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Variante covid, difese dal vaccino e la mutazione brasiliana con i rischi sui giovani

Uno studio condotto in Brasile ha mostrato che la variante P.1 è divenuta quasi endemica con diffusione superiore al 70%

Ottobre 2020, Murales a New York al tempo della pandemia Covid-19 (Foto di Terry W. Sanders)

Gli sforzi della ricerca scientifica mondiale hanno portato a una crescente mole di dati riguardanti la struttura del virione del nuovo coronavirus nonché ad una migliore comprensione della fisiopatologia dell’infezione.

Ciononostante, il progredire della pandemia rende necessaria la continua ricerca di nuove e più efficienti strategie per contrastarlo.

Ribadiamo il concetto che il Sars-CoV-2, come ogni altro virus a RNA, muta. La mutazione è un processo normale che si verifica durante la replicazione del patogeno nelle nostre cellule e, nella maggioranza dei casi, non implica alcun impatto significativo. Dalle mutazioni derivano le varianti, che ad oggi, anche se non apportano modifiche nella diagnosi e nella terapia, continuano a destare preoccupazione per la maggiore capacità di diffondere l’infezione.

Image Pixabay

La variante inglese, il ceppo B.1.1.7 ora ha praticamente spazzato il ceppo che abbiamo conosciuto a dicembre 2019. Gli scienziati hanno anche identificato la variante sudafricana, forse associata a una carica virale più elevata con conseguente maggiore trasmissibilità e la variante brasiliana, più insidiosa. Uno studio condotto in Brasile ha mostrato che la variante P.1 è divenuta quasi endemica con diffusione superiore al 70%. Si parla di un incremento di decessi anche in pazienti di età compresa tra i 20 e 29 anni. Senza misure di contenimento, il virus replica più facilmente mutando in ogni parte del mondo per cui è necessario accelerare la campagna di immunizzazione.

La vaccinazione, le mascherine, il distanziamento e la responsabilità personale costituiscono l’unica arma che abbiamo.

Quanto ci proteggeranno gli anticorpi generati dopo la vaccinazione ancora non lo sappiamo, dal momento che è la variabilità inter individuale a determinare la quantità e la durata degli anticorpi per ciascun individuo. La cinetica anticorpale della infezione Covid-19 non è ancora del tutto caratterizzata, parliamo pur sempre di malattia giovane. Quindi non sappiamo, ad oggi, se e quando dovremo sottoporci anche in un secondo tempo alla vaccinazione.

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