti di geopolitica, psicologi, medici e ci sono seminari interattivi per azioni future. I satelliti di osservazione della terra hanno contribuito a monitorare anche lo sviluppo dell’impatto del lockdown, usando parametri ambientali. C’è stato un grande uso dell’infrastruttura spaziale”. 

La maggior parte delle persone si sente inadeguata di fronte a numeri e grafici, eppure la matematica aiuta a vivere, è il linguaggio dell’universo. Studiare la matematica ti sottopone di continuo al principio, causa-effetto, quindi emotivamente ti permette di comprendere che le cose che si fanno e si dicono hanno delle conseguenze. È rivoluzionaria. Per studiare la matematica non bisogna essere portati, anche quando si studia l’italiano spesso non si capiscono la maggior parte delle parole eppure fanno meno paura dell’incomprensione dei numeri. La matematica va insegnata nel tempo e nello spazio, ma spesso non lo si fa. Questo è un difetto imperdonabile, che porta un senso di repulsione nei confronti di tale materia tra i banchi di scuola?

“Secondo Dehaene, figura prominente nel campo delle scienze cognitive, tutti abbiamo un “ senso dei numeri” e la possibilità di raggiungere risultati eccellenti o pessimi dipenderà dall’amore, o dalla diffidenza, per questa materia indotta prestissimo nei bambini dall’ambiente in cui sono immersi. I bambini e le bambine che si convincono di “ non essere portati” sono espressione di un fallimento pedagogico e di stereotipi familiari e sociali. E questo non possiamo più permettercelo. Se pensano di non essere portati è nostro dovere “ portarceli. Una più grande inclusione nella matematica equivale a una democrazia più solida, un’economia più forte, meno disuguaglianze, e tante opportunità, reali e più giuste, di prepararsi al futuro prima che accada. Potrebbe essere questa la formula per la ripresa. Una più grande inclusione nella matematica equivale a una democrazia più solida, un’economia più forte, meno disuguaglianze, e tante opportunità, reali e più giuste, di prepararsi al futuro prima che accada”. 

La prima astronauta statunitense a raggiungere lo spazio, Sally Ride (Wikimedia)

Nel 1983, Sally Ride è stata la prima donna astronauta a effettuare un volo spaziale. Nel 2014 finalmente è stato il turno della prima astronauta italiana, Samantha Cristoforetti. Sono poche le donne di scienza, è una professione che lamenta ancora lo squilibrio di genere. Con quali parole motiverebbe una giovane ragazza che vuole intraprendere una carriera spaziale in un campo STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) ?

“Motiverei le mamme e i papà a non permettere in nessun modo che le proprie figlie vengano lasciate fuori dalla matematica già dalle elementari, perché è li che si costruisce l’identità STEM, dopo è troppo tardi. Alle ragazze invece dico che la vera strada dell’empowerment, cioè per essere protagoniste in quei luoghi dove si immagina e si rende possibile il futuro e contribuire alle sfide del domani che sia la pace, la povertà, il cambiamento climatico, l’energia, un mondo migliore, passano tutte per le STEM. Sono i settori dove c’è la possibilità di dare un contributo e sono mondi dove si va dove non si è ancora stati. Passare dall’ignoranza alla conoscenza è l’emozione più grande”.

Alza gli occhi, guarda il cielo stellato e cosa augura ai migliaia di canditati della prossima selezione? 

“ Gli auguro di mantenere questa tensione verso le stelle, questa voglia di raggiungerle e questo desiderio di far parte di qualcosa di più grande di noi”. 

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